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Verso il Vendee Globe: una sfida su diversi fronti

particolare Prysmian Group
particolare Prysmian Group

Il Vendee Globe è considerato l’Everest del Mare, e non a caso. Navigare da soli in barca a vela per settimane, richiede molto più di una normale navigazione. Per poterlo fare è necessario imparare a gestire stanchezza, paura, abitudini alimentari, concentrazione e difficoltà che possono sorgere. Soprattutto richiede sapere come affrontare l’incertezza, il non previsto.

L’articolo che segue, è stato pubblicato sul sito PrysmianOceanRacing, il sito del progetto Vendee Globe di Prysmian Group e Electriciens sans frontiéres. Si tratta di una panoramica fatta insieme a Giancarlo sui seguenti argomenti relazionati alla preparazione per il Vendee Globe:

  • rischio
  • solitudine
  • forza mentale
  • concentrazione
  • riposo
  • pericoli
  • sonno
  • spirito di adattamento
  • nutrizione.

Tutti gli atleti d’élite, gli sportivi di alto livello, si preparano con attenzione, fisicamente e mentalmente, alla ricerca del continuo miglioramento delle proprie performance. Coloro che praticano sport estremi devono fare di più, devono considerare che saranno esposti a situazioni imprevedibili e devono essere pronti a qualsiasi eventualità. Gli skipper che partecipano al Vendee Globe, il giro del mondo in solitario, sono costretti a spingersi ancora oltre. Oltre alla resistenza fisica, allo stress mentale e alla possibilità di dover affrontare un numero illimitato di imprevisti. Devono superare una sfida in più, e cioè restare da soli su una barca a vela, in mezzo al mare, per molte settimane. Senza possibilità di scalo in caso di problemi e senza possibilità di ricevere assistenza se non telefonica durante l’intera circumnavigazione.

Abbiamo parlato di questo con Giancarlo, quinto navigatore solitario italiano nella storia della Vendee Globe che tenterà l’impresa a bordo dell’IMOCA Prysmian Group.

Che cosa spinge un atleta ad affrontare una sfida tanto estrema quale il giro del mondo in solitario?

Credo che essere disposto ad affrontare rischi tanto estremi sia il risultato della condotta di tutta una vita. È qualcosa che ti vibra dentro da quando sei bambino e che non puoi fare a meno di seguire. Si tratta di superare i propri limiti, vedere le cose da una prospettiva diversa. Mettere alla prova te stesso in sempre nuovi contesti nel lavoro come nella vita di tutti i giorni. È quasi una necessità che spinge ad affrontare sfide sempre più difficili e impegnative. Nel mio lavoro ho proceduto così, aumentando via via la difficoltà delle prove e abbandonando le situazioni diventate ormai familiari.

Fare il giro del mondo in solitario implica una serie di rischi notevoli. Come affronti questo pensiero?

Come navigatore, non penso ai rischi in maniera emotiva, ma tendo ad analizzarli in modo asettico, come se riguardassero qualcun altro. Per questo riesco ad affrontarli razionalmente e a non farmi bloccare da essi, come altrimenti potrebbe succedere. Ogni giorno corriamo dei rischi, ma non ci facciamo bloccare da essi perché li abbiamo razionalizzati e prendiamo precauzioni adeguate. È un po’ quello che accade quando qualcuno che vuole fare un giro in moto, indossa il casco, utilizza una protezione. Se pensasse in forma emotiva, concentrerebbe le sue energie a immaginare i rischi che corre, quali la possibilità di avere un incidente stradale.

Credo che i rischi che si corrono in questo sport non siano molto diversi da quelli che si possono incontrare nella vita quotidiana. Prendo semplicemente, con attenzione ma tranquillità, tutte le precauzioni necessarie affinché le cose possano andare bene. Lo faccio ogni giorno, per me non cambia che si tratti del Vendee Globe o della sicurezza all’interno della mia casa.

Giancarlo Pedote a prua Prysmian Group
2019 © MARTINA ORSINI

Qualche volta pensi ai pericoli che stai correndo?

Sono consapevole dei pericoli che corro, me cerco di non lasciare che la paura mi invada. Cerco di fare in modo che sia la ragione a guidare i miei pensieri e le mie azioni, come se stessi giocando a scacchi. Se mi lasciassi prendere dalle emozioni e se lasciassi crescere la paura di pericoli, reali o immaginari, non potrei concentrarmi sulla navigazione. Non potrei partire per un Vendee Globe, perché navigare in solitario richiede, come detto, forza mentale e concentrazione.

Navigare in barca a vela da soli, non porta a soffrire di solitudine?

La solitudine in realtà è uno stato mentale che mi aiuta a guardarmi dentro, a entrare in contatto con me stesso. Vivo la solitudine come un’opportunità, non come un limite, perché mi permette di riflettere su tutto ciò che ho raggiunto nella vita. Mi permette di pensare alla mia famiglia e ai miei amici in maniera più profonda, lontano dalla routine, che spesso ci impedisce una riflessione approfondita. Non soffro la solitudine, ma la utilizzo per conoscere meglio me stesso. Credo che questa sia una caratteristica che non appartiene a tutti: coloro ai quali non piace stare soli, devono risolvere questo tema prima di affrontare una navigazione in solitario. Sia che si tratti del Vendee Globe, sia che si tratti di un semplice trasferimento.

Quanto è importante la forza mentale?

La forza mentale è essenziale perché durante la navigazione ci sono sempre degli imprevisti che rompono i nostri schemi. Per questo è così importante sviluppare la capacità di adattarsi a nuove situazioni. Il primo passo per sviluppare la capacità di adattamento, è accettare che esistono degli imprevisti. Un imprevisto è qualcosa che non vorremmo accadesse, qualcosa che infrange la nostra visione di come dovrebbero andare le cose. A volte è qualcosa che non abbiamo previsto, nonostante tutto il nostro impegno per prepararci a qualsiasi evento.

La forza mentale, quella stabilità emotiva che permette alla razionalità di esprimersi, ci permette di avere la giusta reazione difronte agli imprevisti. Senza ansia, senza panico, senza disperazione, fluendo e adattandosi agli avvenimenti come un fiume si adatta alle rocce che trova nel suo cammino. Quando una persona riesce ad adattarsi facilmente alle circostanze, può finalmente godere del momento che sta vivendo. Questo è uno dei miei obiettivi per il Vendee Globe.

Il Vendee Globe, richiede molte settimane di navigazione: come riuscirai a rimanere concentrato?

Sono sempre concentrato, mantenere la concentrazione fa parte del mio quotidiano. Indipendentemente da dove mi trovo, che sia in mare aperto o a terra, sono concentrato, circa quattordici ore al giorno. Certamente è importante anche staccare la spina, rilassarsi fisicamente e mentalmente. Giocare con i bambini, parlare con gli amici, guardare un film. Sono cose che fanno bene per interrompere la concentrazione e rilasciare i pensieri alleggerendo la mente. La concentrazione è l’attitudine naturale che ho nei confronti della vita, un’abitudine che lascio vivere a pieno durante le regate, quando non posso permettermi distrazioni.

Durante una regata, soprattutto in solitario, ci sono momenti di riposo?

Quando il vento cala e la barca avanza lentamente, posso rilassarmi un po’, anche se proprio allora è necessario verificare che tutto sia a posto. Il livello di attenzione può variare da un 100% a un 60%, ma non potrà mai essere zero, altrimenti i rischi sarebbero troppo alti. Durante una competizione quale il Vendee Globe è necessario, anzi fondamentale, concedersi momenti di riposo.

Riesci a dormire sufficientemente durante la navigazione?

No, nessun navigatore solitario riesce a dormire sufficientemente durante la navigazione. Personalmente non riesco a rilassarmi, soprattutto perché è molto difficile rilasciare i muscoli nella posizione in cui è possibile dormire. Anche i ritmi del sonno, ovviamente, hanno la loro influenza sull’esito di riposare bene. Siamo abituati ad un sonno monofasico, composto da una sola fase per cui ci addormentiamo la sera e ci risvegliamo al mattino. La navigazione in solitario, invece, richiede un modello di sonno polifasico, che significa dormire poco il più spesso possibile.

Durante una regata in solitario si possono fare brevi sonnellini di 10, 15 minuti, fino a sonni di due ore, come fanno molti animali. Anche se usiamo il pilota automatico, senza il quale non sarebbe possibile navigare, dobbiamo controllare continuamente l’imbarcazione e il mare. Gli strumenti, purtroppo, non sono sufficienti a scansare tutti i pericoli. Inoltre sonni più lunghi potrebbero impedire di seguire la giusta strategia di regata. Sono ormai anni che durante le competizioni dormo con un sonno polifasico, e ho preso l’abitudine di passare dall’uno all’altro. Certo, quando rientro a terra mi si vuole del tempo per tornare alla normalità, ma fa parte del mio lavoro.

Sonno Giancarlo Pedote
2019 © MARTINA ORSINI

Questo modo di riposare, influisce sulla tua capacità mentale?

Meno dormi, più sei vulnerabile dal punto di vista emotivo e questo si traduce in una razionalità più fragile e meno solida. È importante cercare di riposare bene il più possibile, e saper identificare il momento in cui la mancanza di sonno inizia a influenzare la razionalità. Ascoltare le proprie emozioni, la propria mente e il proprio corpo è fondamentale.

Una barca a vela come l’Imoca è una macchina molto esigente. Come lavora un navigatore solitario per affrontare le difficoltà che può incontrare?

È un lavoro che necessita anni ed anni di preparazione, perché comporta imparare a conoscere le basi di tutto ciò che riguarda la barca. Bisogna essere preparati su elettricità, elettronica, informatica ed energia perché è necessario essere pronti a riparare del carbonio o qualsiasi parte meccanica. Ogni volta che smontiamo e rimontiamo dei pezzi dell’imbarcazione, osservo con attenzione, immaginando come potrei riparare ciascun pezzo in caso di rottura. Nel 2013, ad esempio, il mio Mini 6.50 subì una rottura del bompresso che riuscii a riparare grazie all’esperienza fatta in cantiere utilizzando quei materiali.

Navigo in solitario da oltre 10 anni, ed ho avuto l’opportunità di approfondire argomenti diversi. Ho trascorso molto tempo in cantiere e ho imparato molto dai professionisti che nel tempo mi hanno seguito e aiutato. Adesso posso dire di aver acquisito un certo grado di conoscenza che mi dà la possibilità di poter risolvere una serie di possibili problemi. Se sei in mezzo all’oceano, in regata, e non sai come riparare qualcosa che si è rotto, la tua corsa è finita. Durante il Vendee Globe avrò il team a terra pronto a darmi consigli via satellitare, ma sarò io a dover aggiustare ogni eventuale rottura.

Che tipo di attività fisica puoi fare durante la navigazione?

Lo spazio vivibile sull’imbarcazione è veramente ridotto e non c’è possibilità di fare grandi movimenti, a meno di non andare a prua a mare calmo. All’interno dell’imbarcazione c’è uno spazio nel quale posso distendermi, stare in piedi o seduto, ma è scomodo. E in nessuno di questi luoghi si arriva a poter fare della vera ginnastica. In realtà l’unico tipo di attività fisica che si può fare è un po’ di stretching. Che fa bene, visti i movimenti ripetitivi e faticosi che ogni manovra richiede.

Quanta energia richiede la navigazione?

Molta energia, fino a 4000 calorie al giorno nel Grande Sud, dove oltre a sostenere gli sforzi è necessario contrastare il freddo. E’ necessario alimentarsi bene e correttamente, per avere l’energia necessaria ad affrontare la navigazione.

Gli spazi sicuri dell’IMOCA sono molto limitati. Cosa mangi e come lo cucini?

Mangio piatti a base di cibo disidratato e cibo sottovuoto. La conservazione degli alimenti è il problema più grande, visto che non abbiamo frigoriferi e la barca arriva ad avere alte temperature. Durante l’anno, in fase di preparazione, studio con attenzione quali alimenti portare con me una volta salpato. Li provo simulando condizioni simili a quelle che si hanno sulla barca, con pochi strumenti, pochi mezzi e poco tempo. Olio extravergine di oliva e cibi il più possibile naturali già pronti o da utilizzare per creare qualcosa di estemporaneo. Cerco di mantenere in navigazione un’alimentazione simile a quella alla quale sono abituato, giocando con la fantasia e cercando di variare il più possibile.

Quando sono in navigazione per cucinare posso utilizzare l’acqua del mare, che depuro grazie al dissalatore con il quale elimino anche il sale. Con questa acqua scaldata posso reidratare i liofilizzati o cuocere alimenti a cottura rapida. Cerco anche di portare cibo preparato e messo sottovuoto, anche se ha lo svantaggio di pesare di più. In navigazione il peso che trasportiamo conta, ma nel Vendee Globe dovrò utilizzare cibo sottovuoto, per variare e prendermi cura di me stesso.

IMOCA Prysmian Group zona cucina
2019 © MARTINA ORSINI

Approfondimenti

Il sito ufficiale del Vendee Globe

Qualcosa in più sul progetto Vendee Globe di Giancarlo Pedote, Prysmian Group e Electriciens sans frontiéres