LA STAMPA: “Pedote, il velista meticoloso contro il paradosso della modernità”

La Stampa - Intervista di Fabio Pozzo

“PER LA PREPARAZIONE DI UNA REGATA IN IMOCA LA PREPARAZIONE CONTA PIÙ DEL 50%. LA VELOCITÀ TI RENDE INTELLIGENTE. PER ME ESSERE AL VENDEE GLOBE È UN SOGNO. INIZIAMO CON PRYSMIAN GROUP, BARCA DOTATA DI FOIL E PER LA PRIMA VOLTA È TANTO . IL NOSTRO È UN PROGETTO SOLIDO.” Di Fabio Pozzo.


Giancarlo, arrivato dalla Vendée Arctique Les Sables d’Olonne fa un debriefing con Fabio Pozzo. Emerge il paradosso della modernità: “Se ti si rompe un foil puoi continuare a navigare, corri meno ma navighi. Se perdi una vela è un casino, ma puoi continuare a navigare. Se invece c’è qualcosa che non va nel sistema elettronico, allora sono guai”.

Leggi l’intervista integrale su La Stampa.


Chi è Fabio Pozzo?

Fabio Pozzo, genovese (nato a Recco), giornalista della Stampa presso la redazione centrale di Torino, segue da sempre i temi legati al mare, dall’industria nautica allo shipping, dalla storia della navigazione alla vela e alle grandi regate. Fabio Pozzo è anche scrittore di numerosi libri su velisti e navigatori italiani.

 

SOCIETÀ E RISCHIO: “Vela o azienda un simile approccio al rischio”

Giancarlo Pedote per Società e Rischio

“NELLA PREPARAZIONE LE MIE AZIONI RISPONDONO AL CRITERIO DI TROVARE UN EQUILIBRIO TRA PERFORMANCE DELLA BARCA E AFFIDABILITÀ. COME PRIMA PARTECIPAZIONE, IL MIO OBIETTIVO È TERMINARE LA GARA, QUINDI SCELGO DI PREDILIGERE LA RESISTENZA PIUTTOSTO CHE LA VELOCITÀ. COME PER LE IMPRESE, IL VIAGGIO VA AFFRONTATO NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE IL RISCHIO NON È COMPLETAMENTE PREVEDIBILE.”

Di Maria Moro


Il webinar, organizzato da Anra, ha avuto come protagonista Giancarlo. Vi è stato un interessante confronto e parallelismo nel valutare i rischi di un nuovo progetto tra vela e imprese. Lo skipper di Prysmian Group ha raccontato come si sta  preparando alla prossima Vendée Globe, un giro del mondo in solitario che lo impegnerà per due mesi. Il conseguimento di un obiettivo è frutto di strumentazione adeguata e di un attento studio delle situazioni finalizzato a gestire le performance. Un impegno tanto più lungo – anche qualche anno – quanto più difficile è l’avventura che ci si prepara a vivere. Un viaggio che va progettato e pianificato nei particolari e di cui è necessario prendere in considerazione ogni incognita e ogni possibile soluzione.

Leggi l’intervista sul sito Società e Rischio.

Ora sono qui – Progetto Gallimard

Il futuro è qui, ora.

Il rumore dell’acqua che sbatte contro la barca, ascoltato dalla pancia della barca, è assordante. Si unisce a tanti altri rumori, colpi, strusci, scricchiolii, come il peggiore degli strumenti musicali di un’orchestra di musicisti che fanno a gara per chi disturba di più.

Con il tempo mi sono abituato a questi rumori. Mi parlano. Mi dicono se la barca sta bene, se le vele sono regolate bene.

Mi sono abituato a ignorare i rumori che possono ignorare e ascoltare solo gli altri.

Per fortuna, per sopravvivenza, altrimenti non potrei pensare, riflettere.

 

Questi IMOCA sono delle macchine da guerra, progettare per andare veloci.

Non gli importa se sei dentro di loro.

 

Sono al carteggio, che qui si fa con un computer. Qui dentro tutto è attaccato con viti, scretch, supporti. E anche io mi devo tenere.

 

Mi sono abituato anche a questo.

Per fortuna, per sopravvivenza.

 

Rotta a 154°. Il mare è mosso. Un flusso depressionario sta attraversando la nostra zona di navigazione. Litigano, il mare e le nuvole. E la barca se la ride, surfando, dimenticandosi che sono dentro di lei. Tanto lei è sicura. E lo sono anche io.

 

È una buona barca. Mi fido di lei.

 

Esco.

 

Il rumore dell’acqua che sbatte contro la barca, ascoltato fuori dalla pancia della barca, è freddo.

L’acqua si rompe in mille gocce che fanno male. Sono fredde, fa freddo.

 

Abbiamo scelto la nostra rotta, barca del mio cuore. Devo metterti in assetto a dovere. Ti cambio vela. Devo fare in fretta. I passaggi sono ben organizzati nella mia mente: un elenco da percorrere con forza e velocità.

 

Con questa nuova configurazione di vele saremo più efficaci

I miei figli mi aspettano, vai veloce, vai veloce!

 

Guardo gli strumenti: 29 nodi. Veloci, ma non abbastanza per rincorrere il tempo e arrivare alla meta, che sembra non arrivare mai, nonostante la velocità o l’illusione di essa.

 

La mia mente vorrebbe che il tempo passasse veloce e eccitata inizia ad andare veloce, supera il presente, si proietta nel futuro… vedo il mio rientro al pontile, vedo l’abbraccio alla mia famiglia, vedo il silenzio.

 

Mi distraggo, un errore: il tempo guadagnato adesso lo devo restituire.

 

Piano mente, rallenta.

 

Devo tornare al presente.

 

Un respiro.

 

Un altro respiro.

 

Riordino il pozzetto, controllo che tutto sia in ordine: su queste imbarcazioni gli errori si pagano cari.

 

Il corpo va deciso, insieme alla mente, perfettamente sul ritmo di un rock-and-roll danzato con la barca. Né troppo veloce, né troppo lento. E il tempo è riempito perfettamente.

 

Ora sono qui. Sono nel qui e ora.

 

Sono in barca, sto facendo una regata. I miei figli qui, ora. Loro sono nel presente, Io sono nel presente.

Il futuro (o la mia immaginazione di esso) è qui, ora, attraverso aspettative che così si trasformano in motivazioni da utilizzare qui, ora.

 


 

Il passato è qui, ora.

 

Sono immobile. Non posso muovermi. Se mi muovo il mio corpo percepisce il calore. Abbiamo studiato a lungo un sistema per riuscire a riposare bene: un puff impermeabile pieno di biglie di polistirolo, riesco ad adattarla ai minuscoli spazi di questo Mini.

 

La mia prima barca… Che adesso non avanza. È immobile come me. Aspettiamo il vento, una nuvola che lo generi. Tutto è pronto per sfruttare il primo alito di vento.

 

Ma il vento non arriva.

 

In questa immobilità la mente si ribella. Vorrebbe che il tempo passasse veloce, vorrebbe spingere la barca. Immagina gli altri che vanno veloci. Io non so dove siano gli altri, sul Mini non si può sapere. Non so se gli altri vanno veloci. So che io sono lento. La barca è lenta.

 

Frustrata, la mente inizia a indugiare su vecchi pensieri, vecchie emozioni… si fa catturare dal passato.

 

Non sono più qui.

 

Sono in biblioteca a scrivere il mio primo libro. Scrivo, leggo, correggo.. sperando di poter un giorno avere una barca e uno sponsor, questa barca e questo sponsor, che mi permettono di navigare veloce.

 

Sono sul Jacaranda a togliere il gasolio dalla sala macchine, sentendo i rumori di una barca che non è mia e di cui devo prendermi cura per ancora 5 giorni, sognando di poter un giorno avere una barca, da regata, e poter navigare veloce.

 

Sono a Le Havre. Sto pulendo il ponte di un open 50, alzo la testa e vedo attorno a me altre barche che tra 6 giorni partiranno per il Brasile. E sogno un giorno di essere tra loro, e poter navigare veloce.

 

La vita che mi ha portato qui, spinta del desiderio di poter navigare veloce, adesso mi guarda beffarda immobile ad aspettare con la mente che corre veloce nelle valli del passato.

 

Un rumore.

 

La vela parla, mi chiama: c’è del vento !

 

Mi porta al presente, mi lancia una cima e mi trascina di nuovo qui, ora. Qui c’è qualcosa. Ora c’è qualcosa.

 

Esco, regolo la randa e la vela di prua.

 

Mi guardo intorno.

 

Qui c’è qualcosa, ora c’è qualcosa. L’oceano, l’orizzonte.

 

Ora sono qui. Sono qui, ora.

 

Sono in barca, sto facendo una regata. I libri sono nel mio presente, il Jacaranda è nel presente, il mio passato è nel presente. Qui, ora.

 


 

Il presente è tutto ciò che abbiamo. Il passato non esiste, se non nelle esperienze fatte.

Il futuro non esiste, se non nella motivazione.

 

Troppo spesso la mente vuole comandare il ritmo del tempo: vuole farlo andare veloce per far diventare il presente, passato; vuole farlo andare lento per NON far diventare il presente, passato. Vuole vivere il futuro, non vuole viverlo…

 

Non è possibile fare andare il tempo più o meno veloce. Puoi solo fare più o meno cose in uno stesso tempo. Ma in entrambi i casi il rischio è quello di perdersi il qui, ora perché  catturati dal ricordo del passato o persi nell’illusione del futuro.

 

È un peccato, perché a dispetto di ciò che crede la nostra mente, o ciò che vuole farci credere, tutto vive qui, ora.

Vendée Arctique Les Sables d’Olonne: il diario giornaliero della regata

Vendée Arctique Les Sables d'Olonne

Domenica 5 luglio

Le prime 24 ore

Sono trascorse già 24 ore da quando gli IMOCA in corsa per la regata Vendée Arctique Les Sables d’Olonne hanno tagliato la linea di partenza. Le imbarcazioni stanno navigando sulla punta della Bretagna, verso il primo obiettivo, il waypoint a sud dell’Islanda. Contattato questa mattina dal suo team tecnico, Giancarlo, skipper di Prysmian Group e della ONG Electriciens sans frontières si è dichiarato soddisfatto delle prime ore in navigazione.

