Il mio Vendee Globe #4PEOPLE. Così io resto a casa e mi alleno

Vendee Globe 4People

Il progetto Vendee Globe di Giancarlo si basa sul concetto di #4PEOPLE, un valore condiviso con gli sponsor Prysmian Group e Electriciens sans frontiéres. Questo concetto si riassume bene nell’affermazione di Hervé Gouyet, presidente di Electriciens sans frontières (Elettrici senza frontiere in Italia). «Siamo tre attori in missione: condividere le nostre energie per aiutare gli altri», chi ha bisogno, ad avere accesso all’energia elettrica.

L’energia elettrica è una risorsa più importante di quello che normalmente siamo propensi ad ammettere: la continua disponibilità la rende scontata. Giancarlo ne conosce bene il valore, in navigazione ad esempio al Vendee Globe deve pensare di vivere a bordo in autonomia elettrica per tre mesi. Mentre noi ormai non ci accorgiamo più del valore della luce che la notte illumina le strade, dando sicurezza a chi le utilizza.

La corrente elettrica ci permette di utilizzare gli elettrodomestici ormai numerosi in tutte le case che ci aiutano in vari lavori. Alimenta i computer e i cellulari che ci permettono di lavorare o restare in contatto con i nostri cari. L’elettricità fa funzionare gli strumenti medici negli ambulatori e negli ospedali e serve per la sanificazione degli ambienti comuni. In questo periodo è più facile rendersi conto della sua utilità: basta pensare a quanto sia fondamentale l’energia elettrica per i tanti malati. Ma anche per tutti noi, quando restiamo a casa: per scaldarci ed alimentare la TV per distrarci.

La riflessione di Giancarlo

È la riflessione di partenza di Giancarlo che, confinato a casa come tutti in questo periodo, continua a prepararsi per il Vendee Globe. « Essere #4PEOPLE, per me e i miei sponsor, è innanzitutto essere solidali con le persone che hanno bisogno. Di energia e acqua potabile, obiettivo principale dell’ONG Electriciens sans frontières che Prysmian Group ha invitato a salire a bordo con noi in questa campagna Vendee Globe; ma anche bisogno di protezione. Tutti abbiamo bisogno di proteggerci e di proteggere i nostri cari, ogni giorno e ancor più in questo periodo. Periodo in cui protezione significa seguire le disposizioni e prendere tutte le precauzioni. Per questo, come già dichiarato, Io resto a casa. »

Il fatto di prendere coscienza, io resto a casa e devo farlo per il bene comune non è scontato. È un’esperienza nuova per quasi tutti: trovarsi a vivere in uno spazio ridotto, seppur il proprio, con una limitazione della propria libertà. Si aggiungono in più anche tante preoccupazioni per se stessi, per la propria salute, per i propri cari, per la propria economia. È una situazione a cui le persone non sono abituate, che ha e che avrà delle conseguenze che scopriremo tutti insieme.

Io resto a casa, non significa smettere di vivere, né smettere di allenarsi

« In questo momento denso di comunicazioni e riflessioni, forse vale la pena fermarsi e osservare. Osservare le proprie reazioni, emozioni, pensieri. Per conoscersi meglio e imparare qualcosa di più su noi stessi e su chi vive insieme a noi », riflette Giancarlo. « Nel mio caso il confinamento significa soprattutto dover imparare a continuare la preparazione per il Vendee Globe in presenza costante dei bambini. 

Non è semplice mantenere costante il livello di produttività e nello stesso tempo essere a disposizione dei bambini che, giustamente, hanno bisogno dei genitori.  Per questo cerchiamo di separare le giornate: cerchiamo di dedicare ai bambini del tempo di qualità durante il giorno, per seguirli in questa nuova esperienza della scuola a casa. Cerchiamo di concentrare la sera tardi, la notte o la mattina presto, il lavoro più di concentrazione. Lasciamo al giorno attività che possono essere (spesso) interrotte, o condivise con i bambini. Penso all’allenamento fisico, il lavoro al computer fatto di sessioni che si possono interrompere e riprendere, la preparazione su temi pratici come cibo e abbigliamento… »

I diversi lavori di preparazione al Vendee Globe

Prepararsi per il Vendee Globe implica tanto lavoro alla scrivania: studio della meteorologia, dei software di navigazione, delle istruzioni e percorsi di regata. Il lavoro di organizzazione di file di verifica dei pezzi, dei file operazionali e di pianificazione: questi studi si fanno anche se “io resto a casa”.

C’è poi tutto il lavoro di “preparazione del quotidiano” a bordo: come l’alimentazione, per la quale è necessario prepararsi con largo anticipo. La selezione e scelta dell’abbigliamento, anch’esso da sperimentare per affrontare tutte le differenti condizioni climatiche che si possono incontrare in un Vendee Globe. Si può continuare a lavorare su una serie di temi che spesso rischiano di venire accantonati per privilegiare le priorità legate all’imbarcazione.

Come reinventare l’allenamento a casa

Per continuare a fare altri lavori in modalità “io resto a casa”, invece, è necessario adattarli al nuovo modus vivendi. È il caso delle riunioni con il team, gli sponsor e i collaboratori, che diventano virtuali grazie alle videoconferenze. È il caso dell’allenamento fisico quotidiano, necessario per un atleta. Così, ad esempio, le sessioni di allenamento in piscina e corsa di gruppo lasciano spazio ad allenamenti di rafforzamento muscolare. La palestra si trasferisce in garage o nel salotto di casa, con sessioni di cardio e HIIT per allenarsi sul posto o quasi.

« Ho sempre fatto molto sport ed è parte integrante della mia vita quotidiana. Anche se in questa particolare fase siamo chiusi in casa, non trascuro questo aspetto della preparazione della Vendee Globe », spiega lo skipper di Prysmian Group, che naviga assieme ai colori di Electriciens sans frontières. « Al momento, sto sostituendo le sessioni all’aperto con altre per il rafforzamento muscolare, (flessioni, addominali…), stretching e cardio-fitness, in particolare con esercizi di salto con la corda nel mio garage. »

 

allenamento a casa per Vendee Globe

 

“Mens sana in corpore sano”

Giancarlo ricorda e applica la famosa citazione della decima Satira di Juvenal: “Mens sana in corpore sano”, mente sana in corpo sano. Anche nell’antichità alcuni filosofi e studiosi avevano capito che per mantenere serena ed attiva la mente, l’esercizio fisico aiuta. Questo non vale solo per gli atleti che si preparano ad una sfida estrema come il Vendee Globe ma per tutti.

Per questa ragione Giancarlo cura molto la sua alimentazione e anche in questo periodo di quarantena continua ad avere una dieta equilibrata come sempre. La dieta è un fattore strategico nella vita di ogni atleta professionista e svolge un ovvio ruolo nel miglioramento delle prestazioni.

Di questo Giancarlo è pienamente consapevole e da tempo presta attenzione alla sua alimentazione, adattandola in base al tipo di allenamento fisico che fa. In navigazione, l’alimentazione cambia: deve essere composta da nutrienti specifici e assunta, quasi come una medicina, al momento opportuno.  È importante mantenere la giusta idratazione e l’assunzione adeguata di sali minerali nell’arco di tutta la giornata per compensare gli sforzi.

In questo periodo di confinamento, Giancarlo continua a mantenere una dieta equilibrata, adattandola alla tipologia di allenamento che riesce a fare.

Una dieta equilibrata

« Abitualmente, mangio molta frutta e verdura, che mi forniscono vitamine e minerali e un apporto naturale di acqua per favorire la reidratazione. Al mattino, a colazione, preparo frullati a base di latte vegetale (riso o mandorla, in genere), con frutta e un po’ di miele. Per pranzo e cena, prediligo le verdure crude o cotte e per integrare le proteine, mangio uova e pesce in abbondanza. Nella mia dieta abituale ho sempre mangiato poca carne e tendo a mangiarne sempre meno. Durante questo periodo di quarantena, assumo come integratore supplementare solo la vitamina C, per aiutare il mio sistema immunitario, ma non cambio le mie abitudini », racconta Giancarlo.


Su questi temi, sul continuare a vivere ed allenarsi anche durante la quarantena, Giancarlo è stato intervistato da Fabio Colivicchi del portale Saily. Nella video intervista “Pedote: Il lockdown del navigatore”, Giancarlo spiega il suo modo di allenarsi a casa in questo momento e restare concentrato sul suo obiettivo Vendee Globe.

L’intervista di Saily.it

 

intervista Saily
©Saily.it

Dove ti trovi ad affrontare la quarantena e con quale spirito lo stai facendo?

« Mi trovo a Lorient, a casa mia e il mio spirito è attualmente di pura osservazione. Senza particolare giudizio verso questa situazione. Non ce la siamo cercata, ma oggi è una realtà e come tutte le realtà vanno affrontate. Capisco la gravità della situazione ma riesco a relativizzare: non ci viene chiesto di andare a fare la guerra come è toccato ai nostri nonni. Parlo dei ragazzi della mia generazione, classe 1975. Credo che in fin dei conti restare nella propria casa al riparo in un momento in cui gran parte dell’umanità soffre e tanti sono in pericolo non sia una sfida impossibile. »

Come passi il tempo in questi giorni?

« Le mie giornate in questo periodo sono oltre modo piene forse più piene di quanto lo sono abitualmente nella mia vita normale. Il mio obiettivo resta sempre quello della partenza l’8 novembre per il Vendee Globe: il count down non si è fermato!

