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Libri e DVD

© James Taylor

Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry spazzava accuratamente il camino dei suoi vulcani per prevenire le eruzioni, curava attentamente il suo fiore, si prendeva cura di strappare le radici dei baobab: insomma, la sua vita era scandita dal sorvegliare il proprio pianeta.

Una barca a vela, nello stesso modo, è come un piccolo pianeta che ha bisogno di un piccolo principe per funzionare al meglio.
In mare le situazioni, come nei vulcani, a volte si modificano e possono concretizzarsi in un’eruzione di problemi.
«E’ una questione di disciplina», come diceva il Piccolo Principe.

Un bravo skipper è colui che riesce a prevenire le eruzioni e mantenere l’imbarcazione sempre in stato di armonia.
Per fare questo non occorre essere superuomini, ma imparare a ragionare correttamente, velocemente e prendersi cura di tutto ciò che fa parte di questo piccolo pianeta eruttante.

In barca spesso non siamo soli, ma con altre persone: a volte esperti, a volte no, di cui comunque noi dobbiamo farci carico. Compito dello skipper è imparare a leggere tra le righe, pensare in anticipo il possibile mutare delle condizioni in peggio, ed essere in grado di non rimanere mai senza una risorsa in tasca.

Accade che le situazioni siano incalzanti e proprio mentre vorremmo fare altro siamo chiamati al lavoro, a volte invece il tempo è dilatato e davanti abbiamo l’opportunità di contemplare orizzonti da cui l’uomo moderno è assai distante. Per fare questo è necessario imparare, come nella matematica, a considerare tutte le variabili possibili di un sistema, per essere poi tempestivamente pronti a risolvere i quesiti che l’imbarcazione, le circostanze, ci possono porre.

Quando ciò accade, la nostra barca comincia lentamente ad essere protetta da una specie di bolla di sapone ad alta consistenza, in grado di tenere sotto controllo l’attività vulcanica. Stiamo riuscendo, come nell’equitazione, a creare un binomio con il nostro mezzo a disposizione: la barca a vela. Lo skipper che riesce a stabilire questa fusione con la propria barca diviene il piccolo principe di un piccolo pianeta in cui è possibile vivere: l’aspetto fisico-empatico (equitazione), logico-deduttivo (matematica), magico-contemplativo (il piccolo principe).

L’aspetto fisico-empatico si riferisce alla capacità di un essere umano di entrare in sintonia con un elemento del mondo esterno, fino a comprendere il necessario effetto corrispondente ad ogni minima alterazione energetica di quell’elemento: la stessa cosa accade nell’equitazione ad un fantino ben affiatato col suo cavallo.

L’aspetto logico-deduttivo riguarda la capacità umana di indurre e dedurre a velocità elevate senza cadere in errore; la differenza con la matematica, però, sta nel fatto che in barca le argomentazioni per essere corrette devono produrre soluzioni pratiche, mentre le contraddizioni in questo caso non lasciano scampo di sorta, poiché i danni sono oggettivi: andiamo a fondo.

L’aspetto magico-contemplativo, infine, si riferisce alla soggettività e alla fantasia, alla capacità umana di rimanere estasiati nel percepire le forze della natura nel suo aspetto primordiale. In una sorta di «stato di grazia» l’individuo è nella condizione migliore per comprendere, e a volte, senza poter dimostrare le proprie idee, è comunque in grado di intuire cose assai importanti che forse non si possono argomentare o spiegare. La filosofia Zen ha già pensato tutto ciò, forse con minor apprensione per comunicarlo filosoficamente. A volte le cose «profonde» sono molto difficili da comunicare.

A La Rochelle, in Francia, la filosofia della navigazione è così brevemente riassunta: in barca prima si fanno le cose che vengono «prima» e dopo si fanno quelle che vengono «dopo».
Un buon comandante o capo-barca è responsabile e custode di «un guscio attrezzato» e del suo equipaggio, per questo deve prendere tutti gli accorgimenti necessari per una corretta gestione dell’attività di bordo. Non credo possa esistere uno skipper che non sbaglia mai, perché tutte le menti possono andare in corto circuito e quindi sbagliare: l’importante è rendersi conto di questa possibilità e tentare di prevenirla, magari riposandoci un po’ se ci sentiamo affaticati.

Una volta detto questo, credo però che per un bravo skipper i margini d’errore siano notevolmente riducibili, in funzione soprattutto dell’approccio con cui si pone nei confronti dell’imbarcazione: il controllo mentale del mezzo non deve vacillare e ciò si ottiene fondamentalmente agendo prima che l’azione diventi una necessità inevitabile.

A volte parlando dei problemi che possono nascere a bordo si vorrebbe trovare una risposta definitiva e unica, come se ad ogni circostanza particolare fosse possibile contrapporre uno specifico rimedio, ma ciò non è pensabile perché ogni situazione è un caso a sé stante che deve essere valutato nel momento in cui si verifica. Per apprendere l’arte della giusta scelta bisogna imparare a discernere le priorità fra le diverse cose da fare in una situazione: ciò si ottiene solamente attraverso un costante ed intenso allenamento. Attraverso quest’esercizio si possono trasformare le teorie e le congetture in esperienza, che, insieme a un metodo sempre pronto ad essere rimesso in gioco, aumenta il nostro bagaglio tecnico e la nostra tranquillità nelle più svariate evenienze. Navigare e trascorrere ore in mare è molto importante, ma ragionare nelle diverse situazioni che incontriamo lo è ancora di più.

Importantissimo è ricordare che in crociera non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, specialmente se a bordo ci sono persone poco o per nulla esperte: a volte rinunciare ai propri programmi di viaggio per non rendere una giornata di navigazione troppo stancante, e magari approdare in un luogo meno attraente ma più semplice da raggiungere, è un comportamento saggio perché può evitarci inconvenienti anche seri; se i nostri passeggeri sono amanti del brivido possono benissimo scegliere un corso di paracadutismo o qualche altro sport estremo.

Tutti in mare, in misura diversa, abbiamo bisogno degli altri. Proviamo a pensare a quante persone lavorano dietro al suono metallico del VHF e quanto esso sia utile ai naviganti. Per questo motivo in mare dobbiamo essere solidali l’uno con l’altro e disposti ad aiutarci reciprocamente. Ad esempio, un buon capo barca in vista di un equipaggio di inesperti che non sanno manovrare in porto, difficilmente urlerà come un forsennato le complicate manovre da eseguire nel frastuono provocato dai marinai da banchina che da terra sanno sempre tutto: in questo caso prendere il proprio tender ed aiutare l’equipaggio in difficoltà è sicuramente molto più proficuo!

Poiché ci siamo assunti la responsabilità del comando è necessario essere preparati a fornire a bordo il primo soccorso a chiunque possa sentirsi male o ferirsi per una disattenzione.
La messa a punto di un’imbarcazione è un lavoro da orafi della vela: trovare una barca preparata adeguatamente è un evento assai raro. Tutto questo è dovuto al fatto che spesso siamo portati a «lasciar andare le cose finché vanno», sino al punto in cui per qualche congiunzione astrale queste cose smettono di funzionare e si fermano.

In barca, sicuramente con un grande sforzo, è possibile spendere molte energie per evitare che «le cose si fermino». Fare questo significa sacrificio, disciplina e consapevolezza. La consapevolezza a volte può metterci di fronte a tante cose che non siamo riusciti a fare prima di partire, perché non ne siamo stati in grado o non abbiamo potuto. Cercare di scoprire perché «le cose si fermano» è la strada che porta a divenire skipper. Il bravo skipper, poi, grazie ad una concentrazione costante, farà in modo che «le cose non si fermino», per quanto è possibile.

Il MAY DAY è una chiamata di soccorso che si lancia quando lo skipper, per un suo limite o per causa di forza maggiore, non è più in grado di «gestire le cose» ma sono le cose che gestiscono, a schiaffi, lo skipper. A tutti può capitare e per questo è necessario stare attenti.

In questi ultimi anni il numero delle imbarcazioni da diporto si è incrementato notevolmente, in proporzione al numero di persone che decidono, dopo aver frequentato dei corsi di vela o conseguito la patente nautica, di noleggiare una barca. Anche il numero degli skipper che lavorano presso società di charter è aumentato, ma sappiamo benissimo che nel nostro paese, per quanto ci sia un’antica tradizione marinaresca, non è poi così facile imparare tutti i trucchi che fanno della navigazione da diporto una vera e propria arte. In tutta umiltà, questo libro ha la presunzione di candidarsi ad essere pezzo di un puzzle, infinito come il mare.

IL MANUALE DELLO SKIPPER

Indice degli argomenti:

  • Dotazioni e accessori per navigare in sicurezza
  • Caratteristiche dell’imbarcazione gli impianti interni, il motore, l’albero e l’attrezzatura di coperta
  • Accoglienza dell’equipaggio e istruzioni fondamentali
  • Preparazione dell’imbarcazione alla partenza e all’uscita dal porto
  • La randa e il fiocco: issata e ammainata
  • La riduzione della velatura
  • Durante la navigazione
  • Affrontare lunghe navigazioni
  • L’ancoraggio
  • L’ingresso in porto e l’ormeggio
  • Inconvenienti della navigazione e precauzioni da adottare
  • Il primo soccorso
  • La cambusa e la borsa dello skipper
© James Taylor
«Ho dedicato questo libro: "alla prima barca che mi regalerà l'Oceano in solitario". E alla fine mi ha portato su tutti gli oceani del mondo».
Giancarlo Pedote
© James Taylor
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