Con Giancarlo Pedote il forse non esiste. Il 15 luglio, appena terminata la Vendée Arctique Les Sables d’Olonne che l’ha tenuto in oceano per dieci giorni, mi ha detto che la settimana dopo mi avrebbe portato a navigare in Atlantico con il suo Prysmian Group, se avessi deciso di andare a trovarlo a Lorient, in Bretagna. Detto fatto, siamo usciti in barca giovedì 23 luglio.

Due giorni prima, mentre ero in viaggio da Roma a Lorient, ho ricevuto un messaggio sul cellulare che mi annunciava il programma definitivo dell’uscita: partenza alle 16:30 e rientro la mattina successiva alle 8:30. Facile immaginare la mia incredulità sapendo che avrei ricevuto addirittura il dono di una navigazione notturna. Ho subito inoltrato la notizia al mio amico Simon, perché l’emozione era troppo forte per non essere esternata. Però, ho commesso un’ingenuità, perché alla fine del mio messaggio a Simon, ho aggiunto: “Speriamo che accada sul serio, sarebbe davvero una figata navigare anche di notte”. Avessi conosciuto Giancarlo Pedote più di quanto non credo di conoscerlo già, non avrei avuto motivo di stare in ansia. Giovedì 23 luglio alle 16:30 abbiamo puntualmente lasciato la banchina e alle 8:30 di venerdì 24 abbiamo di nuovo ormeggiato a Lorient. Nelle 48 ore precedenti l’uscita, questo programma non è mai stato più argomento di riunione con il suo team.

Immagine di Andrea Falcon
Immagine di Andrea Falcon

Essere giornalista e fotografo freelance (indipendente e autonomo, per capirci meglio) di questi tempi ha i suoi svantaggi e vantaggi. Per parlare dei primi, il servizio o il reportage che sia te lo paghi di tasca tua: lo pensi, ci credi, prendi la tua attrezzatura, parti e vai fino in fondo. Per quel che riguarda i secondi, il progetto lo affronti con l’esperienza e la competenza acquisita nel tempo, con i dubbi e le certezze, sei il capo di te stesso e, nel bene e nel male, sei l’unico responsabile del risultato della tua iniziativa. Tutto sommato, riscontro delle similitudini di base tra il mio lavoro e quello, certamente più complesso, di un navigatore solitario che ha una campagna di regate in oceano. Per questo sono felice di avere deciso di andare a trovare Giancarlo Pedote a Lorient e di seguirlo un po’ nella sua attività dove, paradossalmente, le ore di navigazione sulla barca rappresentano la quota minore nell’agenda di un anno.

“Prendi il timone che devo entrare a controllare una cosa”. In un attimo, le mie mani non impugnano più una macchina fotografica, ma la barra di Prysmian Group. Non guardo più attraverso il mirino della reflex per trovare la fotografia migliore, ma osservo i filetti sul genoa per fare del mio meglio e non deludere Giancarlo Pedote che si fida, non so perché, di me. Con la coda dell’occhio lo vedo entrare e sparire nella cabina tutta nera-carbonio che sembra una navicella spaziale. Non mi pare vero di timonare l’Imoca 60 Prysmian Group. Non è che debba fare molto, sia ben chiaro. Pedote ha messo la barca in assetto, siamo di bolina con vento teso sui 18 nodi d’intensità e Prysmian Group viaggia che è una bellezza. Mi godo il momento.

Giancarlo su Pryslian Group. Immagine di Andrea Falcon
Giancarlo su Prysmian Group. Immagine di Andrea Falcon

So di impugnare una barca che, come altre della sua classe, sono abituato ad ammirare in fantastiche fotografie aeree mentre volano sul mare alzando baffi d’acqua enormi come aliscafi. Sono macchine da guerra e io ne sto timonando una. Prysmian Group è bilanciatissima, leggera al timone, sensibile. Se vedo i segnavento sulla vela spostarsi poggio oppure orzo un pelo e la prua si sposta immediatamente sull’orizzonte. Io non sono nessuno, timono raramente, sono pure meno di un velista della domenica, eppure ho la sensazione che sia tutto così semplice. Poi, certo, tra timonare Prysmian Group e timonarlo bene, c’è un abisso di mezzo. Comunque, grosse fesserie alla fine non ne combino, magari non la faccio viaggiare come si potrebbe, ma neanche la pianto al vento. Neppure la faccio sbattere sull’onda, leggermente formata, come otto anni prima Pedote mi ha rimproverato di fare quando mi ha lasciato timonare il suo 747, il primo Mini 6.50 con la prua tutta tonda della storia. Anche in quel caso eravamo nell’Atlantico di Lorient, ma a novembre, pochi giorni dopo la partenza del Vendée Globe del 2012 che ero andato a vedere.

La luce è fantastica, il prologo di un interminabile tramonto oceanico che scalda le ochette altrimenti bianche del mare increspato. Mi godo gli spruzzi in controluce che da prua si arrampicano sulla coperta e schiaffeggiano il genoa. Qualche rivolo d’acqua arriva fino in pozzetto bagnandoci i piedi. Un po’ teso lo sono, mi domando se da dentro la cabina Giancarlo abbia modo di sentire come sto conducendo la barca. Ovviamente sì. Dopo un po’ riappare e viene a riprendersi il timone. Non mi rimprovera di nulla, si vede che è felice dell’opportunità che mi ha concesso e che mi riconcederà un altro paio di volte durante la navigazione. La sua forma mentale, tuttavia, non gli impedisce di appuntarmi: “Devi navigare più stretto al vento per tenere la barca più piatta sull’acqua. Tu la porti un po’ troppo poggiata e sbandata, rischiando di farla andare di traverso”. Ecco, meglio ristabilire i ruoli a bordo, lui naviga, io fotografo.

Mi dedico a fotografare un po’ di paesaggio. “Che cielo pazzesco”, sottolinea Giancarlo. Così mi toglie il dubbio che mi porto dietro da quando siamo usciti: a portare una barca tanto difficile, soprattutto in regata, un navigatore solitario ha ancora il tempo di godersi il mare, che è poi l’elemento passionale da dove tutto inizia? “Io mi diverto sempre”, mi risponde Giancarlo.

Giancarlo su Pryslian Group. Immagine di Andrea Falcon
Giancarlo su Prysmian Group. Immagine di Andrea Falcon

L’uscita prevede bordi di bolina di un’ora in allontanamento dalla costa e poi di lasco per tornare verso Lorient. La calibrazione della strumentazione di bordo è un altro dei motivi di questa uscita e a bordo c’è un tecnico per raccogliere ed elaborare i dati. In qualche strambata Giancarlo si diverte con sano sadismo a fare girare le manovelle un po’ a tutti. Se al timone avevo strappato una sufficienza stiracchiata per benevolenza dello skipper, come grinder non passo l’esame. Porto a termine il compito, ma in troppo tempo e, soprattutto, finita la manovra mi servono cinque minuti di riposo in panchina. Quando è Giancarlo a far girare le manovelle il confronto è umiliante. Quando è a terra cura maniacalmente anche la preparazione atletica.

Un paio d’ore più tardi rispetto all’Italia cala la notte. Bisogna fare i turni di guardia, perché anche se siamo tra le 15 e le 20 miglia al largo, ci sono tanti pescherecci. Così, mi capita per due volte di stare un’ora da solo in pozzetto: la prima, da mezzanotte a l’una, la seconda dalle 3 alle 4 del mattino. Siamo tre giorni dopo la Luna nuova, le stelle si vedono benissimo, ma il mare è buio pesto e non si distingue la separazione con il cielo. Fa anche discretamente freddo, umido, ma sono vestito con la cerata e gli stivali in dotazione della barca e resisto. Là da solo in pozzetto, con la compagnia del pilota automatico, per un’ora faccio finta di essere Giancarlo Pedote nei mari del sud. Prysmian Group naviga veloce e io sto in piedi a centro barca con le mani sulla tuga. Stare in piedi senza tenersi è impossibile, soprattutto quando bisogna fare i passi laterali per andare a sbirciare anche sottovento e poi sopravvento. Cerco di spostarmi da dritta a sinistra e viceversa il più possibile, per rimanere sveglio e per tenermi caldo. Ogni tanto mi arriva qualche schizzo d’acqua. Per il resto, la prua bianca di Prysmian Group buca il nero della notte e ho la sensazione che il mondo finisca là, 15 metri davanti a me. Dal mio punto di osservazione, è una corsa alla cieca. Ogni tanto mi giro verso poppa, a guardare la scia della barca che è stupenda.