Chiaramente in questo momento l’attività è rallentata, mi trovo con i miei due figli, cinque e sei anni, a casa. Naturalmente hanno bisogno del tempo e della disponibilità del loro papà sia per giocare sia per fare i compiti. Cerco di lavorare la notte per recuperare tutto ciò che non riesco a fare di giorno. Allenarsi a casa non è sempre facile, ma in garage continuo gli esercizi che prima facevo all’aperto o in gruppo.

Come ti mantieni vicino alla vela?

Mi sto concentrando sull’organizzazione da fare a terra per poter partire per una regata come il Vendee Globe. Ad esempio a livello di tutti i materiali di rispetto da portare in una regata di questo tipo, senza scalo. Organizzare tutta la cambusa, avere le idee chiare, stilare una lista che sia la più specifica possibile in termini di gusti e di calorie. In modo poi da trasferire questo file a qualcuno del mio team che si occuperà di acquistare i prodotti. C’è da selezionare tutti i vestiti in termini di base layer, mid layer, cerate, da verificare con il mio sponsor tecnico Helly Hansen. Stiamo cercando di avanzare con la lista e guadagnare tempo per non porsi queste domande a pochi mesi dalla partenza.

In più mi sto concentrando moltissimo sullo studio della meteorologia, sulle analisi delle rotte fatte dai precedenti concorrenti del Vendee Globe. Quindi cerco di catalogare le situazioni tipiche che si possono incontrare durante tutto il percorso della regata. Sto elaborando dei quadri predefiniti su eventuali passaggi depressionari, ad esempio di depressioni che scendono dall’Australia o di fronti freddi che statisticamente sono presenti al largo dell’Argentina. Reperisco tutti i casi più classici da un punto di vista meteorologico che si possono incontrare durante il percorso. Su questa base elaboro delle risposte per adottare la strategia migliore in base al quadro meteo al momento del Vendee Globe. »

Quali riflessioni ti suscita questa esperienza?

« Questa esperienza mi suscita sensazioni simili a quando vivo delle regate in solitaria perché chiaramente noi navigatori siamo confinati su una barca. I mezzi di comunicazione sono pochi e lo spazio del confinamento è molto più ristretto in barca che in una casa. Un fattore importante anche al Vendee Globe è la gestione del sonno: spesso non si hanno ritmi regolari e le ore di riposo sono poche. La scomodità di questo genere di barche crea difficoltà in tutte le abitudini quotidiane come consumare un pasto caldo o farsi una doccia.

Quindi direi che questo momento di confinamento lo vivo senza particolari difficoltà perché è molto più leggero di quello a cui sono abituato normalmente. Fondamentalmente resto molto concentrato sui miei obiettivi, scadenze e programmi perché voglio ripartire in assoluto sprint e vigore quando tutto questo sarà finito. Per il resto lo vivo questo periodo indefinito godendo della presenza dei miei figli e di mia moglie, senza perdere mai la concentrazione. »


L’importanza del pensiero positivo

« L’altra sera ho fatto una riunione in video call con il mio preparatore mentale e il mio chinesiologo, con i quali sono anche amico. Abbiamo parlato di questa pandemia, della necessità di proteggere se stessi e gli altri con rispetto, buon senso, sistemi semplici e naturali per stimolare le proprie difese immunitarie.

Soprattutto abbiamo parlato dell’importanza di mantenere un pensiero positivo, di combattere sia l‘indifferenza sia il panico. In questo momento di confinamento, il nostro stato d’animo non cambierà la realtà delle cose, non influenzerà il decorso della pandemia. L’unica cosa da fare è cercare di essere d’aiuto e mantenere le nostre menti positive come faccio io concentrandomi sul mio progetto Vendee Globe. » 

A casa abbiamo fatto un cartello di divieto di entrare, e lo abbiamo messo nella porta di uscita, con uno smiley perché non è un divieto cattivo: è un divieto che fa bene a noi stessi e al mondo. Un divieto #4PEOPLE».

Affrontare una depressione

« A volte penso che vivere una pandemia sia come affrontare una depressione in una semplice traversata o al Vendee Globe. All’inizio rinforza il vento e il mare si ingrossa, il cielo si copre e la pioggia è battente. La barca viene sferzata da onde importanti e sai che inizia un momento duro. Diventa sempre più difficile svolgere tutte le azioni quotidiane più normali, come farsi da mangiare e dormire. 

Poi arriva il momento in cui ci navighi contro, in cui la incontri in tutta la sua forza. Sei completamente concentrato nel momento presente, spendi tutta l’energia per tenere in sicurezza la barca e non sai quanto durerà. La barca rolla e beccheggia sempre più forte, tu ti bagni in continuazione a causa di pioggia e onde. 

È il momento in cui dobbiamo metterci in modalità casco e visiera, guanti e mascherina, e cercare di tenere duro il più possibile. Sappiamo che presto attraverseremo il centro depressionario, quindi il fronte freddo normalmente associato e a questo seguirà la coda della depressione. »

Resistere per uscirne più forti

« Si capisce che tutto sta per finire, che poi il vento calerà pian piano, la pioggia smetterà, la barca riprenderà un’andatura tranquilla. Il sole caldo asciugherà i vestiti e le ossa del corpo intirizzito, potrai di nuovo mangiare pasti completi e riposare veramente. Allora si apprezzano tutti i piaceri semplici delle azioni normali quotidiane, la bellezza della natura e ci si sente più forti e consapevoli. Si sa di aver passato la depressione, di aver vissuto tutta l’esperienza, di aver sofferto, faticato ma di avercela fatta.

Spero che dopo la pandemia anche le persone riusciranno a far tesoro di questa difficile esperienza e ad apprezzare  le cose importanti della vita. Questo è il mio augurio per l’umanità.  Speriamo che questa situazione si risolva, reagendo per quanto possiamo in maniera propositiva: cerchiamo di aiutare medici, infermieri, farmacisti. Rispettiamo le regole, mantenendoci sempre positivi, tutti uniti come un team, così quando usciremo dal sistema depressionario, potremo ritornare a navigare più forti di prima. Che sia per il Vendee Globe 2020 o per il Vendee Globe che è la vita di ognuno di noi. Intanto Io resto a casa e mi preparo. »

 


Approfondimenti

Fabio Colivicchi è direttore e editore di Saily.it. Laureato in Giurisprudenza con una tesi sugli Interessi Collettivi nel Diritto Amministrativo. Da 35 anni nel mondo della vela come regatante, istruttore, giornalista, imprenditore, dirigente. Fondatore del mensile Fare Vela, per 16 anni responsabile della comunicazione FIV, ideatore e organizzatore del Vela Show di Viareggio, fondatore e direttore del media globale e web TV Saily.it. Conduttore e telecronista. Consulente del programma di Rai Uno Lineablu. Autore di tre libri (sul Moro di Venezia e su Luna Rossa) e della voce «Vela» per l’Enciclopedia Treccani.

Saily.it è nato nel 2010 (dieci anni nel 2020!) come primo media globale dedicato al mondo della vela: magazine, TV, social. In questi anni di grande trasformazione del mondo dell’informazione, da “nativo digitale” si è ritagliato uno spazio di riferimento ed è oggi leader per audience e autorevolezza nella comunicazione velica.

Che cos’è la meteorologia? La conquista umana del cielo

che cos'è meteorologia?

Un bisogno ancestrale dell’uomo di capire e forse anche di dominare la natura dà vita alla meteorologia come scienza e come conquista umana. In un excursus storico risponderemo alla domanda che cos’è la meteorologia.

Da tempi immemori l’uomo alzando gli occhi al cielo ha cercato di decifrare i segnali e prevedere le conseguenze dei fenomeni naturali. Nel corso della storia tanti studiosi hanno accettato il retto di capire la dinamica dei fenomeni meteorologici inventando strumenti e tabelle per inquadrarli. Il termometro, l’igrometro, l’anemometro, il barometro sono alcuni delle invenzioni che hanno scandito le tappe della scoperta della scienza dei fenomeni atmosferici.
Fino ai tempi moderni in cui non ci chiediamo più che cos’è la meteorologia ma abbiamo a disposizione mezzi informatici per le previsioni meteo. Apriamo il nostro smartphone e i difficili modelli numerici della meteorologia atmosferica vengono semplificati e resi fruibili a tutti.
Approfondiamo le tappe umane che hanno segnato lungo tutta la storia i tentativi, le ipotesi, la conoscenza ed infine la scienza.
  • Definizione
  • Meteorologia nell’Antica Grecia
  • I primi strumenti di misurazione tra Medioevo e Rinascimento
  • Le basi della meteorologoa moderna: Seicento e Settecento
  • La meteorologia nautica

Definizione di meteorologia

Che cos’è la meteorologia nell’etimologia della parola? Deriva dal greco antico meteora: fenomeni celesti e -logia: scienza, quindi la scienza che studia i vari fenomeni naturali dell’atmosfera terrestre. Ci sono vari campi quali lo studio dei fenomeni dinamici, termodinamici, ottici o elettrici che si verificano in natura. La più conosciuta meteorologia per noi è quella definita descrittiva che si occupa della descrizione dei fenomeni meteorologici quali nubi, venti e precipitazioni.
Parlando di questa scienza non si può trascurare di trattare le previsioni meteorologiche, che raccogliendo dati sulla situazione dell’atmosfera ne stima l’evoluzione. La vera svolta nelle previsioni meteorologiche avviene con l’ invenzione del telegrafo elettrico nel 1837, brevettato qualche anno dopo ad opera di Samuel Morse. Nella seconda metà dell’Ottocento finalmente i bollettini meteorologici venivano inviati e ricevuti all’istante quindi la navigazione ne trasse beneficio in sicurezza.

Gli studi nell’ Antica Grecia: che cos’è la meteorologia per gli antichi?

I primi a tentare l’interpretazione dei fenomeni atmosferici sono i Babilonesi che già nel VII secolo a.C. studiavano le forme delle nuvole. Si tratta sicuramente di un metodo primordiale, la meteorognostica, cioè la conoscenza attraverso il riconoscimento delle forme con l’aggiunta di elementi di astrologia. Il tramandarsi di queste esperienze tra generazioni viene ripreso ed arricchito dai Greci ma anche dai Cinesi e dagli Arabi.

Che cos’è la meteorologia per gli Antichi Greci? La definizione stessa fu coniata da questa civiltà che per prima dà un taglio scientifico allo studio dell’origine dei fenomeni atmosferici. Aristotele nel 340 a.C. scrisse il libro Meteorologica, seguito poi dal suo allievo Tefrasto che scrisse il Libro dei segni. Il primo basato più su osservazioni e speculazioni, il secondo è incentrato più sulla previsione, catalogando attentamente i tipi di sereno, pioggia e temporale. Tra gli studiosi dell’antica Roma: Plinio il Vecchio nel secondo libro della Naturalis Historia e Pomponio Mela che crea un sistema di zone climatiche.

Evoluzione della meteorologia tra Medioevo e Rinascimento

Nel Medioevo le previsioni venivano fatte in base all’osservazione di pianeti e stelle, infatti in questo periodo nascono i primi almanacchi. Inizialmente contengono solo le tavole astronomiche per i giorni della settimana poi vengono integrate anche con informazioni per l’ agricoltura. Nel mondo arabo, il medico Avicenna con i suoi studi sulla fisica è il primo ad inventare il termometro per misurare la temperatura dell’aria. Con la rinascita di tutte le scienze nel Cinquecento, iniziano le invenzioni di strumenti più specifici per la categorizzazione dei fenomeni meteorologici.

Che cos’è la meteorologia nel Rinascimento? Grazie all’impulso dei viaggi di scoperta Oltreoceano anche grandi inventori e scienziati come Leonardo da Vinci e Galileo Galilei implementano le ricerche. Inizio 1500, Leonardo progetta l’igrometro meccanico per stabilire l’umidità dell’aria, costruisce un anemoscopio e ne progetta uno a lamina metallica, come descrive nel Codice Atlantico. Mentre Galileo Galilei, o forse l’amico Santorio, inventa un misuratore di temperatura, che ispirerà i termometri moderni.

Il Seicento e il Settecento: la base della meteorologia moderna

Verso la metà del XVII secolo, nel 1657, Ferdinando II de’Medici crea all’Accademia del Cimento (Firenze) un gruppo di scienziati che indagano l’atmosfera. Organizza anche un osservatorio meteorologico internazionale: gli studiosi di tutta Europa attuano il rilevamento dei fenomeni atmosferici fondamentali (pressione, temperatura, vento, umidità).
Un altro inventore applica questo metodo scientifico rigoroso, Evangelista Torricelli creatore del tubo di Torricelli o barometro per misurare la pressione atmosferica. Qualche decennio dopo, nel 1667, Robert Hooke, scienziato inglese, crea un anemometro migliorando la prima versione di Leon Battista Alberti del 1450. Poi, oltre al progetto dell’Osservatorio di Greenwich, gli si attribuisce l’ intuizione di usare i valori di pressione atmosferica per le previsioni meteo.
che cos'è la meteo? torricelli

La meteorologia nel Settecento e l’Illuminismo

Che cos’è la meteorologia nel Settecento, l’epoca dei Lumi? I fenomeni naturali vengono approfonditi e anche la società riconosce l’importanza di questa scienza, infatti nascono anche due nuovi osservatori internazionali. In Francia ad opera dell’Accademia delle Scienze e in Gran Bretagna ad opera della Royal Society. Tra le scoperte, George Hadley spiega la corretta circolazione atmosferica globale, dando il nome alla circolazione atmosferica in zona tropicale detta “cella di Hadley”.

I progressi nel campo della fisica e della chimica aiutano ad accrescere le conoscenze anche dei fenomeni naturali meteorologici. Ad esempio, Benjamin Franklin, scienziato e politico statunitense, nel 1752 sperimenta l’elettricità atmosferica con l’ aquilone per la cattura dei fulmini. Mentre nel campo della chimica il francese Antoine Lavoisier analizza la composizione dell’acqua e scopre la composizione dell’aria: una miscela di gas.

Che cos’è la meteorologia nautica?

I padri della previsione meteorologica scientificamente riconosciuta sono Francis Beaufort, l’ inventore della famosa scala dei venti e il suo allievo Robert Fitzroy. Sir Francis Beaufort è un personaggio della marineria inglese, fin da giovane preferiva il mare alla scuola e si imbarca a dodici anni. Nel 1805 delinea, durante una campagna in America del Sud, l’idrografia del Rio de la Plata, quindi è anche un cartografo. A quel tempo risale l’ invenzione della famosa “Scala Beaufort”, scala dei venti divisa in dodici gradi di intensità.

 

che cos'è la meteorologia? scala Beaufort

 

Spiega gli effetti che il vento provocava al mare e alle navi, tenero conto che si riferiva a navi da guerra dell’epoca. Il valore è dato dal voler creare un’unità di misura uniforme a livello internazionale; su questa linea vengono creati anche degli Atlanti delle nuvole. Beaufort nella sua vita copre il ruolo di capo dell’Istituto Idrografico, Ammiraglio ed esploratore, contemporaneo a Darwin che conosce. Uomo di mare e delle istituzioni che con le sue intuizioni pone le basi per la meteorologia nautica dei tempi moderni.

Nell’ agosto del 1861 per la prima volta sul Times vengono pubblicate le previsioni del tempo, inizia una nuova era.

Nel XX secolo vengono fatte altre scoperte ed invenzioni che verranno potenziate dallo sviluppo dei computer elettronici programmabili per la previsione meteorologica numerica.

Il viaggio alla scoperta su che cos’è la meteorologia ci porta a far incrociare due mondi: scienza e mare, osservazione e navigazione. Una simbiosi che si rafforzerà purtroppo nel Novecento con gli eventi bellici ma che poi porterà applicazioni per la navigazione commerciale e da diporto.

Dall’ Ottocento ad oggi, meteorologia per i marinai, navigatori e velisti è sicurezza: prevedere una burrasca aiuta a cambiare rotta e salvare delle vite. La conoscenza dei fenomeni atmosferici ha diminuito il timore ancestrale della natura selvaggia ma senza togliere l’umiltà degli uomini saggi verso la natura.

 

Approfondimenti

Infine alcuni dei tantissimi modi di dire legati alla meteorologia, provenienti dalla tradizione, che forse ci strappano un sorriso ma spesso sono veri!

  • Aria rossa, o piove o soffia
  • Canta il gallo in prima sera, o s’annuvola o s’asserena
  • Quando la rondine vola male, s’avvicina il temporale
  • Se il sole la neve indora, neve, neve, neve ancora
  • Vento di tramontana dura così: o tre o sei o nove dì
  • Tre nebbie fanno una piova, due fanno una bora
  • Se l’arcobaleno t’appare la mattina bada che il brutto tempo si avvicina
  • La tramontana quando nasce di notte non dura più di un piatto di fave cotte
  • Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello
  • Rosso al mattino, acqua in arrivo
  • Rosso di sera, bel tempo si spera
  • Luna sentada, mariner en pie.
  • Tempo chiaro e dolce a Capodanno, assicura bel tempo tutto l’anno.
  • A Gennaio l’Epifania tutte le feste le porta via, poi arriva San Benedetto che ne riporta un bel sacchetto!

Li trovate anche divisi per mesi sul sito: http://www.centrometeo.com/articoli-reportage-approfondimenti/meteo-life/5275-proverbi-meteo-saggezza-popolare-tempo

 

 

 

 

Io resto a casa e vi spiego perché

causa situazione io sto a casa

Il mio pensiero va alle persone malate che soffrono fisicamente. A chi è in ospedale, isolato, pensando ai suoi cari a casa con il dubbio di rivederli. A chi è malato e chiuso in casa da solo, o con la sua famiglia temendo di contagiarla.

Il mio pensiero va alle persone che rischiano per aiutare le persone che soffrono fisicamente. Ai medici impegnati al fronte e a tutti coloro che, lavorando nella sanità, rischiano la propria vita. Al medico di base che torna a casa alle 22 dopo aver visitato 70 pazienti ed ha terrore di abbracciare sua moglie e i suoi figli; a chi lavora in farmacia e incontra 100 pazienti al giorno, terrorizzati dai possibili contagi da virus… Penso agli infermieri, a tutto il personale medico e paramedico che in questo momento è mobilitato per salvare delle vite.

Penso alle persone che rischiano a causa di coloro che non rispettano le regole: penso ai corpi di polizia e all’esercito, che devono controllare le persone che, per un motivo o per un altro, in questo momento non restano a casa.

Il mio pensiero va a tutte le persone che in questo momento non rischiano la vita, ma hanno grandi preoccupazioni che gli impediscono di dormire la notte. Perché si sentono responsabili dei dipendenti che devono lasciare a casa, impossibilitati a svolgere il proprio lavoro, e perché temono che se questa situazione durerà troppo a lungo, non sapranno come pagare gli stipendi. Penso al capo dell’azienda di migliaia di dipendenti piuttosto che a chi ha dovuto chiudere il proprio bar, ristorante, il piccolo negozio o una piccola società.

A tutte le persone costrette a fermare la propria attività pur avendo spese da pagare tutti i mesi. Ma anche a quelle che fanno attività che non hanno spese, ma che sono la loro fonte di sostentamento: chi si occupa degli aiuti domestici e non può più lavorare perché i loro clienti hanno paura di essere infettati. Persone che spesso non hanno grossi risparmi sui quali contare in periodi come questi.

Penso a tutte queste persone, che prima di addormentarsi soffrono, si girano nel letto e non riescono a trovare il sonno perché sono molto preoccupate dalla situazione.

Sicuramente non ho citato molti casi, ma il mio pensiero va a tutti coloro che soffrono, fisicamente, emotivamente o psicologicamente.

Si tratta di una crisi. Siamo in un momento di crisi mondiale, che si riflette nella vita di ognuno. Siamo in una situazione di crisi che non era stata immaginata o prevista, a cui probabilmente ben pochi avevano preventivato una reazione. Io non ho esperienza di questo. Quasi nessuno di noi ce l’ha. Ma sono preoccupato per tutta questa sofferenza e mi chiedo: io cosa posso fare?

Noi, che non siamo medici, non possiamo aiutare in maniera dirette queste persone. Quello che possiamo fare per aiutarle è cercare di limitarsi, di autocensurarsi il più possibile per evitare la propagazione del virus. È per questo che Io resto a casa.

 

 

Causa situazione Giancarlo decide di fermarsi
© MARTINA ORSINI

 

Credo che in questo momento, la cosa più importante sia quella di cercare di mantenere la calma, e prendere coscienza della situazione. È inutile nascondersi, non porta a niente di buono ignorare la situazione. In barca se abbiamo un problema dobbiamo risolverlo subito o le cose precipitano in fretta, o si è capaci di affrontare le cose di petto o si affonda.

In questa situazione non è il momento di puntare il dito sull’altro, bisogna pensare di dare il 100% di noi stessi. È il miglior modo per dare l’esempio agli altri e convincere gli altri a fare la stessa cosa. Dare il 100% di sé e basta.

Dobbiamo fare uno sforzo collettivo e smetterla di parlare male degli altri, il modo migliore per convincere è l’esempio.

Utilizziamo le nostre energie in maniera costruttiva: cerchiamo di essere tutti di aiuto per mantenere le nostre menti positive. Quindi restare uniti, restare forti, ritrovare il piacere delle cose semplici: leggere un libro, raccontarsi delle storie, richiamare degli amici di cui abbiamo perso i contatti per sapere come stanno. Non per chiedere un favore, ma per fare due chiacchiere, per condividere e creare legami più forti. Potremo cercare di fare l’esercizio di trovare tutti i giorni almeno tre punti positivi della giornata per cui è valsa la pena di essere rimasti in casa.

Sicuramente le preoccupazioni sono tante, ma girarsi nel letto sentendosi impotenti non ci aiuterà ad uscire dalla situazione. Viceversa, avere un atteggiamento positivo permette al nostro sistema immunitario di mantenersi alto e efficace. Fa star meglio noi stessi, chi vive con noi, ed è una maniera di aiutare la società: mantenere e trasmettere questa positività alle persone che in certi momenti possono vedere le cose più scure di noi, aiuta tutti.

Gli uccelli continuano a cantare tutte le mattine, il mondo guarirà. Io ci credo.

Forza mondo, forza noi,

Giancarlo.

La decisione di Giancarlo in risposta al Coronavirus.

La decisione di rinviare il varo

La decisione: il team Prysmian Ocean Racing rimanda il varo.

L’IMOCA Prysmian Group resterà nel cantiere in attesa dell’evoluzione della situazione e il varo previsto mercoledì 18 marzo, verrà rimandato a data da definire.

«Sono abituato a dare sempre il massimo, a non lasciare. Sono abituato a prendere decisioni senza farmi coinvolgere dalle emozioni: è fondamentale in un lavoro come il mio. Ma prima della razionalità, della caparbietà e delle emozioni ci sono le priorità. C’è l’etica.

Ci sono momenti in cui dobbiamo essere capaci di mettere da parte i nostri obiettivi e le nostre ambizioni. Momenti in cui dobbiamo mantenere l’equilibrio depurando i pensieri da paure, rabbia, orgoglio, tristezza, preoccupazioni, egoismi. Questo è uno di quei momenti, un momento in cui ci sono delle persone che stanno soffrendo, andando all’ospedale e altre che vivono nella paura. Siamo, sono, davanti a una crisi, che questa volta non si presenta in mare, ma a terra. Si chiama Covid 19 ed è un’emergenza per quanto mi riguarda collettiva. Non è un problema degli altri, non è un problema che riguarda gli Stati. Riguarda me, in quanto uomo e cittadino e mi sento responsabile delle mie azioni». 

Una decisione difficile e improvvisa.

Così Giancarlo spiega la decisione presa stamattina di interrompere le attività del suo team, rimandando tutti a casa, dalle proprie famiglie, a proteggersi. Una scelta libera, presa prima che il governo francese decidesse ulteriori eventuali restringimenti.

«Prima di essere uno sportivo, sono un uomo e un padre di famiglia. Ciascuno di noi è coinvolto, non solo in quanto possibile malato, ma anche in quanto possibile veicolo di contaminazione per gli altri. Quando dico gli altri non penso solo alla mia famiglia. Seguo le vicissitudini italiane con grande apprensione, e cerco quindi di agire con criterio e umanità. Se la pandemia Covid 19 dovesse passare nei libri di storia, non vorrei che i miei figli studiandola mi dicessero: “Ma papà tu, a parte i tuoi obiettivi di fare il giro del mondo, non ti sei preso cura dell’umanità in un momento così importante?”».

 

Giancarlo rinvia il varo causa Covid 19
©RivaCom

 

Il sostegno di Prysmian Group

Prysmian Group, storico sponsor di Giancarlo, e Electriciens sans Frontières, partner del progetto Vendée Globe 2020, sostengono la sua decisione.

Francesco Zecchi, Marketing Director South Europe Region at Prysmian Group e presidente di Prysmian Ocean Racing, dichiara: «In considerazione dell’evolversi della situazione riguardo all’aumento estremamente preoccupante dei casi di contagio del Covid e in considerazione delle misure precauzionali raccomandate e adottate progressivamente in tutti i paesi toccati, noi di Prysmian Ocean Racing abbiamo deciso di privilegiare la sicurezza del nostro team e del nostro progetto sportivo mettendo in stand-by i preparativi per la rimessa in acqua della barca prevista a metà di questa settimana. Continueremo a monitorare attentamente l’evoluzione della situazione e ci allineeremo alle disposizioni di sicurezza prese a livello nazionale. Per noi di Prysmian Group la sicurezza dei nostri collaboratori e delle persone in generale è la cosa più importante, così come minimizzare l’impatto sulla continuità delle nostre operazioni».

 


Approfondimenti

Traversata atlantica a vela: un’impresa audace

traversata a vela in Oceano Atlantico a vela

Da sempre nella storia della nautica, la traversata atlantica a vela è considerata un’impresa audace: inizialmente, era la rotta per trovare nuovi mercati esotici. In epoca moderna è diventata campo di prova per misurare il coraggio e l’abilità di grandi marinai che si sono cimentati in mitiche regate. Su grandi imbarcazioni o piccole come i Mini 6.50, il viaggio attraverso l’Oceano Atlantico promette di appagare la sete di avventura e libertà. Inoltre, è stimolo per creare innovazioni tecniche che sono state applicate migliorando nel tempo tutte le imbarcazioni a vela.

Una panoramica sulla travesata atlantica a vela, la storia, le barche, le rotte e la meteorologia, con approfondimenti su:

  • la storia delle prime regate
  • la prima regata in solitario
  • la storia dei Mini 6,50
  • il viaggio in versione crociera
  • Oceano Atlantico: le rotte
  • rotta e meteo di Giancarlo Pedote alla Transat CIC

Traversata atlantica a vela: dai viaggi di esplorazione…

Nel X secolo, i vichinghi capitanati da Leif Erikson, sono i primi ad aver attraversato l’Atlantico sulle loro imbarcazioni dette Dreki o Drakkar. La rotta naturale per loro era navigare dalla Groenlandia al Canada, nelle province di Terranova e del Labrador. Ma è Cristoforo Colombo, il primo navigatore che ha dato il via all’ esplorazione dell’Oceano Atlantico e alla colonizzazione del continente americano nel 1492. Fino al 1870 circa, la pesca e i commerci hanno continuato a svilupparsi finché le navi a vapore hanno soppiantato quelle a vela.

