Partita la Transat Jacques Vabre 2019

Come previsto, la quattordicesima edizione della Transat Jacques Vabre 2019 è partita oggi alle 13:15 dalla Baia di Seine. 59 i team in gara di cui 29 IMOCA, tra i quali Prysmian Group con Giancarlo Pedote e Anthony Marchand in qualità di co-skipper.

Dopo il segnale di via, le imbarcazioni hanno fatto rotta verso Etretat per il passaggio di una boa di disimpegno prima di lanciarsi nelle 4.350 miglia verso Salvador de Bahia, in Brasile. Girata la boa, hanno lasciato l’andatura di bolina per navigare con andature portanti in direzione della punta della Bretagna, accompagnati da un vento che aumenterà progressivamente fino a raggiungere i 25 nodi e più sotto raffica: un’uscita express dal Canale della Manica.

Arrivati in pieno Atlantico li attenderà una situazione metereologica complicata, generata dalla grande depressione situata nel mezzo dell’Atlantico settentrionale. Un sistema stazionario che rallenterà le andature delle imbarcazioni, rischiando di spingerle a prendere rotte differenti che spaccheranno la flotta. Per quanto lo riguarda, il duo italo-francese, ha già le idee chiare in merito alla sua tattica di regata. Con in mente un primo obiettivo: finire la gara con una barca in buone condizioni e guadagnare miglia ed esperienza per il Vendee Globe.

La situazione meteorologica

« Ogni Transat è diversa dalle altre»aveva commentato Giancarlo Pedote pochi giorni fa, parlando delle sue passate partecipazioni alla Transat Jacques Vabre. È un dato di fatto e l’attuale situazione meteorologica, un po’ insolita nell’Atlantico settentrionale, ne è la prova. « Di solitoin questa stagione varie perturbazioni attraversano l’Atlantico, generando il passaggio di fronti che permettono agli skipper di navigare inizialmente verso Ovest e poi verso Sud. Quest’anno la grande depressione è stazionaria e costituisce una vera situazione di blocco »spiega Richard Silvani di Météo France.
Lo skipper di Prysmian Group e il suo co-skipper, Anthony Marchand, sono partiti ben consapevoli delle conseguenze che questa situazione potrà avere sulle rotte che verranno scelte dalla flotta.

« Siamo rimasti molto concentrati sui file meteo. Ogni nuovo modello è stato studiato nei minimi dettagli al fine di poter visualizzare mentalmente ogni fase del percorso, e mantenere sempre il giusto ritmo», ha commentato Giancarlo prima di lasciate il porto di Le Havre.

« La situazione non è ancora ben definita, anche se ne cogliamo la portata a grandi linee. Di positivo c’è che le prime 24 ore della gara si preannunciano in condizioni buone per uscire dalla Manica, anche se ci ritroveremo con il vento controcorrente al livello di Cotentin e Raz Blanchard. Questo probabilmente ci costringerà a passare vicino agli scogli, quasi in modalità Figaro, anche se con un IMOCA dobbiamo ovviamente essere un più attenti, visto il pescaggio della barca (4,5 metri, ndr.). Avvicinandoci alla punta della Bretagna il vento continuerà a rafforzarsi; poi dovremo affrontare due depressioni, una di seguito all’altra. Questa sarà una fase importante perché dovremo fare delle scelte, e al momento differenti routages indicano soluzioni molto diverse tra loro », spiega Anthony riferendosi alle possibilità di andare verso Sud e di superare il sistema depressionario passando verso Ovest.

Fare il proprio gioco

Vedremo la flotta dividersi? Ci saranno alcuni team che prenderanno il rischio di allungare significativamente il percorso per approfittare dei venti più forti? Pur non escludendo alcuna opzione, Giancarlo non vuole correre rischi irragionevoli.

« Per noi gli obiettivi di questa Transat sono: riuscire a condurre la barca al 100% delle sue polari (il 100% del suo potenziale, ndr.); navigare sempre con le vele giuste; fare le rotte giuste; finire con la barca in buone condizioni», ha dichiarato lo skipper italiano, che non vuole fissare obiettivi precisi in termini di risultati. « Ci sono cinque nuove barche che, a seconda delle condizioni, potranno navigare tra i 3 e i 5 nodi più velocemente della nostra. Sappiamo fin dall’inizio che ci saranno due o anche tre differenti gare in questa regata. Cercheremo di fare del nostro meglio con l’imbarcazione che abbiamo, senza perdere di vista il fatto che questa Jacques Vabre è un evento che conta per la qualificazione al Vendèe Globe », ha concluso Giancarlo, il cui spirito di competizione non è in dubbio.

« Parto con lo stesso spirito che avevo prima della Bermudes 1000 Race (che ebbe luogo lo scorso maggio e lo vide arrivare terzo. ndr) e che ho prima di tutte le gare a cui partecipo. Ovviamente voglio dare un senso a questa esperienza e continuare ad andare avanti», ha aggiunto Giancarlo che, secondo gli ultimi calcoli, dovrebbe impiegare tra i 14 e i 15 giorni per arrivare a Salvador Bahia.

Per seguire Giancarlo Pedote e l’IMOCA Prysmian Group durante la Transat Jacques Vabre 2019

Cartografia
https://www.transatjacquesvabre.org/en/map-and-ranking​

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Cover image: © Aléa

Quando la sponsorizzazione, non è una semplice sponsorizzazione

Da qualche tempo intorno al progetto sportivo di Giancarlo Pedote e alla sponsorizzazione di Prysmian Group, che quest’anno coinvolge anche Electriciens sans frontiéres, appare una scritta. Nei social, sugli abiti del team, sulle vele e, da ieri, anche sulla barca. Che cosa è #4PEOPLE? Cosa significa?

Il 2019 è stato un anno di grandi cambiamenti per Giancarlo Pedote. L’inizio del progetto Vendee Globe 2020 assieme a Prysmian Group, la cui sponsorizzazione dura da anni, ha segnato un cambio di dimensione. Crescere, evolvere, accettare una sfida che in sé stessa ne include molte altre: navigare su una nuova e complessa imbarcazione; creare un team di lavoro; incontrare Electriciens sans frontières, invitata da Prysmian Group che la sostiene da anni nei suoi progetti umanitari finalizzati a fornire accesso all’elettricità e all’acqua a chi non ce l’ha.

Un incontro, quello tra Giancarlo, Prysmian Group e Electriciens sans frontières (Elettrici senza frontiere in Italia), che è stato come una scintilla che ha messo in evidenza una comunione di valori tra i protagonisti di questa nuova emozionante storia, che si fonda sull’energia elettrica e quella umana.
Giancarlo ha trovato in Electriciens sans frontières una motivazione in più, un orgoglio positivo e umile di chi si sente onorato di poter portare con sé, in giro per il mondo, i colori di un’associazione che da anni lavora senza sosta per poter dare una vita migliore a migliaia di persone che non hanno energia elettrica, né acqua, né voce.

“ So quanto l’energia sia importante per sopravvivere. Tutti i marinai lo sanno “– confessa Giancarlo. “ Restare senza energia in navigazione significa, nel migliore dei casi, dover abbandonare la regata. Restare senza energia durante un’operazione significa morire. Per questo poter dare visibilità a questa associazione grazie al mio progetto, è per me un vero onore. Sono grato a Prysmian Group di avermeli fatti conoscere; e sono felice che Prysmian abbia invitato Electriciens sans frontières a salire a bordo del nostro IMOCA per fare il giro del mondo insieme a noi. So che da anni sostengono il loro lavoro fornendogli meteriali; il fatto che proprio adesso, proprio nel progetto più importante, Prysmian Group abbia deciso di dare visibilità a questa ONG, onestamente mi ha fatto piacere”.

Un progetto, quello del Vendee Globe, che non è più solo un progetto di sponsorizzazione.

Siamo tre attori in missione: condividere le nostre energie per aiutare gli altri “ – racconta Hervé Gouyet, presidente di Electriciens sans frontières.  “Su una barca, l’energia del vento, l’energia elettrica a bordo e le energie dell’uomo sono vitali. Ce lo ha ben spiegato Giancarlo, una delle prime volte che ci siamo incontrati. Una barca come un IMOCA richiede molta energia fisica, mentale e anche un impegno importante dal punto di vista personale. Questa energia, questo impegno, i volontari di Electriciens sans frontières li stanno impiegando per promuovere l’accesso all’elettricità in 38 paesi in tutto il mondo. Condividendo la nostra energia, i nostri sforzi, possiamo raggiungere degli obiettivi: fare il giro del mondo in solitario, connettere il mondo attraverso dei cavi sottomarini, cercare di fare in modo che sempre più spesso vengano utilizzate fonti di energia pulita, dare accesso all’elettricità e all’acqua a chi non ce l’ha. Essere attori del cambiamento. Migliorare la vita delle persone”. Per le persone.

Cosa è 4PEOPLE

4PEOPLE è un hashtag che Prysmian Group ha iniziato a usare per marcare le attività sostenute dall’azienda a favore delle persone e che si è subito diffuso in maniera naturale.

“4PEOPLE è un concetto che Prysmian ha cominciato a utilizzare spontaneamente per promuovere all’interno del Gruppo, in tutto il mondo, la diversità e l’inclusione”. – spiega Francesco Zecchi, direttore marketing South Europe Region di Prysmian Group. “Deriva da un impegno quotidiano che nel tempo è diventato una lunga tradizione: quella di cercare di prendersi cura delle persone. Un impegno che è concreto, tangibile. Penso ad esempio ai programmi per i dipendenti che le nostre risorse umane hanno sviluppato, quali il programma “Side-by-side”, focalizzato sulla diversità di genere e finalizzato a incrementare la partecipazione delle donne a tutti i livelli dell’organizzazione, e il programma “Graduate”dedicato all’integrazione dei giovani talenti. Ma penso anche a quell’attenzione generale verso la sostenibilità che è diventata la base del pensiero, e quindi dell’azione, del Gruppo. E sono felice che oggi questo concetto venga utilizzato anche attorno a questo nuovo progetto di vela, perché so che tutti condividiamo questo valore. Le persone sono la chiave, lavoriamo con esse e per esse, per gli individui di oggi e di domani. 4PEOPLE”.

Questo è il motivo per il quale intorno al progetto sportivo di Giancarlo Pedote, Prysmian Group e Electriciens sans frontières appare la scritta #4PEOPLE: sullo spi dell’IMOCA, sul furgone e i vestiti del team e, da ieri, anche sulla barca.

Questo è il motivo per cui Prysmian Group e Electriciens sans frontières hanno raccolto storie di persone che affrontano le proprie sfide, “storie – spiega Francesco Zecchi – che possono ispirare gli altri ad ‘avere accesso’ alla propria energia per utilizzarla e darla agli altri. Perché ritrovare la propria energia, scambiarla, unirla a quella degli altri, connettersi con gli altri, rende possibile affrontare sfide insperate” (www.prysmianoceanracing.com)

Il manifesto

Prysmian Group, Electriciens sans frontiéres e Giancarlo credono cosi fortemente in questo concetto, che hanno scritto e firmato un manifesto (https://www.prysmianoceanracing.com/manifesto/) che ne racconta l’essenza :
“Quello di 4PEOPLE è lo spirito di chi ha affrontato l’apparentemente impossibile, al fine di crescere e andare avanti. Nei laboratori, in mare, nella scienza, nell’arte, nello sport, nella vita… Abbiamo ereditato lo spirito dei marinai che si sono imbarcati verso l’ignoto; dei pionieri che hanno collegato due continenti per mezzo di un cavo; di persone che, semplicemente, hanno raggiunto grandi cose perché credevano che fosse possibile”.

Con questo spirito, il progetto sportivo di Giancarlo e la sponsorizzazione di Prysmian Group hanno raggiunto nel 2019 una nuova dimensione.

 

Immagine di copertina © François Van Malleghem

La mia terza Transat Jacques Vabre, i ricordi, le aspettative.

Forte di due precedenti partecipazioni, la prima delle quali terminata con la vittoria in Multi50 nel 2015, Giancarlo Pedote si prepara a prendere il via della famosa Transat Jacques Vabre per la terza volta. Con un notevole cambiamento: questa volta sarà lui lo skipper.

Maggiori sono le responsabilità e la pressione, ma avendo gestito tutti i suoi progetti in prima persona, sin dal suo debutto sul circuito Mini 6.50 nel 2012, ha imparato a trasformare lo stress in energia positiva e le situazioni difficili in una sfida da affrontare. Ha un approccio molto determinato verso questa 14a edizione della Transat Jacques Vabre, la “Route du Café”, che porterà lui e il suo co-skipper Anthony Marchand, da Le Havre in Francia, a Salvador de Bahia in Brasile. Un test di cui conosce,
specificità e difficoltà, insidie e punti chiave. Giancarlo racconta tutto, con alcuni ricordi che vengono a galla…

Le prime due partecipazioni

Le mie prime due partecipazionirisalgono al 2015 e al 2017, quando la regata ancora terminava a Itajaí. Nella prima ho gareggiato in Multi50 a bordo di FenêtréA-Prysmian. Abbiamo vinto dopo poco più di 16 giorni e 22 ore, finendo terzi in classifica generale dietro agli Ultimes Macif e Sodebo. Nella seconda ho corso in IMOCA a bordo di Newrest – Brioche Pasquier, finendo al 12° posto. Sebbene diverse tra loro, entrambe queste esperienze mi hanno insegnato molto. 

I ricordi

” Ricordo che nel 2015, abbiamo faticato molto per una meteo estremamente complicata. Molte barche, nelle differenti categorie in gara, furono costrette ad abbandonare a causa delle difficili condizioni metereologiche. Abbiamo fatto praticamente quasi sempre bolina fino alle Canarie! Conservo un bel ricordo di quel periodo, non solo per le vittorie, ma anche perché è stato in quell’anno che mi si è aperto l’orizzonte del multiscafo. Anche l’edizione 2017 è stata una grande esperienza per me, perché è stata la mia prima traversata atlantica in IMOCA. Ero in modalità scoperta su una barca che non era dell’ultima generazione (era l’ex Gitana Eighty varata nel 2007 per Loïck Peyron). Purtroppo, poco dopo l’inizio della regata, lo spinnaker si ruppe e questo rappresentò un grave handicap per il proseguo della gara. Ma ho imparato molto.

Le specificità di questa Transat Jacques Vabre

Non se ne parla spesso, ma su un passaggio transatlantico così lungo (4350 miglia, ndr), ci sono minimo cinque sistemi meteorologici da superare: le depressioni occidentali, alle nostre latitudini; gli alisei nord-occidentali; il Pot-au-Noir; gli alisei sudorientali e un’area molto instabile e tempestosa verso la zona di arrivo. Sono tanti passaggi, e complicati. A mio avviso, molto si gioca all’inizio, tra l’uscita del Canale della Manica e il Golfo di Biscaglia. Superata la zona di convergenza intertropicale, che è sempre un po’ una lotteria, ciò che doveva rompersi si è rotto e i problemi tecnici che dovevano venire fuori, lo hanno fatto. Dopodiché, i primi in classifica normalmente restano tali…

La difficoltà principale

” La più grande difficoltà è l’inizio: prima di prendere il via restiamo a terra per circa dieci giorni. È necessario riuscire a entrare molto rapidamente in modalità regata, soprattutto considerando che è generalmente durante i primi giorni che si stabiliscono i gruppi di imbarcazioni e le distanze tra di essi. Non è facile perché in ottobre – novembre possono esserci importanti cambiamenti di tempo e/o temperature. Fa freddo, piove, ci sono vento e onde … non è facile trovare subito il giusto ritmo.

L’esperienza delle due precedenti partecipazioni: una risorsa. In che misura?

” Quando partecipi a una gara per la terza volta, c’è naturalmente meno stress. Conosci il percorso, i problemi che dovrai affrontare, le insidie lungo il percorso … Tuttavia si tratta di una traversata oceanica, tutt’altro che banale. Non ce ne sono mai due uguali. Ciò che cambia per me questa volta, è che assumo il ruolo di skipper e di conseguenza, la responsabilità di molte più cose. È un altro contesto e sono particolarmente centrato a fare le cose nel modo giusto. ”

 

Immagine di copertina © François Van Malleghem