« A bordo va tutto bene, sono felice di essere di nuovo in mare e mi sto adattando velocemente alle condizioni meteorologiche. Lo stato del mare non era poi così complesso da affrontare, ora mi sto adoperando per far correre la barca e restare in contatto con i miei avversari. Dal punto di vista psicologico, mi concentro per trovare un buon ritmo di vita a bordo per mantenere buone performance nel corso di tutta la prova. »
La cartografia di lunedì 5 luglio mattina

Lunedì 6 luglio

Qualche problema di elettronica a bordo di Prysmian Group: lo skipper ed il team stanno cercando una rapida soluzione

Da venerdì scorso gli strumenti di bordo hanno avuto dei problemi di funzionamento ed indicano informazioni contrastanti. In particolare il malfunzionamento riguarda l’AIS che permette di tracciare la posizione delle altre imbarcazioni in corsa e delle unità in navigazione in generale, il GPS che indica la cartografia dell’area di navigazione con la posizione dell’imbarcazione e i piloti automatici che in una navigazione in solitario sono indispensabili sostituendo lo skipper nella conduzione della barca nei momenti di riposo, durante lo studio della meteorologia e della rotta e durante i cambi vele.
 
Il Team Prysmian Group ha subito iniziato a cercare delle soluzioni attraverso gli esperti a terra per resettare il sistema e farlo funzionare correttamente.
 
Il problema al GPS è stato risolto e gli errori dell’AIS sono in via di risoluzione. Per i piloti automatici, invece, il problema persiste ma si cerca al più presto di ripristinarli perché la barca nelle prossime ore entrerà in una zona di forti venti portanti e quindi accelererà sollecitando maggiormente il timone.
Giancarlo mantiene la sua attitudine positiva.
Foto da bordo

Martedì 7 luglio

Aggiornamento meteo dal fronte Nord Atlantico

Dopo la depressione L3 che all’inzio della prova la flotta ha dovuto attraversare, la situazione meteorologica si è ulteriormente complicata. I partecipanti alla Vendée Arctique Les Sables d’Olonne stanno affrontando una zona di alta pressione con venti irregolari. La boa COI – Unesco si fa desiderare.

I navigatori in testa alla flotta hanno affrontato la depressione L2 sul lato Ovest, sfruttando correnti d’aria favorevoli. Questa mattina hanno attraversato una piccola area di calma nell’asse di questa depressione prima di ritrovare un flusso sostenuto da nord-est. Per loro, l’obiettivo è guadagnare miglia verso Ovest prima del prossimo salto di vento sulla dorsale atlantica, che permetterà loro di approcciarsi alla boa COI-Unesco da Sud.

Zone di transizione

Il gruppo centrale della flotta, in cui si trova anche Giancarlo, li ha seguiti, per attraversare l’asse della depressione verso metà giornata cercando di non essere troppo rallentati da zone di cali di vento. Un tragitto verso Ovest permetterà a lui e gli altri skipper di guadagnare miglia sfruttando il vento.

Nel Nord Atlantico, la situazione meteorologica cambia rapidamente. Quindi i navigatori dovranno studiare molto bene la strategia per posizionarsi al meglio, un piccolo errore in questa situazione può costare caro.

La cartografia di lunedì 7 luglio mattina


Mercoledì 8 luglio

Gli skipper della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne a confronto con il freddo del Nord Atlantico; il Comitato di regata ha spostato la posizione della boa Gallimard

Mentre la flotta continuava a navigare verso Ovest, in condizioni di venti moderati al mattino e in calo nel pomeriggio, i primi due IMOCA in testa alla flotta, Charal e Apivia hanno virato per primi sfruttando il salto di vento atteso sulla dorsale atlantica. Ogni skipper della flotta che naviga in una zona anticilonica di vento leggero che sta girando ad Ovest, sta aspettando il suo turno per iniziare a poter fare rotta Nord.

Nel suo messaggio a terra, Giancarlo racconta le sue impressioni e la vita di bordo nel corso del quarto giorno di navigazione:

« Tutto bene a bordo di Prysmian Group. Ho passato una notte piuttosto movimentata per le molte regolazioni necessarie a causa delle variazioni del vento, soprattutto in termini di intensità. Ma manovrare mi ha aiutato ad affrontare il freddo che inizia ad essere pungente soprattutto di notte. Giunti a circa 440 miglia dalla costa sud dell’Islanda il freddo si fa sentire. 

Stiamo navigando in un regime anticiclonico e l’aria è piuttosto densa, compatta e molto fredda. In cielo spesso incontriamo una nebbiolina di pioggia sottile. In queste condizioni ho l’occasione di testare tutti gli indumenti forniti da Helly Hansen, sponsor tecnico del progetto, per affrontare il freddo. 

Ci avviciniamo lentamente al waypoint COI – Unesco: mancano 320 miglia dalla nostra posizione attule (14:30 ora Europa) per arrivare a questo traguardo Nord che per me costituisce una vera conquista e scoperta, non avendo navigato in precedenza a queste latitudini. Un bellissimo viaggio, una bellissima esperienza, una bellissima regata. 

Mancano 4 mesi esatti alla partenza del Vendée Globe ed ora che sono in navigazione capisco ancora di più il valore sportivo ma anche umano di partecipare alla Vendée Arctique Les Sables d’Olonne, un primo passo verso il mio primo Everest dei mari».

Nel frattempo il Comitato di regata ha deciso di riposizionare la boa Gallimard, il secondo waypoint, a 46°20N – 015°W, quindi leggermente sotto la latitudine di Les Sables d’Olonne e a 400 miglia dalla costa atlantica. La volontà dell’Organizzazione è chiara: permettere a tutti di finire la regata, così importante per la qualifica di alcuni skipper al prossimo Vendée Globe.

Il secondo waypoint era posizionato proprio nel centro nevralgico dell’anticiclone sulle Azzorre. Questo passaggio avrebbe costretto la flotta ad entrare (e fermarsi) nella zona di bonaccia e le ultime barche della flotta sarebbero state penalizzate e quasi sicuramente non avrebbero concluso la prova. Il percorso originale viene decurtato e passa da 3566 miglia nautiche di rotta teorica a 2807 miglia ma si stima che i tempi di percorrenza saranno simili.

Jacques Caraës, Presidente del Comitato di regata della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne  ha dichiarato :  « Spostare la boa ci permetterà di mantenere il formato originale a cui si era pensato di una regata di 10-15 giorni circa. La flotta si sta compattando e le imbarcazioni in coda alla flotta stanno raggiungendo i leader. Potrebbe esserci un ribaltamento delle posizioni in classifica e sicuramente una dura lotta tra i concorrenti. Stimiamo che tutti potrebbero arrivare in distanza e tempi ravvicinati, circa trenta ore di intervallo tra il primo e l’ultimo.

La prima parte della regata non è stata facile per gli skipper degli IMOCA in gara e la situazione si presenterà complessa anche tornando verso Sud. Quando si naviga da Nord a Sud si attraversano i sistemi meteorologici, piuttosto che accompagnarli: depressioni, venti sostenuti o leggeri, insomma un quadro meteorologico che permettere di giocare sulla strategia e sulle performance nelle diverse andature. Ne è la prova il fatto che gli IMOCA senza foil sono ancora in gioco: se non c’è abbastanza vento per volare, gli Open 60’ di ultima generazione sono svantaggiati con tante appendici in mare che creano attrito. È difficile prevedere chi salirà sul podio, i giochi sono ancora aperti! ».

Il nuovo percorso.

 


Giovedì 9 luglio

È il giorno del giro di Boa: gli skipper della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne stanno contornando il waypoint COI-UNESCO.

I primi skipper della flotta hanno aggirato il punto “UNESCO”, il punto più a nord del percorso di questa regata, questa mattina a partire dalle 11.40, con un leggero vento da Nord-Ovest. Il vento dovrebbe via via girare e segnare il passaggio al punto UNESCO soffiando da Sud-Ovest con maggiore intensità, e questo potrebbe segnare un raggruppamento della flotta.

Le depressioni continuano rimontare verso l’Islanda e più a Sud la flotta dovrà confrontarsi con il passaggio della depressione L4 (la quarta depressione dall’inizio della regata). A nord della depressione il vento proviene da Nord-Est e gira a Sud-Ovest nel suo sud: questo passaggio dovrà essere raggiunto il prima possibile, senza però allungare troppo il percorso. Un nuovo esercizio di navigazione che richiederà ancora grande attenzione da parte degli skipper e molto tempo al tavolo delle carte per analizzare le traiettorie e i file meteorologici.

Le condizioni alla fine dipenderanno dallo spostamento delle cellule anticicloniche. Il primo skipper dovrebbe raggiungere Les Sables D’Olonne martedì sera 14 luglio.

Previsione inviata da Christian Dumard

Previsione inviata dal meteorologo Christian Dumard

Giancarlo nel suo messaggio della mattina ha dichiarato:

« Le condizioni del mare durante la scorsa notte sono state buone e le temperature non molto rigide. L’andatura era piacevole nonostante il vento fosse instabile, con varie oscillazioni di direzioni che mi hanno costretto a manovrare e restare molto concentrato per far navigare al meglio Prysmian Group. 

Il morale è alto, siamo a 70 miglia dal primo waypoint COI -Unesco per poi scendere di nuovo a sud verso la boa Gallimard. La regata è ancora tutta da scrivere! ».

 


Venerdì 10 luglio

Rallentamento e probabili ingorghi sulla strada verso sud … I sistemi meteorologici si susseguono rapidamente e non danno tregua ai 17 skipper che si dirigono dritti verso un’area di venti leggeri.

Oggi, il gruppo leader della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne dovrà confrontarsi con una dorsale anticiclonica e dovranno cercare di realizzare una rotta ad “ala di gabbiano” per attraversarla e cercare il vento da Sud-Est nel sud dell’anticiclone.

Appena usciti dalla zona di calma, dovranno riposizionarsi per aggirare, sabato, la depressione L4. Un buon posizionamento all’uscita di questa depressione consentirebbe loro di effettuare un percorso diretto verso la boa di Gallimard.

Un venerdì decisivo

Venerdì sarà il giorno della scelta. Il posizionamento sulla dorsale detterà in parte il modo in cui potrebbero aggirare la depressione sabato e quindi la traiettoria finale del percorso. A volte un percorso più lungo può portare a guadagni successivi.

Sono in un posto magico!

« Andare a Nord per scendere, adesso, completamente a Sud; è strano. Le ultime 24 ore sono state segnate dal passaggio del punto UNESCO, che non è stato il più semplice. Il vento si è preso gioco di me cambiando direzione proprio all’avvicinarsi della boa, costringendomi a rimanere molto concentrato con venti di oltre 20/25 nodi! Mentre stavo girando la boa, la barca asi è sdraiata completamente a causa di una forte raffica, ma fortunatamente nessuna conseguenza.

Nelle ultime ore mi sono diretto a Sud, verso il sole e la boa Gallimard! Piano piano potremo iniziare a togliere alcuni strati di vestiti. Il sistema meteorologico è abbastanza buono per il gruppo nel quale navigo. I primi della flotta stanno iniziando a rallentare e avremo un angolo del vento migliore, che potrà permetterci di scendere con una rotta più diretta.

Il divario con i primi potrebbe quindi diminuire nelle prossime 24 ore », ha dichiarato Giancarlo, questa mattina.

Previsione inviata dal meteorologo Christian Dumard

Foto da bordo.

 


Sabato 11 luglio

Giancarlo sta navigando in condizioni del vento sostenuto, dopo il passaggio della dorsale. Ora sarà decisiva la scelta di virare al momento giusto per agganciare il salto di vento a Sud-Ovest che accompagnerà la flotta dritto verso l’arrivo ad Est!

Il gruppo leader della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne virerà a metà giornata in un piccolo fronte da Nord-Est della depressione L4. Passato questo fronte si attende invece un salto di vento a Sud-Ovest che permetterà ai concorrenti di fare rotta diretta verso il waypoint Gallimard, che dovrebbe essere raggiunto dai primi nelle prossime 48 ore.

La strategia d’uscita dal fronte sarà importante: in base alle condizioni meteo attuali più le imbarcazioni saranno a Sud, migliore sarà l’angolo del vento. Ma aumenterà il rischio di incontrare sulla rotta diretta zone di vento leggero, soprattutto nel corso di domenica. Trovare un punto d’equilibrio sarà difficile ma essenziale per il risultato finale. Nel dubbio, le tre barche in testa alla flotta si sono avvicinate per seguire una scelta omogenea e minimizzare il rischio di restare indietro.

La depressione si sposta verso Est quindi gli inseguitori saranno avvantaggiato e potranno fare una rotta quasi diretta, attraversando il fronte più ad Est.

Secondo le previsioni i primi a doppiare il waypoint Gallimard troveranno venti leggeri e variabili. Bisognerà attendere che l’anticiclone si riformi nella serata del 13 luglio per vedere gli IMOCA volare verso l’arrivo in un flusso d’aria sostentuto da Nord. Quindi ci sarà al secondo waypoint un ulteriore possibile ribaltamento nella classifica.

Giancarlo si sta impegnando al massimo per sfruttare questa opportunità strategica ma soprattutto per testare tutti gli assetti in vista del giro del mondo.

Foto da bordo.

 


Domenica 12 luglio

La flotta della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne navigherà nel corso di tutta la domenica con un vento da Sud Ovest tra 10-15 nodi.

Ma l’intensità dei flussi d’aria diminuirà progressivamente avvicinandosi al waypoint Gallimard per la presenza di una dorsale anticiclonica. Assisteremo quindi ad un nuovo raggruppamento della prima metà della flotta.

Un piccolo fronte freddo atteso durante la notte tra lunedì e martedì riporterà condizioni ottimali per far volare di nuovo gli IMOCA a foil. Il vento girerà da Nord-Ovest e poi da Nord dopo il passaggio del fronte con un anticiclone che si riforma al Nord delle Azzorre.

Il vento rinforzerà prima ad Ovest mentre il gruppo di testa sarà frenato da un vento più leggero verso Les Sables d’Olonne. Si prevede una battaglia molto serrata per la vittoria a causa delle condizioni di poco vento proprio sulla linea d’arrivo.

Previsioni meteo Squid.

 

« Notte piuttosto complessa a bordo di Prysmian Group, poiché il vento era piuttosto instabile ed esattamente nella transizione “foil / no foil”. Alla barca mancavano quei due nodi di velocità affinchè potesse volare ed è stato un po’ estenuante dal punto di vista di stress da gestire poiché, nonostante le tante regolazioni, non riuscivo a portare la barca sui foil » ha dichiarato Giancarlo in un messaggio da bordo, spiegando così l’andatura rallentata a causa dell’attrito delle appendici nell’acqua, che si genera quando la barca non riesce a volare.

« Ora il vento è aumentato di qualche nodo, la barca scivola bene con una velocità di circa 15 nodi, che è quello che cercavo e che ci conviene per le performance ».

 


Lunedì 13 luglio

Durante la notte, sfruttando al meglio la meteorologia, Giancarlo ha superato due avversari e la sua corsa non si ferma. A circa 60 miglia dalla boa Gallimard e 610 miglia all’arrivo della Vendée Arctique Les Sables d’Olonnes Prysmian Group naviga in 10 nodi di vento.

Raggiunto dall’organizzazione nelle prime ore del mattino, intorno alle 5:00, Giancarlo ha fatto il primo bilancio di questa intensa regata.

« Le condizioni sono magnifiche, il mare è piatto e con 15 nodi di vento la barca fila rapida, è molto piacevole. Non fa più freddo, guardo la latitudine e cerco dei punti di riferimento sulla costa. Stiamo scendendo bene verso sud, quindi ritroviamo un clima estivo. Ero ben equipaggiato per il Nord, ho portato tutto il vestiario che vorrei portare al Vendée Globe. Ma è vero che bisogna abituarsi e verificare in navigazione, ad esempio mettere la scaldina prima di dormire per non svegliarsi congelati. Quando ti capita la prima volta, non ti fai sorprendere una seconda! 

Mi sento bene, riesco a rispettare i turni che mi sono proposto per dormire. Ora desidero correre veloce verso il waypoint Gallimard e lottare nell’ultima parte del percorso. Durante le prime 48 ore di regata ho avuto dei problemi all’elettronica ed è stato faticoso rientrare nella regata visto che passavo molto tempo per trovare ed aggiustare un falso contatto. Ma dopo due giorni tutto si è risolto e una volta risolto il problema, mi sono gettato a capofitto nella regata!

Comunque questa regata è una follia, non è una competizione in IMOCA ma in Figaro! Ci incrociamo regolarmente, ho visto Maxime Sorel ieri a fine giornata e Kojiro Shiraishi l’altro giorno.

Cerco le regolazioni migliori per far andare il più veloce possibile Prysmian Group e recuperare le miglia perdute. Una volta fatto, mi sentirò soddisfatto del mio lavoro! Arriverò al waypoint Gallimard tra 10-12 ore, dipende dai cali di vento. Secondo le previsioni il vento girerà a Nord-Ovest e poi a Nord e rinforzerà intorno ai 15 nodi quindi c’è la possibilità di recuperare. 

Sono partito con la barca quasi in configurazione Vendée Globe. Ho portato molto cibo, molti vestiti e molti sacchi per allenarmi al (matossage).

Per me questa regata era un test per non trovarmi il giorno della partenza del Vendée Globe tanti assetti nuovi che non so ancora gestire. Ci sono ancora dei punti da migliorare ma quello non finisce mai! Si trovano sempre cose da cambiare ma saprò mettermi dei limiti ».

Giancarlo incrocia dei concorrenti alla #VendéeArctique

 


Martedì 14 luglio

Le ultime miglia della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne non sono semplici. Il fronte che accompagna gli skipper in mare genera venti instabili di circa 15 nodi da Ovest. È necessario gestire le regolazioni, restare al timone per mantenere la giusta angolazione …

La testa della flotta sta giocando a gatto e topo con un fronte che li ha raggiunti la sera del 13 luglio e che sta rallentando via via che si avvicina alla costa della Bretagna. I venti in cui navigano i primi della flotta sono moderati, e più orientati a Ovest, una direzione meno favorevole. Se supereranno queste condizioni alla fine del pomeriggio, potrebbero tagliare il traguardo questa sera alle 22:00 con vento da Nord-Ovest. Se il vento diminuisce, l’intero gruppo di testa potrebbe rallentare e potremmo assistere a un arrivo di gruppo poco dopo mezzanotte, l’orario previsto per il passaggio del fronte su Les Sables d’Olonne.

Notte complicata a bordo di Prysmian Group

« La barca va veloce, ma sbatte sulle onde. La notte non è stata piacevole ma era necessario tenere il passo con gli altri skipper. I due autopiloti sono saltati, uno dopo l’altro e nel bel mezzo della notte mi sono ritrovato a dover utilizzare il pilota di riserva, che lavora solo in modalità bussola e non tiene conto delle variazioni del vento. Ho cercato di trovare una soluzione e fortunatamente, da mezzogiorno, la barca è tornata completamente operativa. Adesso linea dritta fino al traguardo! Sono davvero contento. Ho combattuto, non è stato semplice. Ma sono contento ». L’ETA don l’arrivo tra le 3 e le 4 del mattino…

Foto da bordo

 


Mercoledì 15 luglio

Giancarlo ha tagliato il traguardo della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne stanotte all’ 1:50. Lo skipper italiano, con una rimonta di quattro posizioni nella fase finale della regata, ha chiuso la prova in ottavo posto. Dieci giorni nel Nord Atlantico sono stati una buona prova generale per il Vendée Globe, giro del mondo in solitario cha partirà l’8 novembre. Questa regata inoltre è stata la prima occasione per promuovere il progetto solidale « 1clic = 1m » per aiutare gli abitanti della Dominica a ritrovare l’autosufficienza nella fornitura dell’elettricità per la popolazione, compromessa a causa dell’uragano Maria.