Cartegeografiche della traversata atlantica a vela
©mangialibri.com

… alle prime regate

L’epoca d’oro della nautica da diporto, quindi animata da solo spirito sportivo e ludico inizia appena nel XIX secolo. Nel 1816 l’americano George Crowninshield sul suo brigantino Cleopatra’s Barge è il primo a compiere una traversata atlantica a vela senza fini commerciali. La rotta che scelgono andava dal Massachussetts al Mediterraneo e sembra nella spedizione ci fossero anche implicazioni politiche con Napoleone. La prima regata transatlantica da New York, Stati Uniti all’isola di Wight in Inghilterra si corre nel 1866. Tre golette, Fleetwing, Vesta ed Henrietta lottano per il premio di 90mila dollari in mezzo all’Oceano Atlantico. Dopo una navigazione di più di 3000 miglia, vince Henrietta dell’armatore James Gordon Bennett Junior che compie l’impresa in 13 giorni, 21 ore e 45 minuti.

La prima regata transatlantica da est a ovest, da Cork, Irlanda a New York, Stati Uniti è del 1870. La goletta Cambria, condotta da James Ashbury vince su Dauntless, percorrendo le quasi 3000 miglia in 23 giorni, 5 ore e 17 minuti. Bisogna attendere i primi ‘900 per le prime regate in Oceano Atlantico con ampia partecipazione di concorrenti. Nel 1905, l’ultimo imperatore di Prussia e Germania, Guglielmo II lancia la sfida a gareggiare contro il suo yacht Hamburg. Dieci concorrenti di cui due inglesi e otto americani, partecipano alla traversata transatlantica sulla rotta Cornovaglia – New York. Vince la veloce goletta Atlantic, armata con tre alberi, che segna il record di percorrenza di 12 giorni, 4 ore.

La prima regata in solitario attraverso l’ Oceano Atlantico

La prima traversata atlantica a vela in regata in solitario risale al 1960, quando il Royal Western Yacht Club organizza la prima OSTAR. L’ acronimo sta per Observer Single – handed  Trans Atlantic Race, così soprannominata per la sponsorizzazione del quotidiano The Observer. I partecipanti sono cinque: quattro skipper inglesi ed uno francese e si sfidano sulla rotta est – ovest, da Plymouth a Boston. Conquista il podio dopo 40 giorni, 12 ore e 30 minuti, Francis Chichester, inglese di 59 anni sul 40’ Gipsy Moth III. Il navigatore inglese fu insignito del titolo di “Sir” in seguito alla sua vittoria al giro del mondo senza scalo del 1966. Dai suoi diari di bordo, emerge uno stile di navigazione della traversata atlantica a vela molto diversa da quella attuale.

Navigazione astronomica con pochi strumenti a disposizione, attrezzatura della barca e personale basica: niente gps, niente cerate, niente comunicazione satellitare. La cambusa che descrive – che include anche la birra – farebbe inorridire qualsiasi preparatore degli atleti moderni, senza contare il peso caricato. Eppure lo spirito della traversata atlantica a vela è lo stesso di quello che anima i navigatori di oggi. Mettersi alla prova e tentare un’impresa audace in mezzo all’Oceano Atlantico, l’uomo che riscopre come sopravvivere nella natura.

La partecipazione italiana

Le edizioni della OSTAR – traversata atlantica a vela che nel tempo ha cambiato varie volte nome – hanno una cadenza di quattro anni. Ricordiamo la prima partecipazione italiana nell’edizione del 1972, Franco Faggioni ottiene il 9° posto sulla sua barca a vela di 50,5 piedi, Sagittario. La prima vittoria di un navigatore italiano risale invece al 2005 quando Franco detto “Ciccio” Manzoli vince nella categoria trimarani. Con il suo Cotonella, ottiene un tempo di percorrenza dell’Oceano Atlantico nord di 17 giorni, 21 ore e 41 minuti.

Per vedere tutte le classifiche vai su  http://it.wikipedia.org/wiki/Transatlantica_in_solitario.

Lo spirito Mini: la più estrema traversata atlantica

Dopo le prime avventurose esperienze di traversata atlantica a vela dei pionieri, si sviluppano due tipi di manifestazioni create da inglesi o francesi. Le regate attraverso l’Oceano Atlantico per i diportisti quindi organizzate su rotte sicure, come la Arc o la Transat des Alizés. E le regate dei professionisti come appunto la Ostar o la Route du Rhum che osano rotte più settentrionali e rischiose per la meteorologia.

Interessante è il fenomeno che si crea negli anni 70 ad opera di Bob Salomon, navigatore inglese di grande esperienza. Nel 1972 partecipa alla Ostar e rimane colpito da tante barche sponsorizzate e da tanti skipper con più risorse che talento. Secondo lui, si stava perdendo lo spirito vero della navigazione quindi decise di creare una regata transatlantica dal vecchio al nuovo continente. Salmon pone le basi della Mini Transat: barche a vela dalle dimensioni ridotte, con piccolo budget per dare la possibilità a tutti di cimentarsi in questa impresa.

Nel 1977 parte la prima edizione della Mini Transat, traversata atlantica a vela, 23 navigatori partono da Penzance, Cornovaglia verso Antigua. Durante questa prima sfida si distingue un’imbarcazione di 6,4 metri, il Muscadet, barca a spigolo, fabbricata in compensato marino. Le sue caratteristiche la rendono ideale per la navigazione d’altura e mettono le basi per il progetto dei primi Mini 6.50.

Mini 6,50 un banco di sperimentazione per skipper e progettisti

Negli anni la Mini Transat diventa sempre più competitiva sia per la preparazione degli skipper sia per la tipologia delle barche. Il percorso della traversata atlantica a vela varia, nel 2019 parte da la Rochelle, prima tappa a Las Palmas e arrivo in Martinica. Infatti, il regolamento pone come unico limite la lunghezza delle barche  di 6,5 m: per il resto spazio libero alle rivoluzionare soluzioni dei progettisti. I Mini 6,50, essendo barche piccole, sono ideali per le sperimentazioni di attrezzature da portare anche sui grandi 50’ o 60’ oceanici a vela.

Ad esempio, Michel Desjoyeaux progettò la prima chiglia a basculante e poi la soluzione dai Mini passò a tutti gli Open. In edizioni più recenti, c’è stata la sperimentazione della prua tonda, come su Prysmian ITA 747 di Giancarlo Pedote, una rivelazione nelle prestazioni. Mentre la strumentazione a bordo è da sempre ridotta a un gps non cartografico, la radio VHF e la radio SSB.

Una regata, una classe, uno stesso spirito di gruppo, quello dei ministi. Sono skipper appassionati e sognatori ma anche dalle grandi capacità marinaresche per poter affrontare 4000 miglia in solitario attraversando l’ Oceano Atlantico. Infatti, tutti i grandi velisti solitari si sono formati in questa classe: forse ancora oggi è la traversata atlantica a vela più estrema.

Visita il sito della Classe Mini Italia: http://www.classemini.it

Giancarlo Pedote navigando sul Mini 6,5
©Guillaume GRANGE

Il viaggio in versione crociera

Da una regata estrema, in solitario, su “barchette” super tecnologiche passiamo a una manifestazione della nautica da diporto oceanica. Senza togliere comunque il merito a tutti i marinai che almeno una volta hanno potuto sperimentare la magia di una traversata atlantica. ARC acronimo per Atlantic Rally for Cruiser nasce nel 1986: alla prima edizione parteciparono 204 imbarcazioni a vela, portabandiera di 24 nazioni. Attualmente, il World Cruising Club, che organizza la regata ha dovuto porre un limite alle iscrizioni, a circa 200 imbarcazioni, per problematiche logistiche. All’arrivo ai Caraibi a Santa Lucia, il Rodney Bay Marina non poteva ospitare un numero maggiore di partecipanti.

La filosofia che anima questa manifestazione è attraversare l’Atlantico, su una rotta sicura e con imbarcazioni di varia metratura ma non sempre competitive. La rotta della traversata atlantica a vela, pur variando negli anni, va dalle Isole Canarie ai Caraibi, da Gran Canaria a Santa Lucia. La partenza è programmata sempre ai primi di dicembre per poter sfruttare gli Alisei, dei venti costanti e stagionali da nord – est. L’organizzazione fornisce sempre assistenza ai partecipanti: più di mille velisti, un po’ vagabondi del mare partecipano ogni anno a questa grande regata oceanica. Sulle banchine alla partenza e all’arrivo si creano nuove amicizie e conoscenze tra il popolo del mare. Forse questo è il messaggio da imparare da questa regata: intrecciare relazioni umane anche in mezzo all’Oceano Atlantico.

Oceano Atlantico: le rotte per la traversata

Partendo dal Mediterraneo di solito si sceglie una rotta Sud: usciti dalle antiche Colonne d’Ercole, attuale Gibilterra si naviga a sud- ovest. Si fa scalo alle isole Canarie o alle Isole di Capo Verde per le ultime provviste prima di proseguire verso i Caraibi. Cristoforo Colombo all’epoca delle prime spedizioni aveva sfruttato questa situazione meteorologica per compiere la sua traversata atlantica a vela. Anche gli altri esploratori degli oceani avevano stabilito non a caso una rotta verso ovest per circumnavigare il globo. Infatti, tentavano di sfruttare con le loro navi a vela gli Alisei, venti costanti chiamati dai navigatori inglesi anche trade winds cioè venti del commercio.

I regatanti in competizioni agonistiche estreme come quelle affrontate da Giancarlo Pedote di solito partono dall’Inghilterra o dalla Bretagna. La traversata dell’Oceano Atlantico a nord o rotta diretta comporterà attraversare una zona di venti variabili lungo il suo asse maggiore.

 

Approfondimenti geografici

Oceano Atlantico e isole della Macaronesia sulla rotta della traversata atlantica a vela

L’Oceano Atlantico, dalla mitologia greca “mare di Atlante”, si sviluppa per il 20% della Terra ed è secondo per estensione solo al Pacifico. Incontriamo picchi di profondità di più di 9000 metri ma la profondità media si aggira attorno ai 3500 m. Si divide in Atlantico settentrionale e meridionale e il campo di regata di Giancarlo sarà nel primo settore.

Molte isole di origine vulcanica si sono formate nella storia della Terra. Le regate transatlantiche a vela fanno abitualmente scalo nelle isole della Macaronesia.

  • Le Isole Canarie, regione più a sud della Spagna sono sette isole maggiori: Tenerife, Fuerteventura, Gran Canaria, Lanzarote, La Palma, La Gomera, El Hierro.
  • Le isole di Capo Verde, amministrate dal Portogallo si dividono naturalmente per la posizione geografica in due gruppi. Quello di Barlavento o Sopravento ( Santo Antão, São Vicente, Santa Luzia (disabitata), São Nicolau, Ilha do Sal e Boa Vista. E quello di Sotavento o Sottovento (Maio, Santiago, Fogo e Brava).
  • L’ arcipelago di Madera, sempre di affiliazione portoghese, conta cinque isole di cui due maggiori: Madera e Santo Stefano.
  • Le Isole Azzorre, che fanno parte della regione autonoma del Portogallo, sorgono proprio nel mezzo dell’Oceano Atlantico. L’arcipelago è formato da nove isole principali, divise in tre gruppi: il gruppo orientale di São Miguel, Santa Maria e gli isolotti Formigas. Il gruppo centrale di Terceira, Graciosa, São Jorge, Pico e Faial e il gruppo occidentale di Flores e Corvo.

 

Mappa Oceano Atlantico
©it.sailsquare.com

Leggi la news riguardo alla presentazione della Transat CIC, https://www.giancarlopedote.it/the-transat-cic-2020/.

Verso il Vendee Globe: una sfida su diversi fronti

particolare Prysmian Group

Il Vendee Globe è considerato l’Everest del Mare, e non a caso. Navigare da soli in barca a vela per settimane, richiede molto più di una normale navigazione. Per poterlo fare è necessario imparare a gestire stanchezza, paura, abitudini alimentari, concentrazione e difficoltà che possono sorgere. Soprattutto richiede sapere come affrontare l’incertezza, il non previsto.

L’articolo che segue, è stato pubblicato sul sito PrysmianOceanRacing, il sito del progetto Vendee Globe di Prysmian Group e Electriciens sans frontiéres. Si tratta di una panoramica fatta insieme a Giancarlo sui seguenti argomenti relazionati alla preparazione per il Vendee Globe:

  • rischio
  • solitudine
  • forza mentale
  • concentrazione
  • riposo
  • pericoli
  • sonno
  • spirito di adattamento
  • nutrizione.

Tutti gli atleti d’élite, gli sportivi di alto livello, si preparano con attenzione, fisicamente e mentalmente, alla ricerca del continuo miglioramento delle proprie performance. Coloro che praticano sport estremi devono fare di più, devono considerare che saranno esposti a situazioni imprevedibili e devono essere pronti a qualsiasi eventualità. Gli skipper che partecipano al Vendee Globe, il giro del mondo in solitario, sono costretti a spingersi ancora oltre. Oltre alla resistenza fisica, allo stress mentale e alla possibilità di dover affrontare un numero illimitato di imprevisti. Devono superare una sfida in più, e cioè restare da soli su una barca a vela, in mezzo al mare, per molte settimane. Senza possibilità di scalo in caso di problemi e senza possibilità di ricevere assistenza se non telefonica durante l’intera circumnavigazione.

Abbiamo parlato di questo con Giancarlo, quinto navigatore solitario italiano nella storia della Vendee Globe che tenterà l’impresa a bordo dell’IMOCA Prysmian Group.

Che cosa spinge un atleta ad affrontare una sfida tanto estrema quale il giro del mondo in solitario?

Credo che essere disposto ad affrontare rischi tanto estremi sia il risultato della condotta di tutta una vita. È qualcosa che ti vibra dentro da quando sei bambino e che non puoi fare a meno di seguire. Si tratta di superare i propri limiti, vedere le cose da una prospettiva diversa. Mettere alla prova te stesso in sempre nuovi contesti nel lavoro come nella vita di tutti i giorni. È quasi una necessità che spinge ad affrontare sfide sempre più difficili e impegnative. Nel mio lavoro ho proceduto così, aumentando via via la difficoltà delle prove e abbandonando le situazioni diventate ormai familiari.

Fare il giro del mondo in solitario implica una serie di rischi notevoli. Come affronti questo pensiero?

Come navigatore, non penso ai rischi in maniera emotiva, ma tendo ad analizzarli in modo asettico, come se riguardassero qualcun altro. Per questo riesco ad affrontarli razionalmente e a non farmi bloccare da essi, come altrimenti potrebbe succedere. Ogni giorno corriamo dei rischi, ma non ci facciamo bloccare da essi perché li abbiamo razionalizzati e prendiamo precauzioni adeguate. È un po’ quello che accade quando qualcuno che vuole fare un giro in moto, indossa il casco, utilizza una protezione. Se pensasse in forma emotiva, concentrerebbe le sue energie a immaginare i rischi che corre, quali la possibilità di avere un incidente stradale.

Credo che i rischi che si corrono in questo sport non siano molto diversi da quelli che si possono incontrare nella vita quotidiana. Prendo semplicemente, con attenzione ma tranquillità, tutte le precauzioni necessarie affinché le cose possano andare bene. Lo faccio ogni giorno, per me non cambia che si tratti del Vendee Globe o della sicurezza all’interno della mia casa.

Giancarlo Pedote a prua Prysmian Group
2019 © MARTINA ORSINI

Qualche volta pensi ai pericoli che stai correndo?

Sono consapevole dei pericoli che corro, me cerco di non lasciare che la paura mi invada. Cerco di fare in modo che sia la ragione a guidare i miei pensieri e le mie azioni, come se stessi giocando a scacchi. Se mi lasciassi prendere dalle emozioni e se lasciassi crescere la paura di pericoli, reali o immaginari, non potrei concentrarmi sulla navigazione. Non potrei partire per un Vendee Globe, perché navigare in solitario richiede, come detto, forza mentale e concentrazione.

Navigare in barca a vela da soli, non porta a soffrire di solitudine?

La solitudine in realtà è uno stato mentale che mi aiuta a guardarmi dentro, a entrare in contatto con me stesso. Vivo la solitudine come un’opportunità, non come un limite, perché mi permette di riflettere su tutto ciò che ho raggiunto nella vita. Mi permette di pensare alla mia famiglia e ai miei amici in maniera più profonda, lontano dalla routine, che spesso ci impedisce una riflessione approfondita. Non soffro la solitudine, ma la utilizzo per conoscere meglio me stesso. Credo che questa sia una caratteristica che non appartiene a tutti: coloro ai quali non piace stare soli, devono risolvere questo tema prima di affrontare una navigazione in solitario. Sia che si tratti del Vendee Globe, sia che si tratti di un semplice trasferimento.

Quanto è importante la forza mentale?

La forza mentale è essenziale perché durante la navigazione ci sono sempre degli imprevisti che rompono i nostri schemi. Per questo è così importante sviluppare la capacità di adattarsi a nuove situazioni. Il primo passo per sviluppare la capacità di adattamento, è accettare che esistono degli imprevisti. Un imprevisto è qualcosa che non vorremmo accadesse, qualcosa che infrange la nostra visione di come dovrebbero andare le cose. A volte è qualcosa che non abbiamo previsto, nonostante tutto il nostro impegno per prepararci a qualsiasi evento.

La forza mentale, quella stabilità emotiva che permette alla razionalità di esprimersi, ci permette di avere la giusta reazione difronte agli imprevisti. Senza ansia, senza panico, senza disperazione, fluendo e adattandosi agli avvenimenti come un fiume si adatta alle rocce che trova nel suo cammino. Quando una persona riesce ad adattarsi facilmente alle circostanze, può finalmente godere del momento che sta vivendo. Questo è uno dei miei obiettivi per il Vendee Globe.

Il Vendee Globe, richiede molte settimane di navigazione: come riuscirai a rimanere concentrato?

Sono sempre concentrato, mantenere la concentrazione fa parte del mio quotidiano. Indipendentemente da dove mi trovo, che sia in mare aperto o a terra, sono concentrato, circa quattordici ore al giorno. Certamente è importante anche staccare la spina, rilassarsi fisicamente e mentalmente. Giocare con i bambini, parlare con gli amici, guardare un film. Sono cose che fanno bene per interrompere la concentrazione e rilasciare i pensieri alleggerendo la mente. La concentrazione è l’attitudine naturale che ho nei confronti della vita, un’abitudine che lascio vivere a pieno durante le regate, quando non posso permettermi distrazioni.

Durante una regata, soprattutto in solitario, ci sono momenti di riposo?