Prysmian Group parla tanto, è un concerto di suoni infiniti. Insomma, qualche momento di ansia lo devo gestire capendo che sarebbe inutile contrastarlo. Più che altro perché capisco che il momento di pausa, di silenzio, di distrazione, qua non esiste. Sapere di non potermelo permettere e, soprattutto, immaginando una vita senza poterselo permettere, mi procura angoscia. Questa riflessione mi suggestiona e si traduce in una ventina di minuti di mal di mare, fino a quando mi riprendo mangiando dell’ottimo riso cucinato da Pedote con la pentola a pressione. Nel corso di un cambio di turno, con Giancarlo affrontiamo l’argomento e lui mi rasserena dicendomi che una barca come Prysmian fa venire il mal di mare a chiunque le prime settimane. Lo credo, è un vero cavallo di razza e, prima di domarlo, è necessario che si addomestichi chi ci sta sopra.

Giancarlo su Pryslian Group. Immagine di Andrea Falcon
Giancarlo su Prysmian Group. Immagine di Andrea Falcon

“Questo è niente”, dico a Giancarlo. “Questo è niente” mi risponde lui. Mi riferisco alle condizioni della nostra uscita. 18-20 nodi di vento, mare leggermente formato, un po’ di freddo, buio, ma comunque interrotto dal lampo intermittente di qualche faro sulla costa o dalla luce di qualche nave in lontananza, alcuni spruzzi in faccia e pochi millimetri d’acqua in pozzetto di tanto in tanto. Questo è niente, mi rendo conto, rispetto a quello che Giancarlo Pedote e i suoi avversari affrontano in una regata e, ancora di più, durante un giro del mondo non-stop in solitario come il Vendée Globe al quale Pedote parteciperà quest’anno partendo domenica 8 novembre alle ore 13:02 da Les Sables d’Olonne, un po’ più a sud di Lorient, dove lui ha deciso di venire a vivere ormai una decina di anni fa per diventare un vero navigatore oceanico. Questo è niente rispetto alla vera solitudine, il vero freddo, la tempesta e tutto il resto. Ci tengo a far sapere a Giancarlo che pur non potendo mai conoscere nella mia vita quello che lui veramente affronta e vive in mare, questa uscita con lui su Prysmian Group quanto meno me lo fa un po’ immaginare, visualizzare. La trovo una cosa veramente affascinante e allo stesso tempo folle. Lo ammiro.

Il giorno dopo scendiamo la passerella che porta al pontile di Prysmian. Per via della bassa marea dall’alto vediamo tutte le barche ormeggiate a La Base di Lorient, tra cui i trimarani della classe Ultime, i Mini 6.50 come se piovessero, i Class 40 e, soprattutto, gli Imoca 60 dei team più forti. L’erba del vicino potrebbe sembrare più verde e, in alcuni casi, magari anche lo è, ma Giancarlo mi dice: “Io sono un uomo che vive felice. Sono arrivato ad avere un 60 piedi, nessuno mi ha regalato niente nel percorso affrontato fino a ora. Per realizzare questo progetto sono partito da lontano e i miei genitori non mi hanno mai dovuto dare nulla. Finalmente andrò a vedere come è questo Vendée Globe, per poi farne un altro. Prysmian Group è una barca bellissima, con la grafica tutta disegnata da mia moglie. Non posso chiedere di più”.

Nel viaggio di ritorno verso Roma ho in mente tante immagini dei quattro giorni passati a Lorient con Giancarlo Pedote e la sua famiglia senza un attimo di sosta. Provo anche a rifare ordine sulle immagini che ritroverò a casa quando scaricherò le schede della mia macchina fotografica e mi rendo conto di avere commesso un altro errore. Non ho scattato neanche un selfie di me e Giancarlo insieme su Prysmian Group durante la navigazione. Un po’ mi dispiace, ma non mi preoccupo. Non farò passare altri otto anni prima di andarlo a ritrovare a Lorient.

Andrea Falcon
giornalista e fotografo freelance

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