Conoscenza della barca e test degli impianti : bilancio positivo !

Alla partenza della Vendée Arctique Les Sables d’Olonne, sabato 4 luglio, Giancarlo raccontava che il suo obiettivo principale era quello di testare il maggior numero di elementi in vista del Vendée Globe. Ora è tempo di bilanci :

« Ho avuto qualche problema agli impianti informatici ed elettronici, legati alle condizioni del mare parecchio complicate nell’andatura di bolina. I colpi della barca sulle onde provocavano il malfunzionamento dei piloti automatici – indispensabili per la navigazione in solitario. Mentre, ho testato positivamente tutti i sistemi di comunicazione Certus, Irridium e gli strumenti per la navigazione, essenziali su un imbarcazione che tra qualche mese dovrà affrontare un giro del mondo. »

 Oltre alle verifiche degli impianti tecnici e del materiale indispensabile a bordo, Giancarlo voleva aumentare la sintonia con la barca su cui dovrà trascorrere più di tre mesi durante il giro del mondo.  

« La barca ed io siamo un binomio vincente. Durante questa regata ho incominciato ad avere i miei automatismi e a bosrdo mi sento come nel salotto di casa mia. È piacevole ! Le barche a foil sono dure ma inizio a capirle sempre di più. So quando la barca mi chiede più potenza e quando è il caso di rallentare.»

Una bella rimonta nel finale

« I problemi all’elettronica che ho avuto inizialmente sono stati un freno reale alle performance. Ma nel corso della regata la mia conoscenza della barca è aumentata e migliorata. In quattro giorni, ho superato quattro dei miei avversari: è stato incoraggiante e stimolante al contempo. Grazie ad una buona strategia e un piccolo cambio della meteorologia a fine regata ho avuto veramente la possibilità di liberare la potenza dell’IMOCA. » Ha commentato lo skipper di Prysmian Group all’arrivo.

L’iniziativa solidale : 1 clic = 1 m, il successo più importante

Per Giancarlo e il suo team, navigare sugli IMOCA e partecipare ad eventi sportivi internazionali deve avere non solo uno scopo sportivo ma anche e soprattutto “solidale”. Nel corso del mese di luglio, in accordo con Electriciens sans frontières e Prysmian Group, partner di Giancarlo, si è deciso di evidenziare e promuovere un progetto per raccogliere i cavi elettrici necessari per assicurare nuovamente la fornitura di elettricità agli edifici pubblici e comunitari in tutta Dominica, dopo che quest’isola caraibica è stata devastata da un uragano tre anni fa. L’operazione “1clic = 1 m” ha permesso di raccogliere già 3208 metri di cavo.

 

Arrivo Vendée Arctique Les Sables d'Olonnes

©F.Van Malleghem

La barca: Prysmian Group

Photo © Jean-Marie LIOT / Prysmian Group

NOME DELLA BARCA : PRYSMIAN GROUP

ARCHITETTO : VPLP/ Verdier

CONSTRUZIONE : 2015, Vannes

DATA DEL VARO : 11/09/2015

 

 


Presentazione

L’imbarcazione condotta da Giancarlo Pedote è un IMOCA, conosciuto anche come Open 60. IMOCA, dall’acronimo International Monohull Open Classes Association è il nome del modello di barca da regata ma anche della classe , riconosciuta dalla International Sailing Federation.

Gli Imoca sono imbarcazioni da regata, monoscafi, costruiti secondo tecnologie all’avanguardia per consentire agli skipper di partecipare a regate transatlantiche in doppio o in solitario intorno al mondo, in sicurezza e con performance notevoli.

Barche della Classe IMOCA: le regole

Le regole di classe, Box Rules hanno lo scopo di rendere le barche dei monotipi, cioè delimitare i confini in cui i progettisti e costruttori si possono muovere per non creare troppa discrepanza tra le barche.

 

I criteri principali sono le misurazioni standard come, ad esempio, lunghezza dell’imbarcazione 18,28 metri, larghezza massima 5,85 metri, pescaggio massimo 4,50 metri. Inoltre, gli IMOCA devono soddisfare tre principali criteri di sicurezza: essere in grado di raddrizzarsi autonomamente in caso di scuffia, avere delle paratie interne a tenuta stagna in caso di ribaltamento ed essere progettate ad elevata galleggiabilità in caso di ribaltamento o falle.

 

L’IMOCA Prysmian Group è stato progettato dal duo VPLP – Guillaume Verdier per Jean-Pierre Dick che si preparava nel 2016 a partecipare al suo quarto Vendée Globe, che conclude al 4° posto. È uno dei primi IMOCA, costruiti in quegli anni tra Port -la-Forêt, Vannes, Gran Bretagna e Italia, ad aver montato i foil.

I foil sulla barca Prysmian Group

Queste speciali appendici sono una specie di ali attaccate allo scafo per dare maggiore portanza in modo che in certe condizioni di vento lo scafo si sollevi completamente dall’acqua e ottenga maggiori performances. Da un punto di vista aerodinamico i foil funzionano un po’ come le ali degli aerei: deflettono il flusso, che esercita una forza sull’ala e se questa forza è rivolta verso l’alto, l’imbarcazione si solleva.

L’IMOCA Prysmian Group si distingue anche per una prua più voluminosa e delle linee piatte per aumentare la potenza e renderla più performante nelle calme e nelle zone di transizione, evitando tanti cambi di vele.

Il pozzetto è particolarmente piatto e spazioso per potervi riporre le vele e così abbassare e portare indietro il centro di gravità. Un altro punto a suo favore è l’affidabilità.

Dal 2019 Giancarlo Pedote naviga su questo IMOCA portando i colori di Prysmian Group, il suo storico sponsor.

PRYSMIAN GROUP ITA 34

Lunghezza : 18,28  m

Larghezza : 5,80 m

Pescaggio : 4,50 m

Peso : 8 tonnellate

Altezza dell’albero : 29 m

Tipo di albero : Albero alare

Foils : Si

Superficie max. vele : Bolina : 300 m2

Portante : 600 m2

La vela d’altura: approfondimenti, regate imbarcazioni

Giancarlo Pedote dopo essersi cimentato nelle regate costiere ha subito scoperto la sua vocazione di navigatore, prediligendo le regate d’altura. Vediamo cosa sono e quali imbarcazioni sono utilizzate per queto tipo di navigazioni.

Regate d’altura

Nella categoria delle regate d’altura rientrano tutte quelle regate il cui percorso viene solitamente definito facendo uso delle caratteristiche orogenetiche del Campo di regata. In questo caso il campo di regata può essere vastissimo fino a comprendere, come nel caso delle circumnavigazioni terrestri, l’intero globo terrestre. Per completare il percorso delle regate d’altura è quindi richiesto ai concorrenti di aggirare, in senso orario o antiorario, isole, promontori, scogli, o anche continenti.

Ovviamente tali regate possono avere durate che vanno da alcune ore fino a mesi.

 Regate d’altura: le diverse tipologie

Le “regate d’altura” possono essere di diversa tipologia in base a vari aspetti:

  • con scalo o senza scalo – se prevedono delle tappe o se l’intero percorso deve essere completato dai concorrenti senza fare soste per rifornimenti.
  • solitarie, a coppie o in team – a seconda se prevedono che a bordo dell’imbarcazione ci sia un solo concorrente, o che ci siano due soli concorrenti, o infine se non c’è limitazione al numero dei concorrenti.

Giancarlo Pedote, partito da esperienze di vela costiera ha scelto di cimentarsi nelle regate d’altura, in cui è indispensabile sviluppare la conoscenza di diverse discipline. Navigando in solitario o in doppio su lunghe distanze è necessaria una conoscenza approfondita dell’imbarcazione e di tutti gli impianti per effettuare riparazioni in autonomia. Inoltre, il navigatore deve studiare meteorologia e tattica di regata su lunghe distanze ed essere autonomo nella lettura dei dati meteo e nel routage (stabilire la rotta per sfruttare al meglio le performance della barca nelle condizioni meteorologiche presenti).

Le imbarcazioni

Le regate d’altura si corrono in diverse categorie o classi di imbarcazioni, alcune di esse sono:

  • Classe Mini 6.50
  • Classe Figaro
  • Classe Open 40
  • Classe Open 50
  • Classe Open 60 o IMOCA

Perché dividere in classi le barche? L’individuazione di classi veliche risponde all’esigenza di esaltare le capacità individuali dei concorrenti e non favorire il ricorso ad imbarcazioni strutturalmente più competitive e costose. Inoltre, creare delle competizioni con barche che gareggiano “alla pari”, in classi monotipo o con precise regole di classe, crea scelte tattiche di confronto diretto con gli avversari e maggiore interesse nel pubblico.

Le imbarcazioni sono suddivise a seconda della lunghezza che solitamente è espressa in piedi (es. Open 60 = lunghezza 60 piedi = 18 metri) ma anche in metri (es. Mini 6.50 = lunghezza 6,5 metri). Variando le dimensioni della barca, cambiano le performance, come la velocità, fattore importante in una regata per stabilire l’ordine di arrivo.

Ciascuna classe risponde a specifiche e dettagliate Regole di classe definite dalla rispettiva Associazione di Classe. Tali regole possono essere estremamente dettagliate e possono arrivare fino a stabilire il nome del costruttore autorizzato a produrre le imbarcazioni certificate per poter partecipare alle competizioni della classe, come nel caso dei Figaro Bénéteau.

Ecco alcune specifiche delle classi più comuni nelle regate d’altura e utilizzate nelle navigazioni in solitario o in doppio:

Classe Mini 6.50

La Classe Mini 6.50 nasce negli anni Settanta in risposta all’esigenza di rendere la vela d’altura uno sport per tutti, anche con poco budget. Nel 1977 parte la prima transatlantica in solitario, ideata da Bob Salomon, vi partecipano 23 imbarcazioni di piccole dimensioni. Nella prima edizione, di quella che in seguito diventerà la Mini Transat, si distingue una barca a spigolo di 6,4 metri.

Giancarlo Pedote in allenamento a La Rochelle a bordo del Mini 6.50 Prysmian ITA 626 nel 2009.

Nasce così l’idea di creare una classe di barche uguali, di 6,5 metri, affidabili e performanti per la navigazione oceanica.

Negli anni la classe Mini diventa palestra per i navigatori che vogliono mettersi alla prova in regate in doppio o in solitario. I progettisti sperimentano soluzioni innovative, applicate anche in classi più grandi, infatti da regolamento l’unico limite progettuale dei Mini è quello della lunghezza.

Nelle competizioni si distinguono i Mini 6.50 di serie, standardizzati dal cantiere costruttore e i prototipi, su cui si applicano soluzioni innovative.

La Mini Transat: traversata atlantica in solitario

Il percorso della Mini Transat varia, nel 2019 ad esempio è partita da la Rochelle, prima tappa a Las Palmas e arrivo in Martinica. Regata dominata dai francesi, la partecipazione italiana inizia nel 1981, si intensifica negli anni Novanta e raggiunge livelli professionali successivamente.

Giancarlo Pedote ha regatato in varie prove in Classe Mini 6.50, tra cui spicca la sua partecipazione alla Mini Transat del 2009 (4° posto) e del 2013 (2° posto).

Classe Figaro Bénéteau

La Classe Figaro è nata da una regata, come accadde ai Mini 6.50, la Solitaire du Figaro, chiamata in precedenza Course de l’Aurore. È una competizione in solitario e a tappe, creata nel 1970 da Jean-Louis Guillemard e Jean-Michel Barrault. Il carattere monotipo della corsa, cioè con barche uguali, la presenza di grandi navigatori in solitario e l’apertura agli amatori ne fanno una delle corse più importanti della vela sportiva in Francia.

Inizialmente, le barche erano delle barche a vela di serie. In seguito, a partire dal 1977, la corsa si svolse sugli half-tonners (prototipi IOR di 9 metri).

Monotipia nella Classe

Nel 1991, la Solitaire du Figaro instaura il monotipo, cioè una classe unica, tutte le imbarcazioni sono identiche e appartengono alla stessa classe velica. La classe scelta fu la Figaro Bénéteau, imbarcazione di 10, 85 m lunghezza f.t. (attualmente chiamata Figaro Bénéteau 3), disegnata dal groupe Finot e Jean Berret.

La Solitaire du Figaro si svolge a tappe, di solito quattro e il percorso è sempre diverso. Dalla sua creazione la corsa è passata per 4 paesi: Francia, Spagna, Irlanda, Inghilterra.

Cenni sul progetto Figaro Bénéteau

Dal 2003, la barca utilizzata è la Figaro Bénéteau 2, progettata da Marc Lombard, una versione modernizzata e più potente della precedente.

 

Giancarlo Pedote a bordo del Figaro Benetau Prysmian 72, prologo WOW Cap Istanbul, 2010.

 

Nel 2019, dopo quindici anni di successo, il modello 2 lascia spazio al Figaro Bénéteau 3, il primo monoscafo monotipo al mondo con i foil di serie.

I foil sono delle appendici di varie dimensioni e forme posizionate sotto lo scafo che tengono sollevata la barca. Diminuendo l’attrito del mezzo sull’acqua, la barca aumenta di velocità e anche con pochi nodi di vento vola sull’acqua.

La presenza di Giancarlo Pedote nella Classe Figaro

Giancarlo Pedote si è misurato in alcune regate in Classe Figaro Bénéteau 2 tra il 2010 ed il 2011. Una classe molto tecnica ed impegnativa che ha arricchito la sua esperienza di velista e navigatore. “Tutti ad armi uguali e su barche identiche”, come recita la parola d’ordine della Classe Figaro.

Classe Open 40

I Classe Open 40 o Class40 sono imbarcazioni di 12,19 metri lunghezza fuori tutto.

L’associazione Class40 nasce nel 2004 e nell’anno successivo annuncia il regolamento di stazza. L’avvento di questa classe colma la lacuna nella preparazione dei solitari tra la Classe Mini 6.50 e i grandi IMOCA, che hanno un budget importante.

Regole di classe

Le regole di Classe impongono una lunghezza massima, un baglio massimo (il baglio è l’arco che sostiene la coperta, ad esso fa riferimento una misura di larghezza della barca in un punto qualsiasi della sua lunghezza. Il punto di baglio massimo è il punto sulla lunghezza della barca in cui la larghezza dello scafo è massima), un pescaggio massimo (per pescaggio si intende l’altezza della parte che rimane immersa nell’acqua e che intercorre quindi tra la linea di galleggiamento ed il punto inferiore estremo della chiglia), un’altezza massima dell’albero ed un peso minimo.

L’uso del carbonio è consentito nella realizzazione dell’albero, boma e bompresso ma lo scafo è in vetroresina. Il numero di vele è limitato e le varie regole tendono a semplificare la tecnologia per realizzare una classe abbordabile da piccoli budget.

Come per i Mini 6.50, non è un monotipo, c’è spazio per cantieri e progettisti di creare entro i limiti stabiliti delle varianti e sperimentazioni interessanti.

Navigatori da tutto il mondo

La Classe Open 40 non è dominata come quella degli IMOCA dai francesi ma navigatori di varie nazionalità corrono su queste imbarcazioni.

Giancarlo Pedote nel 2014 ha ottenuto degli ottimi risultati in Class40: 3° all’Armen Race e 10° alla Route du Rhum. Nel 2016 nel circuito mediterraneo ha riportato un 2° posto alla Roma x1 con Fantastica-Prysmian.

Giancarlo Pedote a bordo del Open40 Fantastica – Prysmian nel 2014. Photo © Davide Marcesini

Classe Open 50

Negli anni Novanta riscuote grande successo la classe Open 50, di cui fanno parte imbarcazioni di 15,24 metri, monoscafo o multiscafo. I monoscafi sono detti anche IMOCA 50, poiché seguono le regole dell’associazione fondatrice International Monohull Open Classes Association, da cui deriva l’acronimo del nome.

Nasce come classe di barche più piccole dei “mostri sacri”, gli Open 60, ma ne eguaglia le prove. Molti navigatori si sono cimentati in regate intorno al globo in questa categoria di imbarcazioni, che nei primi anni 2000 è andata perdendo di interesse. Ad esempio, Pasquale De Gregorio corse al Vendèe Globe del 2000-01 su un Open 50’.

Regate d’altura su catamarani e trimarani: i multiscafi

I multiscafi, sia catamarani che trimarani, invece, costituiscono una categoria ancora in voga e stupiscono per le prestazioni e le performance, soprattutto in velocità rispetto ai monoscafi.

Giancarlo Pedote nel 2015 ha completato una stagione vincente di regate con Erwan Le Roux sul trimarano FenêtréA-Prysmian.

regate d'altura
Photo © Pierre Bouras

Il navigatore italiano con lo skipper francese sono arrivati primi in tutte le regate a cui hanno partecipato nel corso della stagione:

  • 1° Transat Jacques Vabre
  • 1° Grand Prix Guyader
  • 1° Tour de Belle Ile
  • 1° Armen Race
  • 1° Grand Prix Las Palmas de Gran Canaria
  • 1° Trofeo Prince de Bretagne Sud Goëlo

Classe IMOCA o Open 60

L’Open 60 è un’imbarcazione da regata di 60 piedi o 18,28 metri definito anche IMOCA dall’acronimo di International Monohull Open Classes Association. La classe di monoscafi, open quindi vincolati soltanto da alcune regole di dimensioni, sicurezza e stabilità, è nata nel 1991 ed è riconosciuta dalla International Sailing Federation.

La classe IMOCA mira a sviluppare e ingrandire la flotta ed offrire ai suoi skipper un programma sportivo attraente e coerente. I principi su cui si fonda sono competizione, innovazione, avventura umana e sicurezza. Le regate, organizzate dalla Classe, sono manifestazioni internazionali, aperte a partecipanti di qualsiasi nazionalità. Vi è uno sguardo attento anche al rispetto per l’ambiente, infatti le energie rinnovabili non sono solo le sue risorse ma anche i fattori di prestazione.

IMOCA Globe Series: il più esclusivo campionato di regate d’altura

Nel 2018, la classe lancia l’IMOCA Globe Series: un campionato di regate in doppio o solitario che si svolgono in un arco temporale di quattro anni. Il Vendée Globe, giro del mondo in solitario senza scalo è la regata di punta di questo programma. Navigatori da tutto il mondo e di grande esperienza si confrontano negli IMOCA Globe Series, solcando i mari più estremi del mondo, a bordo dei monoscafi offshore più innovativi al mondo.

Giancarlo Pedote dal 2017 ha iniziato a navigare sugli IMOCA ed ha assistito al rivoluzionario sviluppo di queste imbarcazioni che sono ora costruite con i foil.

 

Giancarlo Pedote a bordo dell’ IMOCA Prysmian Group, allenamento settembre 2020, Photo © Jean-Marie LIOT / Prysmian Group

Il Vendée Globe: l’Everest della vela

Lo skipper del 60 piedi Prysmian Group ha affrontato il sogno di una vita e l’Everest dei mari, il Vendée Globe, giro del mondo in solitario e senza scalo, partito l’8 novembre del 2020. Ha percorso le 24.500 miglia in ottanta giorni, tagliando il traguardo ottavo, il 28 gennaio 2021, a sole 19 ore dal primo.

Lo sport della vela: le basi, la barca, le regate

Quando si parla di sport della vela ci si riferisce usualmente alla pratica sportiva della navigazione a vela. La propulsione a vela, in realtà, accomuna molti sport differenti tra loro come il parapendio, deltaplano o il kite surf e windsurf.

Imbarcazioni: le varie tipologie e l’utilizzo

Lo sport della vela si distingue dagli altri sport velici perché richiede l’uso di imbarcazioni che possono essere di dimensioni ridotte, come le derive o le tavole a vela, o grandi, come nel caso dei maxi yacht o multiscafi oceanici. Tali imbarcazioni devono ricevere la loro propulsione esclusivamente da una o più vele, e devono essere manovrate manualmente da equipaggi composti da una o più persone.

Struttura dello scafo

Lo scafo è la struttura di un’imbarcazione alla quale è affidato il galleggiamento. Questo si presenta come un solido la cui dimensione longitudinale è decisamente preponderante rispetto alle altre. Lo scafo è suddiviso anche in opera viva o carena ed opera morta.

© Elermania.com

 

L’opera viva è la parte immersa in acqua. L’opera morta è la parte asciutta che comprende la zona superiore dello scafo e le strutture di coperta e sovracoperta.

Si definiscono monoscafi le imbarcazioni con un solo scafo come l’IMOCA Prysmian Group. Mentre i multiscafi sono i catamarani ed i trimarani, rispettivamente con due o tre scafi collegati tra loro.

Le regate: competizioni per imbarcazioni a vela

Lo sport della vela come disciplina si disputa soprattutto nel corso delle regate, cioè competizioni fra barche a vela. In generale, vince l’imbarcazione che riesce a percorrere il percorso di regata in minor tempo.

Nelle competizioni veliche è consentito sfruttare soltanto le capacità marinare dell’imbarcazione e la forza propulsiva del vento per navigare con le vele e la forza dell’acqua sullo scafo. Questo significa che qualsiasi altro sistema di propulsione è vietato. Le imbarcazioni sono spesso (tranne le derive) dotate di motore che in gara viene piombato ed è utilizzato solo per ricaricare le batterie ed avere elettricità a bordo.

Lo sport della vela: organizzazione e regole

La regata è organizzata da uno yacht club o per i grandi eventi come Transat Jacques Vabre e Vendée Globe da un ente organizzatore autonomo. In ogni caso abbiamo un Comitato di regata, con un Presidente e dei giudici di regata. Compito del Comitato di regata è anche creare il campo di regata o area in cui si svolgerà la gara. Si posizionano delle boe che i concorrenti dovranno girare come indicato nel Bando di regata (regolamento).

Inoltre, i giudici rilevano le irregolarità o il mancato rispetto delle regole e segnano l’ordine e i tempi di arrivo.

Lo sport della vela: regole

Nella regata la procedura di partenza prevede un conto alla rovescia preceduto da alcuni segnali sonori (sirene) e visivi (bandiere o segnali luminosi nel caso di notturne). I concorrenti detti regatanti dovranno quindi tagliare la linea di partenza predisposta dagli organizzatori dopo il via.

 

Giancarlo Pedote a bordo di Prysmian Group alla partenza della Vendée Arctique – Les Sables D’Olonne 2020. Photo © ALEA

 

Se un concorrente taglia la linea prima del via in una regata costiera dovrà effettuare una nuova partenza ritornando nella zona che precede la linea mentre in una regata d’altura subirà una penalità di tempo, pena la sua squalifica.

Può talvolta capitare che, qualora molti concorrenti partano in anticipo e i giudici di regata non siano in grado di identificarli tutti, si ripeta l’intera procedura di partenza.

Durante la regata, le regole stabiliscono dettagliatamente chi ha il diritto di rotta (può passare davanti) sugli altri e come i concorrenti devono rispondere a chi ha la precedenza.

Tipologie di regate: costiere e d’altura

È impossibile ricondurre l’enorme varietà di competizioni veliche che si tengono nelle acque di tutto il mondo a categorie prefissate. Tuttavia, volendo generalizzare, si possono distinguere due grandi tipologie di regate: le regate costiere e le regate d’altura, Giancarlo Pedote ha scelto di competere nelle regate d’altura.

Regate costiere

Rientrano nella categoria delle regate costiere tutte le regate, generalmente della durata di poche ore, che si svolgono lungo percorsi disposti nel campo di regata dal Comitato di Regata facendo uso di boe di segnalazione che le imbarcazioni concorrenti devono aggirare per completare il percorso. A dispetto del nome, le regate costiere si possono svolgere sia in mare che nei laghi o in ampi corsi d’acqua dolce.

Campo di regata e cambi di vento

I percorsi, stabiliti dal Regolamento di Regata, vengono di volta in volta orientati dal Comitato di Regata in modo tale che almeno uno dei lati si svolga controvento (di bolina), al fine di esaltare le capacità velistiche dei concorrenti.

Nel caso in cui la direzione del vento cambi durante la competizione, il Comitato di Regata può decidere che il cambiamento era prevedibile, e che abbia favorito i concorrenti che hanno saputo prevederlo adottando una tattica di regata conseguente. In tal caso può decidere di lasciare le boe e il percorso così come sono, oppure di riorientare il campo segnalando ai partecipanti il cambiamento. Questa seconda opzione è quella in genere più adottata.

Viceversa, il Comitato di Regata può stabilire che il cambiamento era imprevedibile e, in quanto tale, ha favorito in maniera assolutamente fortuita una parte dei concorrenti; in tal caso il Comitato di Regata può decidere di convalidare la prova assegnando l’ordine di arrivo all’ultima boa considerata regolare (in genere quando sono stati completati almeno 3 lati del percorso previsto), oppure può decidere di annullare del tutto la prova.

Lo sport della vela: campo di regata e percorso

Uno dei percorsi più diffusi è il quadrilatero olimpico, tipico delle competizioni veliche organizzate durante i giochi olimpici. In seguito, hanno introdotto anche il triangolo olimpico. Si caratterizza per un primo tratto (detto lato) di bolina (andatura quasi controvento) e due lati successivi al lasco (con vento quasi di poppa). Sugli altri due lati del triangolo, quindi un nuovo tratto di bolina seguito da un tratto in poppa piena, e finalmente di nuovo controvento.

Nel corso degli anni sono stati sviluppati percorsi di vario genere, rispondenti a varie necessità o caratteristiche delle barche a vela coinvolte nelle diverse competizioni. Si passa così da percorsi molto semplici, come quello detto “a bastone” che si svolge lungo due sole boe con un lato di bolina e uno di poppa, a percorsi molto complessi.

 

Biografia Giancarlo Pedote: vita di un navigatore

Lo skipper

Giancarlo Pedote è nato a Firenze il 26 dicembre 1975. Ha iniziato a navigare all’età di quattordici anni sul wind-surf, passando presto agli Hobie 16 e ai piccoli cabinati.

All’età di diciotto anni è istruttore di wind-surf, derive e catamarani, e tra il 2000 e il 2003 è formatore nei corsi professionali per skipper organizzati dalla Regione Toscana e dal Fondo Sociale Europeo.

 

Biografia Giancarlo Pedote

 

La carriera di navigatore solitario: l’inizio in Classe Mini 6.50

Impegnato alcuni anni in importanti regate tra le boe e d’altura in equipaggio, che lo vedono spesso vincitore, si rende presto conto che la sua vocazione è la navigazione in solitario. Con determinazione, spinto solo dalla passione, investe tutte le sue risorse e tutto il suo tempo in un progetto di respiro internazionale: una stagione di regate nella Classe Mini 6.50 con una imbarcazione di serie, specialità che lo vede imporsi subito fra i migliori.

Nel 2008, anno del debutto, diventa Campione Italiano Mini.

Nel 2009 è secondo nel ranking mondiale della classe e partecipa per la prima volta alla Transat 6.50, la più estrema transatlantica in solitario, arrivando 4º con l’imbarcazione di serie Prysmian ITA 626.

 

Biografia Giancarlo Pedote

 

Una stagione sui Figaro per tornare più forte sui Mini 6.50

Nel 2010 e 2011 decide di affrontare una stagione nella Classe Figaro Bénétéau, per allargare il suo bagaglio di competenze da utilizzare nel Mini. Come si vede nella biografia di Giancarlo Pedote, il navigatore si è sempre impegnato nella crescita delle sue conoscenze.

Ritorna a bordo dei Mini 6.50 nel 2012 con l’imbarcazione prototipo Prysmian ITA 747.  Nel 2013 ottiene il secondo posto alla Mini Transat, il record al Trophée Marie-Agnés Pèron, due vittorie alla Trinité Plymouth e una lunga serie di podi.

Conquista grazie alle sue performance il primo posto nel ranking mondiale, il titolo di Champion de France Promotion Course au Large en Solitaire e di Velista dell’Anno.

Nel 2014 vince tutte e cinque le regate disputate nella Classe Mini 6.50: la Lorient Bretagne Sud Mini 2014, la Pornichet Sélect in cui segna il record di percorrenza del percorso integrale, la Mini en Mai, il Trophée Marie-Agnés Pèron e Les Sables – Les Açores – Les Sables.

Sempre lo stesso anno partecipa alla Route du Rhum a bordo del Class 40 Fantastica, arrivando 10º dopo una rimonta di 30 posizioni a seguito di un scalo tecnico per avaria.

Biografia Giancarlo Pedote: sui Multi50 una stagione di vittorie

Nel 2015 affronta una stagione nella Classe Multi50 a bordo del Trimarano FenetreA-Prysmian insieme a Erwan Le Roux, con il quale ha vinto tutte le regate alle quali hanno partecipato, compresa la Transat Jacques Vabre.

Biografia Giancarlo Pedote
Photo Jean Marie Liot / DPPI / FENETREA

 

Per il 2016 ha deciso di navigare a bordo di un Moth a foilPrysmian 4171: da anni una proficua

collaborazione con Prysmian combina i valori della vela e la missione di business del Gruppo.

Nel 2016 arriva secondo alla “Roma per Uno”.

Giancarlo Pedote nella Classe IMOCA

Dal 2017 inizia il suo percorso in classe IMOCA. Arriva 12° alla Transat Jacques Vabre e 8° alla 24h Trofeo Azimut, co-skipper con Fabrice Amedeo.

Nel 2019, parte il progetto a bordo di Prysmian Group con l’obiettivo del giro del mondo. Ottiene dei buoni piazzamenti: 3° Bermudes 1000 Race, 10° Rolex Fastnet Race, 17° Transat Jacques Vabre.

Nel 2020 a causa della pandemia causata dal COVID vengono annullate tutte le regate in programma e viene creata una regata di selezione, Vendée-Arctique-Les Sables d’Olonne, in cui arriva 8°.

Il Vendée Globe: un sogno che si avvera

L’8 novembre 2020, Giancarlo Pedote è sulla linea di partenza del Vendée Globe, giro del mondo in solitario, senza scalo e senza aiuti esterni, detto l’Everest del mare.

È il quinto italiano nella storia della regata a partecipare. Il navigatore fiorentino conclude questa prova durata 80 giorni in ottava posizione, a sole 19 ore dal primo. In tutta la biografia di Giancarlo Pedote si nota l’impegno e l’energia che l’hanno portato a realizzare il sogno di tutti i navigatori solitari.

 

Biografia Giancarlo Pedote
Photo Christophe Breschi

 

Laureato in filosofia all’Università degli Studi di Firenze, ha pubblicato con la casa editrice Ugo Mursia Editore due testi sul mare: ”Il Manuale dello Skipper” (2004) e “Il Manuale del Velista” (2007) e il dvd “Giancarlo Pedote – SeaYou”, un video manuale di navigazione in solitario, per la preparazione della barca e dello skipper.

Biografia Giancarlo Pedote: le pubblicazioni

Il Manuale dello Skipper

Il Manuale dello Skipper: Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry spazzava accuratamente il camino dei suoi vulcani per prevenire le eruzioni, curava attentamente il suo fiore, si prendeva cura di strappare le radici dei baobab: insomma, la sua vita era scandita dal sorvegliare il suo pianeta.

Una barca a vela, nello stesso modo, è come un piccolo pianeta che ha bisogno di un piccolo principe per funzionare al meglio.
In mare le situazioni, come nei vulcani, a volte si modificano e possono concretizzarsi in un’eruzione di problemi.

«E’ una questione di disciplina», come diceva il Piccolo Principe.

Un bravo skipper è colui che riesce a prevenire le eruzioni e mantenere l’imbarcazione sempre in stato di armonia.
Per fare questo non occorre essere superuomini, ma imparare a ragionare correttamente, velocemente e prendersi cura di tutto ciò che fa parte di questo piccolo pianeta eruttante.

In barca spesso non siamo soli, ma con altre persone: a volte esperti, a volte no, di cui comunque noi dobbiamo farci carico. Compito dello skipper è imparare a leggere tra le righe, pensare in anticipo il possibile mutare delle condizioni in peggio, ed essere in grado di non rimanere mai senza una risorsa in tasca.

Accade che le situazioni siano incalzanti e proprio mentre vorremmo fare altro siamo chiamati al lavoro, a volte invece il tempo è dilatato e davanti abbiamo l’opportunità di contemplare orizzonti da cui l’uomo moderno è assai distante. Per fare questo è necessario imparare, come nella matematica, a considerare tutte le variabili possibili di un sistema, per essere poi tempestivamente pronti a risolvere i quesiti che l’imbarcazione, le circostanze, ci possono porre.”

Il Manuale del Velista

Il Manuale del Velista: La navigazione a vela e le esperienze che ciascuno può ricercare e vivere in mezzo al mare possono essere assai differenti fra loro. La vela è un grandioso mezzo per viaggiare e godere delle bellezze naturali, ma può essere vissuta anche come uno sport, un ambiente dove trascorrere le vacanze o altro.

Il rapporto con il mare e le barche è quindi qualcosa di personale e ciascuno di noi può trovare in mare risposte diverse. 

Navigando ho imparato che la conquista di un’eccellenza tecnica va di pari passo con il raggiungimento di pace e di serenità interiori.

Ogni attività sportiva si porta dietro una base teorica o, meglio ancora, un approccio mentale che ne determina le caratteristiche e le modalità.

Il mio approccio alla navigazione cerca di essere globale. Tenere il timone o issare una vela, sono azioni che chiunque in un tempo ragionevolmente breve può imparare, ma se queste azioni non sono percepite come parte integrante di un Tutto, resteranno gesti privi di significato. Un buon marinaio, secondo me, non si occupa solo di che cosa fare, ma anche di come farlo, tenendo conto di tutti gli elementi che agiscono e interagiscono con la barca.”

DVD SeaYou

Giancarlo Pedote- SeaYou: Giancarlo Pedote, dopo cinque anni trascorsi nella classe Mini 6.50, due con il Mini 6.50 di serie Prysmian ITA 626 e tre con il Mini 6.50 prototipo Prysmian ITA 747, ha deciso di divulgare la propria esperienza al grande pubblico realizzando, grazie al supporto di Prysmian Group, una trasmissione televisiva inedita andata in onda su Nautical Channel. Oggi i 27 episodi di SeaYou, nome della trasmissione, sono raccolti in un DVD disponibile per il grande pubblico.

Si tratta di un documentario sulla vela in solitario girato a bordo di Prysmian ITA 747 e raccontato col pretesto di rispondere a domande degli spettatori in 27 pillole monotematiche di circa 4 minuti.

Gli argomenti trattati spaziano dalla tecnica (manovre, consigli pratici e curiosità con riprese on-board) alla tecnologia (soluzioni tecnologiche e materiali utilizzati su uno dei prototipi più innovativi), dalla preparazione atletica a svariate curiosità.

Il DVD è realizzato in 5 lingue (italiano, inglese, francese, tedesco e russo).

“Un’esperienza che non viene comunicata non potrà mai essere preziosa. Sono convinto da sempre che se non siamo in grado di spiegare agli altri qualcosa, in fin dei conti è perché questa cosa non è chiara in primis a noi stessi. Divulgare è una cosa che mi è sempre piaciuta, ragione per la quale mi sono cimentato nella scrittura di due manuali tecnici sulla vela ed ho trascorso diversi anni a fare l’istruttore di vela. L’insegnamento implica un dibattito e, spesso, da nuove domande nascono nuove soluzioni”.

 

Onorificenze

Il Giglio d’oro

  • 16 marzo 2021 – GIGLIO D’ORO, una spilla in oro prodotta da artigiani fiorentini che rappresenta il fiore simbolo della città di Firenze, consegnato dal Sindaco di Firenze, Dario Nardella.

 

Sono molto felice e onorato che Giancarlo sia qui perché è un fiorentino e un grande sportivo che fa parlare di Firenze: è una persona che con la sua generosità e la sua grande cordialità, attraverso la passione per la vela e per il mare, dà un bellissimo messaggio a tutti. Per questo a nome di tutta Firenze lo ringrazio con questo Giglio d’oro, perché il suo messaggio di incoraggiamento e di fiducia arriva anche a tanti giovani tra i quali la passione per la vela sta crescendo molto».

La targa della Regione Toscana

  • 17 marzo 2021 – TARGA DI RICONOSCIMENTO, consegnata dal Presidente del Consiglio della Regione Toscana, Antonio Mazzeo. “Coraggio e voglia di non mollare mai sono l’esempio che Giancarlo ci ha trasmesso in una sfida incredibilmente difficile, che testimonia la capacità umana di spingersi oltre i confini del già fatto, per compiere un passo in avanti. La sfida continua al noto e conosciuto è un insegnamento utile per tutti noi, in questi tempi così pieni di incognite e quindi paure. Imprese come questa rappresentano la speranza che ci sarà un domani migliore dietro l’ostacolo che stiamo affrontando.

Bisogna crederci sempre. Questo è il messaggio che vorrei rilanciare. Premiare Giancarlo vuol dire premiare tutti quelli che ci credono e che non mollano mai ed è un monito ai ragazzi alle ragazze più giovani di crederci sempre, fino alla fine. In questo tempo difficile, quello della pandemia, dobbiamo rialzare la testa e, come ci insegna il Pegaso simbolo della Toscana, aprire le ali e volare verso un futuro migliore».

Come se foste qui 1: riflessioni sul varo, la Transat Arctique e il futuro

Il 27 maggio, Prysmian Group è tornata in mare: il varo di una barca, anche se non è il primo, è sempre un momento emozionante ed importante da condividere. Abbiamo invitato i giornalisti a porre delle domande a Giancarlo con lo spirito “Come se foste qui..”. 

Sette giornalisti hanno aderito all’iniziativa ed è stato come se fossero qui: ecco le risposte con una panoramica sulle emozioni del varo, le curiosità della nuova regata che partirà a luglio e i pensieri sulla futura partenza del Vendée Globe. 

 

Il varo

C’è qualcosa su cui avreste voluto avere più tempo di lavorare prima del varo? (Alberto Morici – SailBitz)

Il cantiere invernale a causa del lockdown è stato prolungato e questo ci ha permesso di completare anche la gran parte dei lavori previsti per l’estate. Mi sento pronto per il varo, sono contento di ricominciare a navigare e testare tutto ciò che è stato fatto nel programma invernale. Ora la nostra priorità è andare in mare e provare tutto. 

 

Quali sono le modifiche più importanti apportate allo scafo e all’attrezzatura durante questo lungo periodo in cantiere? (Giulio Guazzini – Rai)

A bordo di Prysmian Group durante il cantiere invernale del 2020 ci siamo concentrati molto sull’affidabilità della barca. Non abbiamo lavorato su upgrade ma abbiamo cercato di migliorare e rendere il più affidabile possibile tutto ciò che era già installato a bordo, cercando di adattarlo al mio stile di navigazione.

Per me un primo Vendée Globe su una barca a foil è già una grande sfida: queste barche sono in grado di esprimere delle velocità impressionanti. Non ho creduto necessario aumentare la potenzialità della nostra barca, ma abbiamo cercato di sviluppare al meglio ciò che già può esprimere. Il cantiere era finalizzato a rendere la barca pronta per il Vendée Globe 2020. 

Prysmian Group è una barca a foil di prima generazione e ha partecipato al Vendée Globe 2016 con altre 6 barche a foil. In questa edizione dopo quattro anni ci saranno otto, nove barche dotate di foil di seconda generazione con dei tip molto più importanti e molto più sottili. Gli IMOCA di nuova generazione possono esprimere delle velocità incredibili come abbiamo visto nei video circolati in questi giorni sul web. Inoltre, ci sono altre cinque barche, progettate prima del 2016 che hanno messo in opera dei foil di seconda generazione.

Oggi sulla carta abbiamo una barca che può situarsi a metà classifica per le performance ma chiaramente il nostro punto forte è l’affidabilità. Prysmian Group è una barca che ha già partecipato ad un giro del mondo, una barca robusta e sicura e non mi preoccupano i 30 kg in più di peso. Per quanto mi riguarda il Vendée Globe prima di tutto è un’avventura ancor prima che una regata. Pur essendo competitivo la mia priorità è la sicurezza dell’imbarcazione che deve superare un giro del mondo. I nuovi progetti dovranno dimostrare la loro affidabilità mentre la nostra imbarcazione l’ha già provata. Questo sarà un fattore che mi permetterà di essere confidente e cercherò di esprimere le potenzialità della barca al meglio. 

 

Ogni volta che si vara una barca le emozioni di un marinaio sono diverse si pensa ai lavori fatti, al mare che l’attende, alle imprese da vivere insieme barca e velista. Quali sono le tue personalissime emozioni per questo varo dopo oltre due mesi di lockdown? (Fabio Colivicchi – Saily)

Dopo questi mesi di confinamento è una grande emozione tornare in mare e soprattutto riscoprire che ciò che abbiamo avuto gratis, alla normale portata tutti i giorni è qualcosa di estremamente prezioso. Sarei disposto a pagare a peso d’oro per avere sempre la possibilità di vivere il mare che oggi per fortuna è tornato accessibile a tutti, seppur con qualche restrizione.

Dentro di me c’è un grande senso di pace e di felicità nel vedere che il progetto, nonostante tutti i problemi che il Coronavirus ha inflitto alla società ha resistito e può riprendere il suo cammino verso il Vendée Globe. Il mio è anche un sentimento di gratitudine e gioia per sentirmi progredire verso un momento importantissimo della mia carriera come il primo Vendée Globe. Il mio sguardo adesso è completamente proiettato al presente e anche al futuro per cercare di fare un’ottima gestione del tempo in funzione della data dell’8 novembre, data della prevista partenza per il Vendée Globe 

Varo di Prysmian Group dopo il cantiere invernale
Varo di Prysmian Group dopo il cantiere invernale

 


Ripensando al periodo di confinamento causato dall’epidemia di COVID-19

Come ha reagito il mondo della vela oceanica a questo periodo della pandemia, come si sono mobilitati i navigatori, se l’hanno fatto? (Fabio Colivicchi – Saily)

La vela oceanica ha reagito al lockdown cercando di lavorare in equipe ridotte per ssicurare alle persone il distanziamento sociale. Noi siamo stati i primi ad interrompere i lavori per un senso di solidarietà con il mio paese, l’Italia. Durante il confinamento ho continuato a lavorare a pieno regime un po’ come tutti i giorni ma allenandomi a casa. Ho lavorato al computer su dossier organizzativi che riguardavano i materiali di rispetto, la cambusa, i vestiti e altri punti chiave.

Ho continuato a studiare in modo assiduo meteorologia, strategia e software di navigazione. Non mi sono mai sentito bloccato o nella condizione di perdere tempo piuttosto ho cercato di riorganizzare la vita in funzione dello scenario dato e ottimizzare il tempo e le condizioni a disposizione nel migliore dei modi.

 

Come pensi il tuo sponsor viva il suo impegno in un momento come quello attuale: il mantenere un impegno per una sfida planetaria come il Vendée Globe viene percepito come un rischio eccessivo o come una forma di fedeltà testimonial del brand che dà valore all’etica aziendale? (Giuliano Luzzatto- Press Mare)

Il Coronavirus con tutti gli effetti del lockdown ha sorpreso tutti dagli organizzatori delle regate, agli sponsor, agli skipper. Tutti i nostri planning e le date di scadenza sono stati modificati ma noi abbiamo già fatto 95 scalini sui 100 da percorrere. Quindi l’idea di fermarsi a questo punto avrebbe lasciato un senso di incompiuto per tutti.

Come vedo di concerto con tutti gli altri sponsor che accompagnano i nostri progetti anche il nostro sponsor e di questo ne sono molto fiero e lo ringrazio infinitamente ha deciso di supportarmi in questo momento di difficoltà e permettermi di portare i suoi colori su una linea di partenza così importante come quella del Vendée Globe 2020.

 

Prysmian Group al cantiere
Prysmian Group al cantiere durante il confinamento

 


La nuova regata: la Vendée Articque

Quali occasioni di confronto ci saranno tra le barche e gli skipper prima del via al giro del mondo in solitario a novembre? (Giulio Guazzini – Rai)

Prima del Vendée Globe ci sarà una regata che partirà il 4 luglio con un percorso da Les Sables d’Olonne con waypoint al Circolo Polare Artico tra Islanda e Groenlandia, Azzorre e ritorno a Les Sables. Un percorso di circa 3500 miglia in cui dovremo affrontare dei cicli depressionari importanti e potremo capire se abbiamo lavorato bene nel cantiere invernale. 

 

La mia domanda riguarda la nuova regata, la Vendée Artique – Les Sables d’Olonne. Mi piacerebbe sapere un tuo commento riguardo alla rotta: le difficoltà e quali saranno le scelte più importanti e i passaggi chiave della regata. (Alberto Mariotti – Vela e Motore)

È una rotta nuova che trovo molto interessante ed affascinante perché non abbiamo mai disputato in cui si naviga così a nord, fino alla Groenlandia. Credo che i passaggi chiave saranno i flussi depressionari che normalmente arrivano a sud dell’Islanda piuttosto scavati, importanti.

La gestione delle depressioni che incontreremo quando saremo in Groenlandia e dovremo scendere sarà un passaggio a livello molto importante della regata di cui dovremo tenere conto per esprimere al meglio le nostre possibilità. In ogni caso sarà una rotta tutta da scoprire e sarà interessante fare un punto della situazione al termine di questa regata estiva e fresca, come la definirei. 

onda sull'Imoca Prysmian Group
©MARTINA ORSINI 2019

 


Pensando al Vendée Globe…

Giancarlo siamo arrivati al primo passo prima del grande salto: anche se il programma è stato sballato da cause di forza maggiore, ti senti pronto? (Alberto Morici – Sailbitz)

Indubbiamente il programma di quest’anno è stato completamente stravolto a causa del lockdown. Credo che non si è mai pronti per un giro del mondo, poiché c’è sempre qualcosa da migliorare o imparare. Ad un certo punto però bisogna responsabilizzarsi su quelle che sono le proprie competenze e sentirsi pronti.

È importante avere fiducia nelle proprie capacità e sapere che qualsiasi cosa accadrà nel cammino avremo le competenze tecniche e la forza mentale adatta per risolvere la situazione. Indubbiamente c’è sempre qualche punto su cui si vorrebbe migliorare e si vorrebbe essere più performanti. Comunque a cinque mesi dalla partenza del Vendée Globe posso dire che mi sento nei timing, pronto per affrontare questa grande avventura. 

 

Questo stop agli allenamenti e alle prove in mare hanno in qualche modo penalizzato Giancarlo nel debutto al Vendée Globe rispetto a chi l’ha già fatto e sa cosa aspettarsi? (Giuliano Luttazzo – Press Mare)

Il lockdown ha penalizzato il team Prysmian come è accaduto a tutti gli altri team. La nostra strategia è stata di non pensare a quello stop forzato come un handicap ma come un’opportunità per riflettere con più calma. L’accesso ai cantieri era quasi proibito o consentito ad una persona alla volta, così ci siamo fermati a riflettere su molti dossier con più tempo del previsto. Abbiamo  tratto benefici in questo genere di scambi.

Lo stop c’è stato per me come per tutti ma questo rafforza ancora la mia idea di navigare semplice, come si dice qui in Francia, comme le bon marin. Parto con questo spirito per il Venée Globe che sarà un’avventura molto lunga più che una regata. Cercare di portare una barca a compiere il giro del mondo con meno danni possibili sarà un grande challenge ed è la nostra priorità. Per essere piazzati bene in classifica, bisogna per prima cosa riuscire a terminare la regata che non è un risultato ovvio. Le imbarcazioni sono sottoposte a importanti velocità e il percorso è piuttosto complesso soprattutto per chi lo fa per la prima volta come me.

 

Qual è il tratto di mare che più temi e quale ti affascina di più del Vendée Globe che dal sogno tenacemente inseguito è diventato realtà? (Francesca Lodigiani – Il messaggero)

Il tratto di mare del Vendée Globe che mi impensierisce di più è l’Oceano Indiano, sarà il primo nuovo oceano che incontrerò, a parte l’Atlantico sud che ho potuto sperimentare in diverse regate. In particolare ci sono dei tratti come quello del Cap des Aiguilles, con delle correnti molto forti a sud di Capo di Buona Speranza. In quella zona si può generare uno stato del mare molto complesso con onde definite Les vagues scélérates che sono molto complicate da affrontare in navigazione.

Per quanto riguarda il tratto che più mi affascina è la grande traversata del Pacifico, dalla Nuova Zelanda fino a Capo Horn che sarà un tratto di mare che un po’ sognano tutti i veri marinai come prova. Incontreremo grandi centri depressionari che mi spingeranno fino a Capo Horn per poi risalire nell’Atlantico meridionale nella rotta per tornare a casa. 

 

Malingri, Bianchetti, De Gregorio, Di Benedetto, quattro velisti completamente diversi tra loro nel carattere e nelle motivazioni. Anche tu sei unico e completamente diverso per formazione e percorso ma c’è qualcosa non tecnica che ruberesti a qualcuno di loro? (Roberto Imbastaro – ItaliaVela)

Indubbiamente Malingri, Bianchetti, De Gregorio e Di Benedetto sono dei grandissimi velisti di cui nutro un grande rispetto. Se dovessi scegliere a chi rubare la valigetta preferirei Alessandro Di Benedetto per come mi ha impressionato sulla pianificazione riuscita del suo giro del mondo sul Mini 6,50. Ha dato grande prova di carattere marinaresco anche nella preparazione del suo progetto Vendée Globe, per come l’ha gestito a dispetto delle risorse che erano in suo possesso. Credo che sia una grande persona e un gran marinaio e se potessi mettere un po’ di Aleessandro di Benedetto nella valigetta prima di partire per il Vendée Globe lo farei con molto piacere. 

Giancarlo Pedote in navigazione