Quando il vento cala e la barca avanza lentamente, posso rilassarmi un po’, anche se proprio allora è necessario verificare che tutto sia a posto. Il livello di attenzione può variare da un 100% a un 60%, ma non potrà mai essere zero, altrimenti i rischi sarebbero troppo alti. Durante una competizione quale il Vendee Globe è necessario, anzi fondamentale, concedersi momenti di riposo.

Riesci a dormire sufficientemente durante la navigazione?

No, nessun navigatore solitario riesce a dormire sufficientemente durante la navigazione. Personalmente non riesco a rilassarmi, soprattutto perché è molto difficile rilasciare i muscoli nella posizione in cui è possibile dormire. Anche i ritmi del sonno, ovviamente, hanno la loro influenza sull’esito di riposare bene. Siamo abituati ad un sonno monofasico, composto da una sola fase per cui ci addormentiamo la sera e ci risvegliamo al mattino. La navigazione in solitario, invece, richiede un modello di sonno polifasico, che significa dormire poco il più spesso possibile.

Durante una regata in solitario si possono fare brevi sonnellini di 10, 15 minuti, fino a sonni di due ore, come fanno molti animali. Anche se usiamo il pilota automatico, senza il quale non sarebbe possibile navigare, dobbiamo controllare continuamente l’imbarcazione e il mare. Gli strumenti, purtroppo, non sono sufficienti a scansare tutti i pericoli. Inoltre sonni più lunghi potrebbero impedire di seguire la giusta strategia di regata. Sono ormai anni che durante le competizioni dormo con un sonno polifasico, e ho preso l’abitudine di passare dall’uno all’altro. Certo, quando rientro a terra mi si vuole del tempo per tornare alla normalità, ma fa parte del mio lavoro.

Sonno Giancarlo Pedote
2019 © MARTINA ORSINI

Questo modo di riposare, influisce sulla tua capacità mentale?

Meno dormi, più sei vulnerabile dal punto di vista emotivo e questo si traduce in una razionalità più fragile e meno solida. È importante cercare di riposare bene il più possibile, e saper identificare il momento in cui la mancanza di sonno inizia a influenzare la razionalità. Ascoltare le proprie emozioni, la propria mente e il proprio corpo è fondamentale.

Una barca a vela come l’Imoca è una macchina molto esigente. Come lavora un navigatore solitario per affrontare le difficoltà che può incontrare?

È un lavoro che necessita anni ed anni di preparazione, perché comporta imparare a conoscere le basi di tutto ciò che riguarda la barca. Bisogna essere preparati su elettricità, elettronica, informatica ed energia perché è necessario essere pronti a riparare del carbonio o qualsiasi parte meccanica. Ogni volta che smontiamo e rimontiamo dei pezzi dell’imbarcazione, osservo con attenzione, immaginando come potrei riparare ciascun pezzo in caso di rottura. Nel 2013, ad esempio, il mio Mini 6.50 subì una rottura del bompresso che riuscii a riparare grazie all’esperienza fatta in cantiere utilizzando quei materiali.

Navigo in solitario da oltre 10 anni, ed ho avuto l’opportunità di approfondire argomenti diversi. Ho trascorso molto tempo in cantiere e ho imparato molto dai professionisti che nel tempo mi hanno seguito e aiutato. Adesso posso dire di aver acquisito un certo grado di conoscenza che mi dà la possibilità di poter risolvere una serie di possibili problemi. Se sei in mezzo all’oceano, in regata, e non sai come riparare qualcosa che si è rotto, la tua corsa è finita. Durante il Vendee Globe avrò il team a terra pronto a darmi consigli via satellitare, ma sarò io a dover aggiustare ogni eventuale rottura.

Che tipo di attività fisica puoi fare durante la navigazione?

Lo spazio vivibile sull’imbarcazione è veramente ridotto e non c’è possibilità di fare grandi movimenti, a meno di non andare a prua a mare calmo. All’interno dell’imbarcazione c’è uno spazio nel quale posso distendermi, stare in piedi o seduto, ma è scomodo. E in nessuno di questi luoghi si arriva a poter fare della vera ginnastica. In realtà l’unico tipo di attività fisica che si può fare è un po’ di stretching. Che fa bene, visti i movimenti ripetitivi e faticosi che ogni manovra richiede.

Quanta energia richiede la navigazione?

Molta energia, fino a 4000 calorie al giorno nel Grande Sud, dove oltre a sostenere gli sforzi è necessario contrastare il freddo. E’ necessario alimentarsi bene e correttamente, per avere l’energia necessaria ad affrontare la navigazione.

Gli spazi sicuri dell’IMOCA sono molto limitati. Cosa mangi e come lo cucini?

Mangio piatti a base di cibo disidratato e cibo sottovuoto. La conservazione degli alimenti è il problema più grande, visto che non abbiamo frigoriferi e la barca arriva ad avere alte temperature. Durante l’anno, in fase di preparazione, studio con attenzione quali alimenti portare con me una volta salpato. Li provo simulando condizioni simili a quelle che si hanno sulla barca, con pochi strumenti, pochi mezzi e poco tempo. Olio extravergine di oliva e cibi il più possibile naturali già pronti o da utilizzare per creare qualcosa di estemporaneo. Cerco di mantenere in navigazione un’alimentazione simile a quella alla quale sono abituato, giocando con la fantasia e cercando di variare il più possibile.

Quando sono in navigazione per cucinare posso utilizzare l’acqua del mare, che depuro grazie al dissalatore con il quale elimino anche il sale. Con questa acqua scaldata posso reidratare i liofilizzati o cuocere alimenti a cottura rapida. Cerco anche di portare cibo preparato e messo sottovuoto, anche se ha lo svantaggio di pesare di più. In navigazione il peso che trasportiamo conta, ma nel Vendee Globe dovrò utilizzare cibo sottovuoto, per variare e prendermi cura di me stesso.

IMOCA Prysmian Group zona cucina
2019 © MARTINA ORSINI

Approfondimenti

Il sito ufficiale del Vendee Globe

Qualcosa in più sul progetto Vendee Globe di Giancarlo Pedote, Prysmian Group e Electriciens sans frontiéres

The Transat CIC 2020: la presentazione ufficiale

skipper Transat CIC

Giovedì 27 febbraio, al centro degli Ateliers des Capucins a Brest, è stata presentata ufficialmente la 15ma edizione della The Transat CIC 2020. Giancarlo, rappresentante del team Prysmian Ocean Racing, era presente all’ evento.

Durante la presentazione della The Transat CIC 2020, gli organizzatori hanno svelato e presentato le tre classi ammesse alla regata: Ultimes, IMOCA e Class40.

Due i percorsi proposti, uno per gli Ultimes, con passaggio a sud, e uno più diretto verso Charleston, porto di arrivo di entrambi i percorsi.

Sono stati presentati anche gli skipper protagonisti di questo evento, tra i quali Giancarlo in rappresentanza del team Prysmian Ocean Racing per l’IMOCA Prysmian Group.

Tra i 60 piedi vi sarà una lotta agguerrita, vista l’adesione di almeno 17 skipper, motivati a partecipare alla più antica transatlantica in solitario della storia della nautica.

Creata 60 anni fa, con il nome di Ostar, The Original Star, The Transat, come è stata rinominata successivamente, è la madre di tutte le regate in solitario.

Per la prima volta, quest’anno partirà da Brest, in Francia, e non il Inghilterra. La data della partenza è  il 10 maggio 2020.

Questo momento d’incontro è stato soprattutto un’opportunità di scambio e condivisione con giornalisti, organizzatori e partner della regata e soprattutto tra i 28 concorrenti che si ritroveranno sulla linea di partenza a maggio.

Il conto alla rovescia è iniziato …

Il sito ufficiale della regata: www.thetransat.com

percorso Transat CIC 2020
©imoca.org

Leggi anche… Verso il Vendee Globe…

Come decidere sotto pressione: l’esperienza delle regate, insegna.

Prysmian Group la barca a vela

Sapere come decidere a volte è molto difficile, sia che si parli di una scelta che riguarda il lavoro, sia che si parli di una scelta che riguarda la vita di tutti i giorni. Diventa però un’arte quando si tratta di decidere sostenendo la pressione della responsabilità, dell’urgenza e della ricerca di un risultato. Giancarlo, nel suo lavoro di management di un progetto Vendee Globe, affronta questo tipo di pressione ogni giorno: pressione generata dalla necessità di preprare al meglio la sua barca a vela, di gestire al meglio il suo team e di cercare, sempre, di migliorare.

Ma è soprattutto durante le regate che si trova ad affrontare il livello massimo di pressione.

 

Prysmian Group in navigazione durante la regata #barca a vela
@Simon Jourdan / Bermudes 1000 Race

Durante la Bermudes 1000 Race 2019 Giancarlo ha dovuto prendere decisioni importanti. Soprattutto quella di tuffarsi in mare senza che nessuno controllasse l’imbarcazione mentre lui liberava la chiglia. Una decisione che doveva essere presa sul momento sotto la pressione del risultato, delle responsabilità e con la paura del pericolo.

A posteriori Giancarlo riflette su quella scelta, su quel momento, e ci accompagna a comprendere meglio come decidere sotto pressione. Ecco cosa ne pensa.
“Ero lì, con le pinne ai piedi, con la maschera da sub già sul viso e il coltello in mano. Guardando il mare, sentendo che la paura invadeva tutto il mio corpo e mi chiedeva di restare in barca. Nello stesso tempo percepivo dentro me il forte senso di responsabilità nei confronti di questo progetto e la determinazione a portarlo a termine. E, pensando soprattutto a Prysmian Group, alla fine ho saltato.” 
La prima regata alla quale Giancarlo Pedote ha partecipato in qualità di skipper in classe IMOCA è stata la Bermudes 1000 Race. Una regata molto importante, perchè valevole per la qualificazione al Vendee Globe, ma non solo. Partita l’8 maggio da Douarnenez, la Bermudes 1000 Race 2019 è stata anche la sua prima prova in solitario su un 60 piedi.
Chi ha seguito la prova ricorderà lo spiacevole imprevisto delle prime fasi della competizione. Uno di quei tranelli nei quali ci si può imbattere in navigazione e che minacciava di compromettere la prova. La rete di un pescatore si era incastrata nella chiglia della sua “barchetta”. Dopo aver tentato inutilmente una marcia indietro a vela per liberare la chiglia, Giancarlo si è trovato davanti ad una scelta. Il come decidere si è rivelato fondamentale: dopo aver guardato il mare e aver visto il volto della paura, si è tuffato.

Come decidere conservando la calma

Saltare in acqua comportava un rischio molto grande, ma era l’unica via d’uscita da quella situazione per continuare la regata. Giancarlo in quel momento ha deciso di zittire le voci della sua paura e correre il rischio. Si è lanciato in acqua, ha tagliato la rete da pesca ed è risalito sulla sua barca. Era stata una battaglia, ma l’avevano vinta la determinazione e l’eccellente capacità di mantenere la calma nei momenti difficili.
La forza mentale è una delle caratteristiche più preziose per uno sportivo d’élite, un buon manager o un grande leader. Permette di andare avanti nonostante le difficoltà e prendere decisioni concentrandosi solo su ciò che è realmente importante. Ripensando a quel momento, Giancarlo spiega le sue sensazioni e, quindi, come decidere in momenti di crisi. “La mente entra in uno stato di completa concentrazione, in cui i sensi sono focalizzati su ciò che si sta facendo. In situazioni come questa esistono solamente due realtà: quello che devi fare, e te stesso. Si entra in uno stato di sopravvivenza, ti senti come un uomo primitivo che deve affrontare una fiera armato solo di un coltello. Hai solo un’opportunità per sopravvivere e non puoi lasciartela scappare”.

Un complesso mix di calma, esperienza ed intuizione

Questa capacità di mantenere la calma nei momenti difficili non è, secondo lo skipper di Prysmian Group, questione di carattere. È un’abilità che si allena e che, con l’esperienza positiva dei risultati, si rafforza. In questo Giancarlo dà ragione ai filosofi che sin dai tempi di Platone definivano il processo decisionale una lotta tra ragione ed emozione. Così come il maratoneta ignora il dolore o il giocatore le grida di uno stadio, lo skipper ignora le sue paure in favore della ragione. Vale a dire, in questo caso, a favore del suo senso di responsabilità.
È una delle formule che noi esseri umani usiamo per scegliere, ma non è l’unica.
L’essere umano ha speculato sulla sua attività mentale per secoli, ma solo da pochi anni ha iniziato a comprendere come funziona il cervello. Grazie ad innovative tecniche di studio, la neuroscienza sta scoprendo che nel processo del “come decidere” entrano in gioco diversi fattori. Le emozioni, la ragione e l’istinto sono alcuni di essi. I sentimenti che si provano possono offuscare la ragione e impedire di prendere in considerazione informazioni a volte importanti. Dal lato opposto seguire solo la ragione può impedire di dare ascolto ai propri istinti, che a volte suggeriscono soluzioni interessanti.
La coscienza e le conoscenze immagazzinate inconsciamente lavorano dentro di noi per confonderci o per permetterci di trovare la soluzione migliore possibile.

Come decidere in regata pozzetto di #classe IMOCA Prysmian Group
@DR

Come decidere grazie all’esperienza

Dopo aver liberato la chiglia dell’IMOCA Prysmian Group dalla rete, Giancarlo ha potuto continuare la sua prova. Il tempo necessario a fermare la barca a vela, tuffarsi, tagliare la rete, rimontare a bordo e far ripartire l’imbarcazione era stato notevole. Giancarlo era precipitato agli ultimi posti in classifica, e doveva confrontarsi con una nuova situazione di stress. Aveva bisogno di trovare una strategia in grado di fargli recuperare posizioni in poco tempo, visto che il percorso della regata era solo 2000 miglia. Ma come si elabora una strategia vincente, quando il vento e il mare sono gli stessi per tutti e le barche e gli strumenti di navigazione sono simili?
Per scegliere la rotta ed elaborare una strategia di regata, Giancarlo usa i calcoli del suo computer, esegue simulazioni del percorso e interpreta file meteorologici. Mette a frutto la sua decennale esperienza di navigatore solitario e le ore di studio passate al computer e sui libri di meteorologia. Grazie a questi bagagli di esperienza cerca di capire, a volte intuire, quali delle rotte possibili potranno condurlo al suo obiettivo. Nonostante si tratti di un processo profondamente razionale, Giancarlo riconosce che utilizza una percentuale di istinto nautico formatosi in lui grazie all’esperienza. Riconosce che esiste un momento in cui qualcosa dentro di lui gli dice che, tra tutte le opzioni possibili, ce n’è una che può funzionare… E così è stato per la Bermudes 1000 Race, quando esperienza, studi e calcoli lo hanno portato a rimontare fino a salire sul terzo gradino del podio.

Esperienza, studi e calcoli

Nel libro di Jonah Lehrer “Come decidiamo”, il divulgatore analizza in dettaglio i diversi meccanismi cerebrali coinvolti nel processo decisionale. Uno dei meccanismi che definisce odore, istinto o intuizione, aiuta ad esempio un regista a decidere quale attore si adatterà perfettamente ad un determinato ruolo. Aiuta un creativo a scegliere una metafora visiva o un direttore editoriale a capire se un romanzo piacerà tanto da diventare un best-seller. Nessuna di queste persone sa come ha preso le sue decisioni. Raramente sanno spiegare perché lo hanno fatto, ma sanno che non sbaglieranno.
Ciò che associamo a una conoscenza interiore deriva da ciò che alcune regioni non coscienti del cervello hanno immagazzinato. Per vari anni si matura un’esperienza, si commettono errori durante la pratica professionale o si dedicano molte ore all’analisi di un ambiente specifico. Il cervello stesso inconsciamente scopre modelli di successo e aiuta la parte cosciente a scegliere. Come per Giancarlo “esperienza, studi e calcoli” sono stati gli elementi direttamente coinvolti nell’elaborazione della sua strategia.

arrivo della Bermudes 1000 race #PrysmianGroup
@François Van Malleghem / Bermudes 1000 Race

Come decidere sotto pressione anticipando gli eventi

Come scegliere in momenti di stress è qualcosa con cui Giancarlo si confronta spesso. Una regata in solitario, specialmente la prima in una nuova classe di barche a vela, la classe del Vendee Globe, è un momento di stress. Un momento in cui la pressione delle responsabilità si fa sentire. In questi casi l’esperienza è qualcosa che può aiutare, perchè aumenta l’intuizione, se le viene lasciato il giusto spazio.
“È necessario fare molti errori, per conoscere una barca a vela, riuscire a sentirla e capire i suoi bisogni. La barca sempre ti chiede, e tu devi occuparti di tutte le sue esigenze, come un bambino che ti chiede per andare più veloce ”. Per giungere al risultato di sentire davvero una barca a vela, di fondersi con essa per comprenderne i bisogni, è necessario molto allenamento. Ore passate insieme in mare e prove continue che permettono allo skipper di conoscere attraverso i sensi. Con il tatto, grazie alla tensione più o meno forte di una cima. Con l’udito, attraverso un rumore specifico che segnala cosa sta succedendo sulla sua barca.
È grazie a questo tipo di fusione che diventa possibile anticipare gli eventi, in mare come negli affari o nella vita di tutti i giorni. Conoscere per essere in grado di anticipare, lasciando spazio all’intuizione. Questa, per Giancarlo Pedote, è la giusta risposta alla domanda: “come decidere sotto pressione?”.

Approfondimenti

La Bermuda 1000 Race è una regata in solitario riservata all’IMOCA, inclusa nel programma del campionato Globe Series 2018-2021. Valevole per la qualificazione per il leggendario Vendée Globe, si svolge in un percorso di 2000 miglia che parte della baia di Douarnenez e arriva a Brest. Nel percorso, sono previsti un giro intorno al Fastnet (sotto l’Irlanda) e un passaggio attorno alle Azzorre.
Ecco la cartina che marca il percorso della regata:

Percorso Bermudes 1000 regata

Con la sua partecipazione e una rimonta rimarcabile, Giancarlo ha dimostrato che la calma e l’intuizione possono convivere nel processo decisionale e nel come decidere in momenti di stress derivanti dalla paura o dalla necessità di non mollare in una situazione avversa. La calma e l’intuizione nel suo caso derivano entrambi dall’esperienza, che riunisce quindi razionalità e sensazioni.
Per avere maggiori notizie in merito alla Bermudes 1000 Race e alla partecipazione di Giancarlo a questa regata: