Entrati ormai in Italia nella seconda fase dell’epidemia del Covid-19 ci siamo chiesti come hanno vissuto il confinamento i giornalisti. Sono sempre loro che ci tengono aggiornati sulle notizie e sondano i nostri pensieri ma com’è cambiata la loro vita? Che riflessioni ha suscitato questo stop delle attività veliche e delle regate? Quali sono le loro speranze post confinamento e che lezione traggono da questa esperienza “impensabile”?

Alberto Mariotti: una sfida avvincente per trovare la forza di adattamento

 

Alberto Mariotti

 

Alberto Mariotti, giornalista professionista scrive e fotografa per la rivista Vela e Motore dal lontano 2001. Nasce a Roma il 4 febbraio 1975 e oggi vive a Milano con la famiglia. “Ho scelto questo lavoro spinto solo dalla passione per la fotografia e le barche, ho viaggiato spesso (e speriamo di riprendere presto!). Ho incontrato persone che mi hanno ispirato nel profondo e che ancora ringrazio. Vela e Motore è nata nel 1923, appartiene alla casa editrice Edisport Editoriale ed è la rivista di nautica più antica d’Italia. È un onore far parte della redazione!”, racconta Mariotti.

In questi giorni così strani ho cercato di tenere a bada l’ansia iniziando la prima dieta della mia vita: una dieta mediatica. Non facile per un giornalista, ma ho cercato di ridurre la frequenza, diventata frenetica, con cui prima mi aggiornavo sulle news riguardanti l’epidemia e i suoi numeri drammatici. Ho spesso pensato a come aiutare, nel mio piccolo, aziende e persone del nostro settore tramite gli strumenti a mia disposizione: la rivista e i suoi canali online. Mi ha aiutato molto lavorare, essere concentrato sulla realizzazione della rivista e prendermi cura della mia famiglia, pensando a quanto sia fortunato a essere in condizioni così privilegiate. È stata anche l’occasione per rispolverare una semplice domanda che a volte ho trascurato di fare agli amici più lontani: come stai?

Ho sempre creduto molto nel lavoro e quindi, considerando la salute come una speranza scontata per tutti in questo periodo, per il post isolamento mi auguro che il nostro settore sappia ritrovare la vitalità che lo caratterizza. Parlare di “settore” e di “speranza” vuol dire, alla fine, parlare di persone e di impegno. Quindi ognuno di noi dovrà contribuire, con le proprie competenze, a questa ripresa, magari cambiando idee, abitudini e convinzioni che prima non ritenevamo modificabili. Il mondo non sarà più uguale a prima, e così noi: dovremo trovare una nuova forza di adattamento. Sarà una sfida avvincente.

Credo che in questo periodo le persone, in tutti gli aspetti della vita, abbiano bisogno di più umanità, verità e meno clamore. E lo stile con cui verranno comunicate farà la differenza.

 

Il confinamento visto da Stefano Vegliani: il pensiero positivo

 

Stefano Vegliani

 

Stefano Vegliani è l’ex inviato storico di Sport Mediaset e Premium per i cosiddetti sport ‘minori’, ora in pensione. Ha alle spalle 15 Olimpiadi, tra estive e invernali, in cui ha raccontato di vela, nuoto, scherma e sport invernali.

Credo che mantenere un pensiero positivo sia fondamentale. Io non sono mai uscito da questo binario, mi aiuta la convivenza con mio figlio, non essere solo. 

Ci vorrà tempo, ma finirà, quando finirà capiremo come siamo cambiati, come è cambiato il mondo. Vivo alla giornata

La speranza è che si possano trarre degli insegnamenti sul valore delle persone (sia gli amici che i politici), sulla potenza della natura e quindi rispettarla più di prima

Credo che il bisogno primario della gente e anche delle imprese sia economico. La realtà del debito italiano è difficile e spero che l’Europa regga. 

 

Fabio Colivicchi: credere ed impegnarsi per dare ancora spazio ai sogni

 

Fabio Colivicchi

 

Fabio Colivicchi è direttore e editore di Saily.it. Da 35 anni nel mondo della vela come regatante, istruttore, giornalista, imprenditore, dirigente. Fondatore del mensile Fare Vela, per 16 anni responsabile della comunicazione FIV, ideatore e organizzatore del Vela Show di Viareggio, fondatore e direttore del media globale e web TV Saily.it. Conduttore e telecronista. Consulente del programma di Rai Uno Lineablu. Autore di tre libri (sul Moro di Venezia e su Luna Rossa) e della voce «Vela» per l’Enciclopedia Treccani.

In un periodo che non riesco a definire altro che “impensabile”, i pensieri scorrono invece velocissimi. Dovevamo saperlo, prevederlo, organizzarci prima… Perché in barca prima di una uscita controlliamo il circuito dei terzaroli, gli avvolgitori, le cerate, la radio e tutte le dotazioni di sicurezza, e invece il pianeta con noi a bordo è andato dentro la tempesta ben prevista della pandemia senza alcuna preparazione? La prossima volta scegliamo meglio lo skipper o facciamoci valere di più come equipaggio! 

Adesso cosa facciamo delle nostre vite inzeppate di passioni e occupazioni, inseguimenti senza arrivo? E poi: con che spirito è possibile continuare a fare una cosa che oggi appare quasi indicibile: “raccontare la vela”… Il pianeta chiuso in casa, i mari svuotati, lo sport cancellato o rinviato di un anno, i media concentrati sull’emergenza sanitaria, gli ospedali, gli operatori sanitari, la paura… Parlare di mare e di vela sembra fuori luogo. Per convincersi, e convincere, che non è così ci vuole uno sforzo notevole.

Eppure, anche (o forse proprio perchè) questa età del virus sta smantellando tutte le sovrastrutture, il superfluo, i falsi miti, possiamo reagire cercando il meglio di noi stessi. Migliorandoci, depurandoci, capendoci e accettandoci. Noi e gli altri. A vicenda. La speranza, oltre a quella di superare questa prova globale, è che riusciremo a essere migliori, individualmente e come comunità. Che capiremo cosa conta davvero, daremo priorità al New Green Deal per salvare il Mondo, a un ordine economico che diminuisca le diseguaglianze, a convivenze sostenibili. Non è facile essere ottimisti, ma è un obbligo credere di potercela fare e impegnarsi ciascuno per la propria parte.

Come sarà il nostro piccolo mondo dopo il confinamento? Ritroveremo barche, onde, vento, grandi imprese? Avrà senso raccontare storie di navigatori, atleti, viaggi e medaglie? Che poi è come chiedersi: ci sarà ancora spazio per i sogni? 

 

Ringraziamo queste voci autorevoli che raccontano per una volta di sé stessi: ne emerge una riflessione su come poter trarre il miglior insegnamento da quest’esperienza.

 

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