Route du Rhum – Destination Guadeloupe

Percorso della Route du Rhum

Creata nel 1978 da Michel Etevenon, la Route du Rhum – Destination Guadeloupe è la regina delle regate transatlantiche in solitaria che da 44 anni unisce Saint-Malo in Bretagna a Pointe-à-Pitre in Guadalupa. La Route du Rhum – Destination Guadalupe è una regata leggendaria il cui fascino risiede nella diversità delle classi e dei navigatori coinvolti. Grandi personaggi della vela, professionisti e dilettanti si incontrano ogni 4 anni per dare vita alla “magia del Rhum”.

 

Una regata e dei velisti che hanno segnato e continuano a segnare la storia della navigazione oceanica

Un uomo o una donna, una barca, l’oceano. 3.543 miglia nautiche – 6.562 chilometri – davanti a loro. Una sola partenza per tutti: stesse coordinate, stesso orario, le 13:02. Il primo di ciascuna categoria che arriva in Guadalupa, vince.

Sono decine le donne e gli uomini che attraverso le loro storie, abilità sportive, vittorie, record, ogni 4 anni scrivono un capitolo della storia della vela. L’incredibile arrivo della prima edizione con il distacco di 98 secondi tra il piccolo trimarano giallo di Mike Birch e il grande monoscafo blu di Michel Malinovski. La superba vittoria della “piccola fidanzata dell’Atlantico”, Florence Arthaud. I drammi, con le tragiche sparizioni di Alain Colas nel 1978 e Loïc Caradec nel 1986. I record, detenuto da Francis Joyon, vincitore del 2018 con 7 giorni 14 ore 21 minuti e 47 secondi in mare a bordo di un Ultime.

 

6 tipologie di barche: 4 classi di professionisti e 2 di amatori.

Fedele ai suoi valori di apertura, la Route du Rhum – Destination Guadeloupe ha scelto di accogliere nel 2022, nel porto di St. Malo, tutte le barche a vela iscritte alla regata: gli ULTIM 32/23, i giganti dei mari; gli IMOCA e i loro skipper da “giro del mondo”; gli OCEAN FIFTY (ex Multi50) e i Class40. Oltre a queste quattro categorie, che rispondono a rigide regole, si aggiungono due classi senza le quali l’evento non sarebbe quello che è: RHUM Multi e RHUM Mono, imbarcazioni che fanno parte della storia della Rotta del Rhum e portano dentro di sé l’essenza della libertà tanto voluta da Michel Etevenon. Le barche della categoria RHUM (che non rientrano nelle rigide regole di classe delle prime quattro) si dividono in due categorie: multiscafi e monoscafi.

  • Classe ULTIM 32/23: la categoria regina dei maxi multiscafi: oltre i 100 piedi (32 metri di lunghezza) senza limite di dimensione – 8 iscritti.
    È la categoria superiore, che sarà la prima a raggiungere le coste della Guadalupa.
    La battaglia in Ultim si preannuncia intensa per gli skipper, che potrebbero battere il record di traversata stabilito da Francis Joyon – detentore del titolo – in 7 giorni 14 ore 21 minuti 47 secondi.
  • Classe OCEAN FIFTY: multiscafi di 50 piedi (15 metri di lunghezza) – 8 iscritti
    Questa classe è nata nel 2021 dalla Classe Multi50, in costante trasformazione da 15 anni. Le sue barche, pur rispettando regole che mirano a controllare i budget di sviluppo, sono prototipi che danno agli architetti possibilità di esprimersi.
  • Classe IMOCA: i monoscafi del Vendée Globe lunghi 60 piedi (18,28 metri), alcuni dei quali sono dotati di foil – 37 iscritti tra i quali Giancarlo, a bordo dell’IMOCA Prysmian Group.
    Gli IMOCA sono considerati macchine sperimentali. La Classe è una testimonianza di oltre 30 anni di innovazioni tecnologiche: chiglie basculanti, alberi rotanti e più recentemente i foil. Uno stimolo costante per la creatività di architetti e velisti. È la classe del Vendéé : queste barche e i loro skipper sono pronti ad affrontare le condizioni più estreme e difficili in tutti gli oceani.
  • CLASS40: monoscafi lunghi 12,18 metri – 55 iscritti.
    L’obiettivo di questa classe è quello di riunire regatanti amatoriali esperti e skipper professionisti intorno a un programma di regate costiere e d’altura in uno spirito comune di convivialità e condivisione di esperienze.
  • Categoria RHUM MULTI: multiscafi ≤ 64 piedi (19,50 metri) che non possono entrare in una classe sopra definita – 14 iscritti
    Una categoria in cui la battaglia promette di essere grande, offrendo un’altra gara nella gara, con lo stesso livello di impegno del resto della flotta di questa 12ª edizione.
  • Categoria RHUM MONO: monoscafi ≥ 39 piedi (11,88 metri) fuori tutto che non soddisfano le regole redatte dalle classi sopra definite – 16 iscritti
    La flotta è composta da una varietà di barche storiche e prototipi, di dimensioni comprese tra i 40 e i 60 piedi e con anni di costruzione che vanno dal 1967 al 2011: non tutti giocheranno la stessa partita, ma è proprio questa la ricchezza di questa categoria.

Un totale di 138 barche amarrate al porto e sulla linea di partenza. Un record.

Il percorso attraverso l’Atlantico si sviluppa tra Saint-Malo e Guadalupa, una distanza di 3542 miglia. Le partenze avvengono di solito durante le tempeste autunnali che imperversano nel Golfo di Biscaglia, ma la ricompensa arriva con il calore dei tropici e, spesso, con un lungo passaggio negli alisei. Il percorso classico prevede solo tre boe: la boa del CIC al largo di Capo Fréhel, la Tête-à-l’anglais (una piccola isola a nord della Guadalupa) e la boa di Basse-Terre all’ingresso del Canale delle Saintes. Per il resto, gli skipper sono liberi di determinare la loro rotta attraverso l’Atlantico.

 

Route du Rhum – Destination Guadeloupe: un posizionamento unico nel panorama delle regate offshore

Il successo di questa regata sta anche nel mix tra dilettantismo e professionismo. Alla Route du Rhum – Destination Guadeloupe, un postino e la sua barca, che abbiano soddisfatto i criteri di qualificazione richiesti dall’organizzazione per poter partecipare dimostrando un certo livello di preparazione, possono partire al fianco di uno skipper professionista al comando di una costosissima barca da regata realizzata in carbonio. Entrambi pronti a raccontare una storia.

Vendée Globe

Nato sulla scia del Golden Globe che, nel 1968, per la prima volta nella storia delle regate previde la circumnavigazione del globo senza scalo doppiando i tre capi di Buona Speranza, Leeuwin e Horn, il Vendée Globe è ad oggi la più importante regata intorno al mondo, in solitario, senza scalo e senza assistenza.

Dei nove pionieri che parteciparono al Golden Globe nel 1968, solo Robin Knox-Johnston riuscì a fare ritorno al porto di Falmouth, nella Cornovaglia inglese, il 6 aprile 1969, dopo 313 giorni in mare.

L’idea del giro del mondo in solitario, senza assistenza e senza scalo, fu lanciata vent’anni dopo dal navigatore Philippe Jeantot due volte vincitore del BOC Challenge, il giro del mondo in solitario, a tappe.

Nacque così il Vendée Globe.

Il 26 novembre 1989 tredici velisti presero il via alla prima edizione, durata più di tre mesi. Solo sette completarono la regata, tornando a Les Sables d’Olonne.

 

Il Vendée Globe: l’Everest del mare

Il Vendée Globe si tiene ogni quattro anni e nel 2024 avrà luogo la decima edizione. Nel corso delle prime nove edizioni, 200 navigatori solitari hanno partecipato a questa straordinaria regata e solo 114 di loro sono riusciti a portare a termine la prova e a tagliare il traguardo, dopo essersi confrontati con il calore estremo dell’equatore, il gelo del Grande Sud, le onde anomale di Capo Horn e tutti i sistemi meteorologici esistenti. È per questi motivi che il Vendée Globe viene chiamato “l’Everest del mare”,  un viaggio ai confini estremi del mare navigabile, alla ricerca dei limiti delle performance umane.

Il concept del Vendée Globe è semplice: un giro del mondo in barca a vela in solitario, senza scalo e senza assistenza. Questi tre parametri essenziali costituiscono il DNA dell’evento e sono chiaramente definiti dalle Istruzioni di regata.

 

In solitario

Un uomo (o una donna), una barca, soli intorno al mondo. il Vendée Globe è una regata in solitario in cui nessun altro oltre allo skipper può essere a bordo della barca durante il giro del mondo. L’eccezione degna di nota è ovviamente il salvataggio di un altro concorrente come è già successo varie volte: ad esempio durante la nona edizione, quando Jean Le Cam ha soccorso Kevin Escoffier il cui IMOCA è affondato al largo delle acque sudafricane.

 

Senza scalo

Durante il Vendée Globe non sono concesse delle soste, tranne in due casi eccezionali. Primo, uno scalo tecnico rientrando a Les Sables d’Olonne, entro un massimo di 10 giorni dalla partenza. Nel 2008-’09, ad esempio, Michel Desjoyeaux è stato costretto a rientrare e, ripartito con 40 ore di ritardo, alla fine ha vinto la regata.

Secondo caso, i navigatori hanno diritto a fermarsi ma senza entrare in porto e senza sostare all’ancora oltre il limite della battigia, delimitato dal livello della più alta alta marea. Yves Parlier aveva sfruttato questa possibilità durante un importante riparazione che aveva fatto clamore nell’edizione 2000-‘01.

 

Senza assistenza

Durante il Vendée Globe, lo skipper è solo a bordo e deve gestire autonomamente la vita del binomio skipper-imbarcazione. Quindi deve occuparsi di tutte le manutenzioni e le riparazioni dell’imbarcazione. Solo nel caso sopracitato del rientro a Les Sables d’Olonne, dopo il via, può ricevere un’assistenza tecnica diretta dalla sua squadra. In generale, vige il divieto formale di attraccare un’altra barca o consentire l’imbarco a terzi. Un concorrente è autorizzato a consultare l’architetto della barca o il suo team tecnico per conoscere la modalità operativa migliore per effettuare una riparazione, ma poi deve eseguirla da solo, con i mezzi a sua disposizione a bordo.

Il routage esterno non è permesso e il navigatore deve decidere autonomamente la rotta che vuole seguire in base allo studio della meteorologia.

In caso di malattia lo skipper deve curarsi da solo in base ai corsi di primo soccorso che ha seguito prima della regata. In caso di infortunio che non pregiudichi la continuazione della prova ha diritto all’assistenza a distanza del medico ufficiale della regata.

 

Il percorso

Dopo la partenza da Les Sables d’Olonne, il percorso prevede la discesa nell’oceano Atlantico verso il primo capo da doppiare: Capo di Buona Speranza.

Superato questo passaggio i navigatori devono attraversare l’Oceano Indiano e, una volta doppiato Capo Leeuwin, anche il Pacifico. Il tutto passando dalle latitudini estreme della zona soprannominata “il Grande Sud”, arrivando a toccare le famigerate fasce di navigazione che i primi esploratori chiamarono i “Quaranta ruggenti” – tra il 40° e il 50° parallelo sud, e i “Cinquanta urlanti” – tra il 50° e il 60° parallelo sud. Nomi che derivano dal rumore che il vento produce sibilando attraverso gli alberi, il sartiame e la velatura delle imbarcazioni in quelle condizioni estreme di mare e vento.

Doppiato Capo Horn, uno dei punti più meridionali del Sud America, situato a 55°59′ di latitudine sud, i navigatori devono risalire l’Oceano Atlantico per far ritorno a Les Sables d’Olonne, porto di partenza e arrivo della regata.

La rotta nord-sud per discendere l’Atlantico e la traversata sud-nord per risalirlo sono perpendicolari al movimento generale delle perturbazioni, mentre nel Grande Sud la traversata dell’Indiano e del Pacifico si effettua nel senso dello spostamento dei sistemi meteorologici, che affrontati in andatura portante rendono possibile la navigazione a vela.

 

Il percorso del Vendée Globe

 

Il percorso teorico (calcolato sulla rotta ortodromica) si sviluppa su 24.296 miglia nautiche ovvero 44.996,2 chilometri. In realtà, durante le nove precedenti edizioni del Vendée Globe, la maggior parte dei concorrenti ha percorso ben più di 28.000 miglia, quasi 52.000 chilometri. Giancarlo, durante il suo primo Vendée Globe, ha percorso 28.490 miglia ad una velocità di 14,7 nodi di media negli 80 giorni, 22 ore e 42 minuti che ha impiegato a circumnavigare il globo.

 

I risultati

Armel Le Cléac’h detiene il record di percorrenza di 74 giorni, 3 ore e 35 minuti ottenuto nel 17.

Un solo navigatore l’ha vinto due volte: Michel Desjoyeaux, nel 2001 e nel 2009.

 

La partecipazione italiana

Questa regata ha consacrato grandissimi velisti francesi e finora solo cinque navigatori italiani hanno partecipato all’Everest dei mari: Vittorio Malingri nel 1992/93, Simone Bianchetti e Pasquale De Gregorio nel 2000/01, Alessandro Di Benedetto nel 2012/13 e Giancarlo Pedote, ottavo nell’ultima edizione del 2020/21.

 

Il trofeo

Sessanta centimetri di altezza e trenta di circonferenza, dieci chili di peso: l’imponente Vendée Globe Trophy è un’opera d’arte in bronzo argentato, firmata Philippe Macheret. La consegna di un trofeo ad hoc avviene dall’edizione del 2004-’05 grazie alla proposta di Josy Fontana, creatrice di trofei e medaglie di tutti i generi.

Le forme del trofeo rappresentano la silhouette di una barca a vela che poggia su un winch ed è attorniata da linee circolari che evocano il globo. Ad ogni edizione viene realizzato un nuovo trofeo che il vincitore conserverà per tutta la vita. A tutti i partecipanti viene offerta una replica del trofeo, di taglia inferiore.

 

Giancarlo e la replica del trofeo del Vendée Globe. ©Olivier Blanchet/ALEA

La barca: Prysmian Group

 

L’imbarcazione su cui naviga Giancarlo è un IMOCA, una tipologia di barca conosciuta anche come Open 60, dalla lunghezza della sua carena: 60 piedi, pari a 18 metri e 28 cm.

IMOCA, dall’acronimo International Monohull Open Classes Association, è anche il nome della Classe, fondata nel 1991 e riconosciuta nel 1998 dall’International Sailing Federation.

La Classe IMOCA rappresenta gli skipper che ne sono membri e definisce le regole che garantiscono l’equità sportiva e la sicurezza della barca, stimolando l’innovazione. La Classe contribuisce all’internazionalizzazione delle regate oceaniche sviluppando un calendario sportivo completo all’interno del suo campionato, IMOCA Globe Series, valevole per la qualifica al Vendée Globe. 

Si tratta di un circuito composto esclusivamente da professionisti, con un programma prestigioso che si muove attorno a eventi di risonanza mondiale.

Gli Imoca sono imbarcazioni da regata, monoscafo, costruiti secondo tecnologie all’avanguardia per consentire agli skipper di partecipare a regate transatlantiche in doppio o in solitario intorno al mondo, in sicurezza e con performance notevoli. Costruiti in carbonio, molto leggeri, sono rapidi e con una stazza in continua evoluzione.

Barche della Classe IMOCA: le regole

Le regole di classe, Box Rules, hanno lo scopo di rendere le barche dei monotipi, cioè delimitare i confini in cui i progettisti e costruttori si possono muovere per non creare troppa discrepanza tra le barche.

 

I criteri principali sono le misurazioni standard come, ad esempio, lunghezza dell’imbarcazione 18,28 metri, larghezza massima 5,85 metri, pescaggio massimo 4,50 metri. Inoltre, gli IMOCA devono soddisfare tre principali criteri di sicurezza: essere in grado di raddrizzarsi autonomamente in caso di scuffia, avere delle paratie interne a tenuta stagna in caso di ribaltamento ed essere progettate ad elevata galleggiabilità in caso di ribaltamento o falle.

 

L’IMOCA Prysmian Group è stato progettato dal duo VPLP – Guillaume Verdier per Jean-Pierre Dick che si preparava nel 2016 a partecipare al suo quarto Vendée Globe, che conclude al 4° posto. È uno dei primi IMOCA costruiti in quegli anni tra Port-la-Forêt, Vannes, Gran Bretagna e Italia, ad aver montato i foil.

I foil sulla barca Prysmian Group

Queste speciali appendici sono una specie di ali attaccate allo scafo per dare maggiore portanza. In certe condizioni di vento lo scafo si solleva completamente dall’acqua per ottenere maggiori performances. Da un punto di vista aerodinamico i foil funzionano un po’ come le ali degli aerei: deflettono il flusso, che esercita una forza sull’ala e se questa forza è rivolta verso l’alto, l’imbarcazione si solleva.

L’IMOCA Prysmian Group, nato con una prua voluminosa e delle linee piatte, ha subito nel 2022 un’importante modifica.

Lo skipper Giancarlo Pedote ha scelto in collaborazione con lo studio VPLP di creare una prua con molto rocker, pur mantenendo la stessa sezione orizzontale. Per ottenere il risultato desiderato, è stato necessario un taglio della parte inferiore della prua lungo 6 metri: un terzo della barca.

La nuova forma della prua è nettamente diversa dalla precedente: molto più arrotondata e con un rocker molto importante.

Il pozzetto è particolarmente piatto e spazioso per potervi riporre le vele e così abbassare e portare indietro il centro di gravità. Un altro punto a suo favore è l’affidabilità.

Dal 2019 Giancarlo Pedote naviga su questo IMOCA portando i colori di Prysmian Group, il suo storico sponsor.

Nel 2022 l’IMOCA Prysmian Group ha rinnovato anche la decorazione sullo scafo: la bandiera italiana campeggia come omaggio al paese natale dello skipper, a cui è molto legato per la condivisione dei valori e dell’eccellenza.

 

Giancarlo: vita di un navigatore

Lo skipper

Giancarlo Pedote nasce a Firenze il 26 dicembre 1975. Pur vivendo lontano dal mare è molto attratto da questa dimensione e all’età di quattordici anni inizia a navigare sul wind-surf, passando presto agli Hobie Cat 16 e ai piccoli cabinati.

All’età di diciotto anni è istruttore di wind-surf, derive e catamarani, e tra il 2000 e il 2003 è formatore nei corsi professionali per skipper organizzati dalla Regione Toscana e dal Fondo Sociale Europeo.

 

Biografia Giancarlo Pedote

 

La carriera di navigatore solitario: l’inizio in Classe Mini 6.50

Impegnato alcuni anni in importanti regate tra le boe e d’altura in equipaggio, che lo vedono spesso vincitore, si rende presto conto che la sua vocazione è la navigazione in solitario. Con determinazione e spinto solo dalla passione, investe tutte le sue risorse e tutto il suo tempo in un progetto di respiro internazionale: una stagione di regate nella Classe Mini 6.50 con una imbarcazione di serie, specialità che lo vede imporsi subito fra i migliori.

Nel 2008, anno del debutto, diventa Campione Italiano Mini.

Nel 2009 è secondo nel ranking mondiale della classe e partecipa per la prima volta alla Transat 6.50, la più estrema transatlantica in solitario, arrivando 4º con l’imbarcazione di serie Prysmian ITA 626.

 

Biografia Giancarlo Pedote

 

Una stagione sui Figaro per tornare più forte sui Mini 6.50

Nel 2010 e 2011 decide di affrontare una stagione nella Classe Figaro Bénétéau, per allargare il suo bagaglio di competenze da utilizzare nel Mini. Come si vede nella biografia di Giancarlo Pedote, il navigatore si è sempre impegnato nella crescita delle sue conoscenze.

Ritorna a bordo dei Mini 6.50 nel 2012 con l’imbarcazione prototipo Prysmian ITA 747.  Nel 2013 ottiene il secondo posto alla Mini Transat, il record al Trophée Marie-Agnés Pèron, due vittorie alla Trinité Plymouth e una lunga serie di podi.

Conquista grazie alle sue performance il primo posto nel ranking mondiale, il titolo di Champion de France Promotion Course au Large en Solitaire e di Velista dell’Anno.

Nel 2014 vince tutte e cinque le regate disputate nella Classe Mini 6.50: la Lorient Bretagne Sud Mini 2014, la Pornichet Sélect in cui segna il record di percorrenza del percorso integrale, la Mini en Mai, il Trophée Marie-Agnés Pèron e Les Sables – Les Açores – Les Sables.

Sempre nello stesso anno partecipa alla Route du Rhum a bordo del Class 40 Fantastica, arrivando 10º dopo una rimonta di 30 posizioni a seguito di un scalo tecnico per avaria.

 

Sui Multi50 una stagione di vittorie

Nel 2015 affronta una stagione nella Classe Multi50 a bordo del Trimarano FenetreA-Prysmian insieme a Erwan Le Roux, con il quale ha vinto tutte le regate alle quali hanno partecipato, compresa la Transat Jacques Vabre.

Biografia Giancarlo Pedote
Photo Jean Marie Liot / DPPI / FENETREA

 

Nel 2016 naviga a bordo di un Moth a foil, Prysmian 4171, per conoscere meglio l’innovativa tecnologia dei foil.

 

Classe IMOCA

Dal 2017 inizia il suo percorso in classe IMOCA. Arriva 12° alla Transat Jacques Vabre e 8° alla 24h Trofeo Azimut, co-skipper con Fabrice Amedeo.

Nel 2019, parte il progetto a bordo di Prysmian Group con l’obiettivo della partecipazione al Vendée Globe, il giro del mondo senza scalo e senza assistenza.

Ottiene subito dei buoni piazzamenti: 3° Bermudes 1000 Race, 10° Rolex Fastnet Race, 17° Transat Jacques Vabre.

Nel 2020 a causa della pandemia causata dal COVID vengono annullate tutte le regate in programma e viene creata una regata di selezione, Vendée-Arctique-Les Sables d’Olonne, in cui arriva 8°.

 

Il Vendée Globe: un sogno che si avvera

L’8 novembre 2020 Giancarlo Pedote parte per la regata più estrema per un navigatore solitario: il Vendée Globe, definito anche “L’Everest del mare”.

Dopo 80 giorni di navigazione in cui attraversa tutti gli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico e doppia i tre grandi capi Buona Speranza, Cape Leeuwin e il mitico Capo Horn, il 28 gennaio 2021 taglia la linea del traguardo in ottava posizione, a sole 19 ore dal primo.

Quinto italiano ad aver partecipato a questa grande sfida, il navigatore fiorentino con l’impegno e l’energia dispensati in tutti gli anni di carriera realizza il suo sogno.

Giancarlo e Prysmian Group continueranno il loro sodalizio anche per il Vendée Globe 2024. Il sogno continua…

 

Biografia Giancarlo Pedote
Photo Christophe Breschi

 

Laureato in filosofia all’Università degli Studi di Firenze, ha pubblicato con la casa editrice Ugo Mursia Editore due testi sul mare: ”Il Manuale dello Skipper” (2004) e “Il Manuale del Velista” (2007) e il dvd “Giancarlo Pedote – SeaYou”, un video manuale di navigazione in solitario, per la preparazione della barca e dello skipper.

 

Pubblicazioni

Il Manuale dello Skipper

Il Manuale dello Skipper: Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry spazzava accuratamente il camino dei suoi vulcani per prevenire le eruzioni, curava attentamente il suo fiore, si prendeva cura di strappare le radici dei baobab: insomma, la sua vita era scandita dal sorvegliare il suo pianeta.

Una barca a vela, nello stesso modo, è come un piccolo pianeta che ha bisogno di un piccolo principe per funzionare al meglio.
In mare le situazioni, come nei vulcani, a volte si modificano e possono concretizzarsi in un’eruzione di problemi.

«E’ una questione di disciplina», come diceva il Piccolo Principe.

Un bravo skipper è colui che riesce a prevenire le eruzioni e mantenere l’imbarcazione sempre in stato di armonia.
Per fare questo non occorre essere superuomini, ma imparare a ragionare correttamente, velocemente e prendersi cura di tutto ciò che fa parte di questo piccolo pianeta eruttante.

In barca spesso non siamo soli, ma con altre persone: a volte esperti, a volte no, di cui comunque noi dobbiamo farci carico. Compito dello skipper è imparare a leggere tra le righe, pensare in anticipo il possibile mutare delle condizioni in peggio, ed essere in grado di non rimanere mai senza una risorsa in tasca.

Accade che le situazioni siano incalzanti e proprio mentre vorremmo fare altro siamo chiamati al lavoro, a volte invece il tempo è dilatato e davanti abbiamo l’opportunità di contemplare orizzonti da cui l’uomo moderno è assai distante. Per fare questo è necessario imparare, come nella matematica, a considerare tutte le variabili possibili di un sistema, per essere poi tempestivamente pronti a risolvere i quesiti che l’imbarcazione, le circostanze, ci possono porre.”

Il Manuale del Velista

Il Manuale del Velista: La navigazione a vela e le esperienze che ciascuno può ricercare e vivere in mezzo al mare possono essere assai differenti fra loro. La vela è un grandioso mezzo per viaggiare e godere delle bellezze naturali, ma può essere vissuta anche come uno sport, un ambiente dove trascorrere le vacanze o altro.

Il rapporto con il mare e le barche è quindi qualcosa di personale e ciascuno di noi può trovare in mare risposte diverse. 

Navigando ho imparato che la conquista di un’eccellenza tecnica va di pari passo con il raggiungimento di pace e di serenità interiori.

Ogni attività sportiva si porta dietro una base teorica o, meglio ancora, un approccio mentale che ne determina le caratteristiche e le modalità.

Il mio approccio alla navigazione cerca di essere globale. Tenere il timone o issare una vela, sono azioni che chiunque in un tempo ragionevolmente breve può imparare, ma se queste azioni non sono percepite come parte integrante di un Tutto, resteranno gesti privi di significato. Un buon marinaio, secondo me, non si occupa solo di che cosa fare, ma anche di come farlo, tenendo conto di tutti gli elementi che agiscono e interagiscono con la barca.”

DVD SeaYou

Giancarlo Pedote – SeaYou: Giancarlo Pedote, dopo cinque anni trascorsi nella classe Mini 6.50, due con il Mini 6.50 di serie Prysmian ITA 626 e tre con il Mini 6.50 prototipo Prysmian ITA 747, ha deciso di divulgare la propria esperienza al grande pubblico realizzando, grazie al supporto di Prysmian Group, una trasmissione televisiva inedita andata in onda su Nautical Channel. Oggi i 27 episodi di SeaYou, nome della trasmissione, sono raccolti in un DVD disponibile per il grande pubblico.

Si tratta di un documentario sulla vela in solitario girato a bordo di Prysmian ITA 747 e raccontato col pretesto di rispondere a domande degli spettatori in 27 pillole monotematiche di circa 4 minuti.

Gli argomenti trattati spaziano dalla tecnica (manovre, consigli pratici e curiosità con riprese on-board) alla tecnologia (soluzioni tecnologiche e materiali utilizzati su uno dei prototipi più innovativi), dalla preparazione atletica a svariate curiosità.

Il DVD è realizzato in 5 lingue (italiano, inglese, francese, tedesco e russo).

“Un’esperienza che non viene comunicata non potrà mai essere preziosa. Sono convinto da sempre che se non siamo in grado di spiegare agli altri qualcosa, in fin dei conti è perché questa cosa non è chiara in primis a noi stessi. Divulgare è una cosa che mi è sempre piaciuta, ragione per la quale mi sono cimentato nella scrittura di due manuali tecnici sulla vela ed ho trascorso diversi anni a fare l’istruttore di vela. L’insegnamento implica un dibattito e, spesso, da nuove domande nascono nuove soluzioni”.

Altre Pubblicazioni:

  • Capitolo “La ricerca della performance nelle Imbarcazioni da Regata”, Manuale della Vela d’Altura, Editore De Vecchi, per la Federazione Italiana Vela
  • Prélude au Vendée Globe: Regards d’écrivains, de marins et de chercheurs, editore Voiles Gallimard, capitolo « Ora sono qui »
  • Toscanità, Giunti editore, prodotto da Giglio Amico.

Onorificenze

Il Giglio d’oro

  • 16 marzo 2021 – GIGLIO D’ORO, una spilla in oro prodotta da artigiani fiorentini che rappresenta il fiore simbolo della città di Firenze, consegnato dal Sindaco di Firenze, Dario Nardella

Sono molto felice e onorato che Giancarlo sia qui perché è un fiorentino e un grande sportivo che fa parlare di Firenze: è una persona che con la sua generosità e la sua grande cordialità, attraverso la passione per la vela e per il mare, dà un bellissimo messaggio a tutti. Per questo a nome di tutta Firenze lo ringrazio con questo Giglio d’oro, perché il suo messaggio di incoraggiamento e di fiducia arriva anche a tanti giovani tra i quali la passione per la vela sta crescendo molto».

La targa della Regione Toscana

  • 17 marzo 2021 – TARGA DI RICONOSCIMENTO, consegnata dal Presidente del Consiglio della Regione Toscana, Antonio Mazzeo. “Coraggio e voglia di non mollare mai sono l’esempio che Giancarlo ci ha trasmesso in una sfida incredibilmente difficile, che testimonia la capacità umana di spingersi oltre i confini del già fatto, per compiere un passo in avanti. La sfida continua al noto e conosciuto è un insegnamento utile per tutti noi, in questi tempi così pieni di incognite e quindi paure. Imprese come questa rappresentano la speranza che ci sarà un domani migliore dietro l’ostacolo che stiamo affrontando. Bisogna crederci sempre. Questo è il messaggio che vorrei rilanciare. Premiare Giancarlo vuol dire premiare tutti quelli che ci credono e che non mollano mai ed è un monito ai ragazzi alle ragazze più giovani di crederci sempre, fino alla fine. In questo tempo difficile, quello della pandemia, dobbiamo rialzare la testa e, come ci insegna il Pegaso simbolo della Toscana, aprire le ali e volare verso un futuro migliore».

 


 

Maggiori informazioni su Giancarlo: